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Scholz a Solingen sul luogo dell’attentato: “Provo rabbia contro gli islamisti. Accelerare le espulsioni”

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In visita sul luogo dove sabato sera sono state accoltellate a morte 3 persone, il cancelliere tedesco ha detto: “È stato un attentato contro tutti noi”.
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PARIGI - Completo e cravatta blu, Olaf Scholz è arrivato ieri a Solingen con una delegazione di politici locali per deporre un fiore nel luogo dell’attentato jihadista. Accolto da fischi e contestazioni, il cancelliere ha voluto dire la sua sul primo grave attacco terroristico rivendicato dall’Isis dopo la strage del 2016 del mercatino di Natale di Berlino. «È stato terrorismo contro noi tutti», ha sottolineato, aggiungendo di essere «arrabbiato» per l’attentato di Issa Al Hassan che è costato la vita a tre persone.

Ricordando l’esponenziale aumento di aggressioni con coltello registrate di recente in Germania, Scholz ha promesso regole più restrittive sul possesso di armi, «soprattutto» per le armi da taglio. Da notare che Al Hassan aveva usato un coltello da cucina: durante l’irruzione nella sua stanza nel centro di accoglienza di Solingen, la polizia aveva individuato un ceppo da cui mancava un coltello: quello dell’attacco. Un’altra promessa del cancelliere, che per la verità va…

PARIGI - Completo e cravatta blu, Olaf Scholz è arrivato ieri a Solingen con una delegazione di politici locali per deporre un fiore nel luogo dell’attentato jihadista. Accolto da fischi e contestazioni, il cancelliere ha voluto dire la sua sul primo grave attacco terroristico rivendicato dall’Isis dopo la strage del 2016 del mercatino di Natale di Berlino. «È stato terrorismo contro noi tutti», ha sottolineato, aggiungendo di essere «arrabbiato» per l’attentato di Issa Al Hassan che è costato la vita a tre persone.

Ricordando l’esponenziale aumento di aggressioni con coltello registrate di recente in Germania, Scholz ha promesso regole più restrittive sul possesso di armi, «soprattutto» per le armi da taglio. Da notare che Al Hassan aveva usato un coltello da cucina: durante l’irruzione nella sua stanza nel centro di accoglienza di Solingen, la polizia aveva individuato un ceppo da cui mancava un coltello: quello dell’attacco. Un’altra promessa del cancelliere, che per la verità va ripetendo da mesi, è una stretta sull’immigrazione irregolare e respingimenti più rapidi.

Ma alle duecento persone che aspettavano qualche parola di conforto e di confronto al di là delle transenne che delimitavano lo spazio davanti alla chiesa evangelica che Solingen ha voluto dedicare alla memoria delle vittime, Olaf Scholz si è sottratto. Dopo essersi intrattenuto qualche minuto con gli infermieri, i poliziotti e i pompieri che erano stati impegnati nella notte dell’orribile attentato, il cancelliere è scappato. Le auto blu sono sfrecciate via dopo un paio di dichiarazioni rese solamente ai giornalisti dal cancelliere e dai suoi accompagnatori, tra cui il governatore del Nordreno-Westfalia, Henrik Wuest (Cdu) e il sindaco della città, Tim Kurzbach (Spd).

In più non si placano le polemiche su Al Hassan, che avrebbe dovuto essere respinto già l’anno scorso in Bulgaria, dopo il rifiuto delle autorità di riconoscerne lo status di rifugiato. E il fatto che Scholz abbia voluto far sapere di aver incontrato ieri mattina il capo dell’opposizione, il leader dei cristianodemocratici Friedrich Merz, sembra finalmente un indizio che il cancelliere potrebbe aver capito la gravità della situazione. Tra cinque giorni si vota in Turingia e Sassonia. E l’ultradestra Afd è prima in entrambi i land e si è buttata a peso morto sull’attentato di Solingen per sfruttarlo politicamente. Neanche due ore dopo l’attacco di venerdì scorso, il capo dell’ultradestra in Turingia Bjoern Hoecke aveva invitato i tedeschi a «spedire nel deserto» i «partiti del cartello». E la leader federale dell’Afd, Alice Weidel aveva commentato che «la violenza dei migranti contro i tedeschi è diventata l’orrenda, nuova normalità». Il tutto, molte ore prima della rivendicazione dell’Isis dell’attentato, quando gli indizi sull’identità dell’assassino erano ancora vaghi.

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