Donbass, il sindaco di Myrnohrad: “Bombe e razzi senza sosta. Siamo il nuovo obiettivo di Mosca”
dal nostro inviato Paolo BreraMYRNOHRAD — Sindaco, i russi sono a quattro chilometri da qui. È finita? «No, ho ancora qualche speranza concreta che la mia Myrnohrad si salvi». Siamo nell’ultimo avamposto ucraino tra il fronte e Pokrovsk, il nodo ferroviario del Donbass. La pressione dell’avanzata russa è fortissima, conquistano terreno ogni giorno. Yuriy Tretyak, primo cittadino di questa città mineraria dove prima della guerra abitavano 50mila carbonai, sorride ottimista nella piazza deserta. È un omone simpatico, circondato da un silenzio sinistro. Aria pesante e allarmi aerei, palazzotti popolari sovietici, piccoli negozi chiusi.
Siete sotto tiro?
«In questi giorni in realtà va meglio. La situazione è difficile ma stabile».
Perché bombardano meno?
«Con l’operazione ucraina a Kursk l’intensità degli attacchi qui è diminuita. Continuano a colpire con artiglieria e droni ma, soprattutto negli ultimi tre giorni, la situazione è più calma. I bombardamenti a tappeto però possono iniziare da un momento all’altro, or…
MYRNOHRAD — Sindaco, i russi sono a quattro chilometri da qui. È finita? «No, ho ancora qualche speranza concreta che la mia Myrnohrad si salvi». Siamo nell’ultimo avamposto ucraino tra il fronte e Pokrovsk, il nodo ferroviario del Donbass. La pressione dell’avanzata russa è fortissima, conquistano terreno ogni giorno. Yuriy Tretyak, primo cittadino di questa città mineraria dove prima della guerra abitavano 50mila carbonai, sorride ottimista nella piazza deserta. È un omone simpatico, circondato da un silenzio sinistro. Aria pesante e allarmi aerei, palazzotti popolari sovietici, piccoli negozi chiusi.
Siete sotto tiro?
«In questi giorni in realtà va meglio. La situazione è difficile ma stabile».
Perché bombardano meno?
«Con l’operazione ucraina a Kursk l’intensità degli attacchi qui è diminuita. Continuano a colpire con artiglieria e droni ma, soprattutto negli ultimi tre giorni, la situazione è più calma. I bombardamenti a tappeto però possono iniziare da un momento all’altro, ormai sono troppo vicini e possono colpire coi mortai».
Un soldato russo ha rivelato che hanno l’ordine di conquistare la città. Quanti abitanti sono rimasti?
«Meno di diecimila, e continuiamo a evacuare. Chi può se la cava da solo e parte coi propri mezzi; noi aiutiamo gli anziani, i disabili e gli indigenti, li portiamo via con i blindati e a Pokrovsk li mettiamo su un treno».
Non sono ancora troppi, coi combattimenti alle porte?
«Il quartiere più esposto è stato svuotato coi blindati. Anche mia moglie ed io vivevamo lì, ci siamo spostati nella casa dei figli: negli ultimi quattro mesi ci sono stati 8 bombardamenti a tappeto con razzi e bombe. Tredici bombe sono esplose in un raggio di 250 metri: sei di queste entro 120 metri da casa mia. Lì non c’è più alcun servizio: niente acqua, gas e luce».
Non ci vive più nessuno?
«Sinceramente non so. Non tutti sono pronti a partire: qualcuno preferisce restare, altri dicono che andranno solo quando la situazione diventerà insopportabile».
La città è viva o in agonia? Le miniere sono aperte?
«Tre settimane fa in questa piazza avrebbe visto giocare 150 bambini, oggi non vedrà nessuno. C’è un solo negozio aperto, niente banca né bancomat. La posta a singhiozzo, nessun ospedale attivo e sono rimasti 5 medici di famiglia. Le tre miniere sono chiuse: l’ultima è stata colpita la settimana scorsa e la stiamo evacuando, hanno centrato tutti gli edifici amministrativi e tecnici. Le altre due erano già chiuse».
Ci ha accolti dicendo di avere ragioni di credere che la città non sia spacciata. Quali sono?
«Non posso dirlo. Ma speriamo molto negli aiuti militari occidentali. Dobbiamo colpire a distanza, distruggere la loro logistica».
La città pare deserta. Dove sono i diecimila abitanti?
«Nei seminterrati, ci rintaniamo lì. Molti stanno costruendo trincee e casematte, gli altri fanno andare avanti la città».