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L’esperta di Hezbollah: “Durante l’attacco hanno mirato anche ai civili, nel Nord di Israele non siamo al sicuro”

(afp)

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“Tecnologia e componenti delle armi sono iraniane e vengono assemblate in Siria e Libano”, dice Sarit Zehavi, direttrice del centro ricerche Alma
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GERUSALEMME – Come decine di migliaia di abitanti della Galilea, nella notte fra sabato e domenica Sarit Zehavi non ha dormito: “Siamo stati svegliati alle 4.30 dai bombardamenti dell’Idf. Poco dopo, l’attacco di Hezbollah. In tanti anni, una cosa di questa intensità non l’avevo mai vista”. A differenza dei suoi vicini, lei seguiva le esplosioni in maniera scientifica: Zehavi, dopo 15 anni nell’intelligence dell’esercito, ha lasciato il servizio attivo con il grado di tenente colonnello e ha fondato e dirige l’Alma research and education center, a pochi chilometri dal confine con il Libano, principale centro di ricerca israeliano su Hezbollah. Gli studi che il centro produce sono ampiamente usati negli ambienti della sicurezza israeliana.

Signora Zehavi, partiamo dall’attacco di Hezbollah: cosa ha capito? In cosa, oltre l’intensità, è stato diverso dagli altri che ha visto?

“L’intensità non è un elemento da sottovalutare. Quello a cui abbiamo assistito è stato principalmente l’Iron d…

GERUSALEMME – Come decine di migliaia di abitanti della Galilea, nella notte fra sabato e domenica Sarit Zehavi non ha dormito: “Siamo stati svegliati alle 4.30 dai bombardamenti dell’Idf. Poco dopo, l’attacco di Hezbollah. In tanti anni, una cosa di questa intensità non l’avevo mai vista”. A differenza dei suoi vicini, lei seguiva le esplosioni in maniera scientifica: Zehavi, dopo 15 anni nell’intelligence dell’esercito, ha lasciato il servizio attivo con il grado di tenente colonnello e ha fondato e dirige l’Alma research and education center, a pochi chilometri dal confine con il Libano, principale centro di ricerca israeliano su Hezbollah. Gli studi che il centro produce sono ampiamente usati negli ambienti della sicurezza israeliana.

Signora Zehavi, partiamo dall’attacco di Hezbollah: cosa ha capito? In cosa, oltre l’intensità, è stato diverso dagli altri che ha visto?

“L’intensità non è un elemento da sottovalutare. Quello a cui abbiamo assistito è stato principalmente l’Iron dome che intercettava e distruggeva missili e droni. Ora, bisogna capire che l’Iron dome intercetta solo i colpi che puntano ad aree abitate: quelli destinati a finire in zone disabitate vengono lasciati andare. Dunque, l’intensità a significa che Hezbollah non ha puntato solo a obiettivi militari, come ha detto Nasrallah: ma civili”.

Altri elementi?

“Le armi usate. Dalle prime informazioni sono stati distrutti molti droni Ababil, quelli più comunemente da Hezbollah, che hanno un’autonomia di 120 chilometri. Ma anche degli Shahed, che potenzialmente arrivano a 900 chilometri, sono più silenziosi e più difficili da tracciare. In questi mesi entrambi gli attori hanno imparato molto: l’Idf è diventato più preciso nelle intercettazioni, quindi Hezbollah cambia tattiche e armi per sorprenderlo”.

Sono armi prodotte in Libano?

“Tecnologia e componenti sono iraniani: dove vengano assemblati, in Siria o in Libano, se Hezbollah abbia imparato a fabbricare alcuni dei componenti, non è chiaro. Si tratta di missili e droni estremamente piccoli ed economici: ma dannosi”.

Per quale via i componenti iraniani arrivano in Libano?

“Possiamo solo fare ipotesi. Distruggere le vie di rifornimento è fondamentale: si spiegano in questo modo i raid in Siria degli ultimi mesi. Nel tempo, abbiamo notato dei flussi nell’uso di un tipo di arma o di un altro: secondo le nostre analisi dipendono dai danni alle linee di rifornimento che l’Idf ha inflitto quando è riuscito a intercettare e distruggere alcuni carichi”.

Secondo la sua esperienza che danni ha inflitto l’azione dell’Idf domenica?

“Ce lo dirà il tempo. Sappiamo che non sono stati distrutte solo armi e postazioni di lancio destinate a essere usate nell’immediato. E che i jet hanno colpito in profondità in Libano: dunque, possiamo supporre, depositi di armi e basi operative”.

Hezbollah ha mostrato nei giorni scorsi video di tunnel non molto diversi da quelli di Hamas: che pericolo rappresentano per Israele?

“Non sono una novità. Secondo i nostri studi si tratta di un’ampia rete usata per spostare armi. Quanto sono estesi è difficile dirlo. Il Libano non è Gaza, il territorio di cui parliamo è più ampio e il terreno roccioso: dunque scavare è molto più difficile. Ma hanno avuto anni per farlo”.

Da abitante del Nord che ha più volte chiesto che l’esercito facesse di più per la sicurezza di questa zona: l’azione di domenica è sufficiente per la vostra sicurezza?

“Fra una settimana dovrebbero riaprire le scuole. Da analista mi è chiaro che nessuna delle due parti vuole un’escalation, ma so anche molto bene che un errore come quello per cui sono morti 12 bambini nel Golan può capitare. Da madre le dico: che sicurezza c’è per i bambini nelle zone come questa, non evacuata ma presa di mira? E sulle strade dove dobbiamo portarli a scuola? Questa è la mia risposta”.

Cosa dobbiamo aspettarci nelle prossime settimane e nei prossimi giorni?

“Nessuno lo può dire. Hezbollah punta a mantenere il risultato raggiunto: 60mila evacuati, un danno economico enorme per Israele, una spina nel fianco per il governo. Israele non vuole lo scontro aperto. Ma gli errori capitano”.

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