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Nella battaglia elettorale Usa oscurata l’emergenza clima. Ma pur di vincere gli attivisti si adeguano

(reuters)

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La candidata democratica deve demolire l’immagine di pericolosa comunista dipintale addosso da Trump. E i progressisti la sostengono
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NEW YORK — Forse la sinistra, almeno quella americana, inizia ad imparare la complicata arte di non suicidarsi. Gli indizi si vedono nelle scelte pragmatiche compiute da Kamala Harris e dal Partito democratico, per conciliare le posizioni ideologiche con la necessità di vincere le elezioni, e nella risposta responsabile delle varie correnti e gruppi di pressione, finalizzata a non sabotare la sua campagna e regalare la Casa Bianca a Donald Trump.

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Nel 2000 diversi pasdaran progressisti scelsero di votare Ralph Nader, perché a loro dire non c’erano grandi differenza tra Al Gore e George Bush. Furono abbastanza per determinare la vittoria del repubblicano, almeno nella decisiva Florida. I risultati sono stati la guerra in Iraq e la nomina alla Corte Suprema dei giudici Roberts e Alito, autore della sentenza con cui è stata cancellata la legalità dell’aborto a livello federale. Zero differenze?

Notato l’errore, Harris e i democratici sem…

NEW YORK — Forse la sinistra, almeno quella americana, inizia ad imparare la complicata arte di non suicidarsi. Gli indizi si vedono nelle scelte pragmatiche compiute da Kamala Harris e dal Partito democratico, per conciliare le posizioni ideologiche con la necessità di vincere le elezioni, e nella risposta responsabile delle varie correnti e gruppi di pressione, finalizzata a non sabotare la sua campagna e regalare la Casa Bianca a Donald Trump.

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Nel 2000 diversi pasdaran progressisti scelsero di votare Ralph Nader, perché a loro dire non c’erano grandi differenza tra Al Gore e George Bush. Furono abbastanza per determinare la vittoria del repubblicano, almeno nella decisiva Florida. I risultati sono stati la guerra in Iraq e la nomina alla Corte Suprema dei giudici Roberts e Alito, autore della sentenza con cui è stata cancellata la legalità dell’aborto a livello federale. Zero differenze?

Notato l’errore, Harris e i democratici sembrano orientati a non ripeterlo, anche perché la strategia di Trump è dipingere Kamala come pericolosa comunista. La candidata democratica cercherà di cavalcare l’entusiasmo generato a Chicago, tornando a fare campagna in Georgia mercoledì con un giro in bus insieme al vice Tim Walz. Già qui c’è la conferma di volersi concentrare sugli Stati davvero in bilico, invece delle spropositate ambizioni di Hillary Clinton, che poco prima del voto nel 2016 teneva comizi in Texas, invece di frequentare il “Blue Wall” di Pennsylvania, Michigan e Wisconsin. Ma è soprattutto sui temi che si nota la differenza, focalizzando la lente su quelli trascurati e quelli enfatizzati.

Ambiente e clima sono quasi scomparsi dalla Convention, dove l’inviato speciale di Biden John Kerry non ha parlato. Eppure i mugugni dietro le quinte non si sono trasformati in protesta aperta, per un motivo che Brett Hartl del Center for Biological Diversity Action Fund ha spiegato così al sito Politico: «Dobbiamo sconfiggere Trump. Non intendiamo sabotare la campagna di Harris senza ragioni valide». Tanto sanno che lei continuerà le politiche dell’amministrazione di cui è vice presidente e non uscirà dall’accordo di Parigi, come farebbe Donald. Quindi accettano la scelta tattica di non enfatizzare il tema, per non perdere voti tra chi vive di fracking nella decisiva Pennsylvania, o chi teme l’aumento della benzina e i costi sociali della transizione verde. Stesso discorso per il programma “Medicare for All”, che darebbe a tutti la sanità pubblica, e in generale i temi cari alla cultura woke, quasi spariti dal palco di Chicago. A differenza di Hillary, Kamala non ha neppure enfatizzato di essere donna e nera, perché come ha notato il guru di Obama David Axelrod «i fattori identitari sono evidenti e non serve sottolinearli. Le elezioni invece si vincono con le posizioni politiche».

Perciò Harris ha puntato sull’aborto, già decisivo nel 2022, mobilitando l’elettorato femminile. I democratici sono riusciti ad indire referendum in dieci Stati, tra cui regioni in bilico come Arizona e Nevada. La speranza non è solo quella di ottenere la legalizzazione, ma anche usare queste misure per portare alle urne sostenitori che poi voteranno anche per Harris e i candidati al Congresso. L’enfasi posta sulla ricostruzione della classe media ha lo stesso scopo, così come l’immigrazione. Kamala sa che è un tallone d’Achille su cui batterà Trump, perciò ha cercato di rovesciare il tavolo accusandolo di aver boicottato per interesse elettorale la legge bipartisan pronta per riformare il sistema.

Anche in politica estera Harris ha preso posizioni forti per rassicurare gli indecisi, ma nessuno si è lamentato. Su Gaza non ha lasciato parlare gli uncommitted filo palestinesi, però sul palco ha bilanciato la difesa del diritto di Israele ad esistere con quello dei palestinesi all’autodeterminazione, oltre a lavorare per il cessate il fuoco.

I repubblicani l’accusano di flip flopping, ossia i cambiamenti opportunistici di posizione che nel 2004 avevano affondato la campagna presidenziale di Kerry. La sinistra democratica però li accetta, a partire dal senatore Sanders, che ha promosso l’idea della coalizione pur di battere Trump.

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