Starmer promette al Regno Unito un autunno di sacrifici “per riparare i danni di 14 anni di governi conservatori”
di Enrico FranceschiniLONDRA – Un autunno di sacrifici, con aumenti delle tasse in arrivo, anche se non sulle imposte dirette, per riparare il buco lasciato da 14 anni di governi conservatori nelle casse dello stato. È l’annuncio con cui il primo ministro Keir Starmer si è ripresentato a Downing Street dopo la pausa di agosto, che peraltro il leader laburista non ha fatto, rinunciando alle ferie per affrontare i problemi nazionali, inclusi i violenti disordini del mese scorso.
La finanziaria di ottobre
La finanziaria di ottobre, ovvero il programma di bilancio che regola entrate e spese per il prossimo anno, “sarà dolorosa” ha detto Starmer, “con pesanti richieste” alla popolazione da parte del governo: “Non abbiamo altra scelta, data la situazione in cui ci troviamo, a causa del buco nero di 22 miliardi di sterline lasciato dai conservatori nelle finanze pubbliche”. In altre parole, ci saranno aumenti delle tasse, come la sua ministra del Tesoro Rachel Reeves aveva già segnalato nelle ultime settimane.
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LONDRA – Un autunno di sacrifici, con aumenti delle tasse in arrivo, anche se non sulle imposte dirette, per riparare il buco lasciato da 14 anni di governi conservatori nelle casse dello stato. È l’annuncio con cui il primo ministro Keir Starmer si è ripresentato a Downing Street dopo la pausa di agosto, che peraltro il leader laburista non ha fatto, rinunciando alle ferie per affrontare i problemi nazionali, inclusi i violenti disordini del mese scorso.
La finanziaria di ottobre
La finanziaria di ottobre, ovvero il programma di bilancio che regola entrate e spese per il prossimo anno, “sarà dolorosa” ha detto Starmer, “con pesanti richieste” alla popolazione da parte del governo: “Non abbiamo altra scelta, data la situazione in cui ci troviamo, a causa del buco nero di 22 miliardi di sterline lasciato dai conservatori nelle finanze pubbliche”. In altre parole, ci saranno aumenti delle tasse, come la sua ministra del Tesoro Rachel Reeves aveva già segnalato nelle ultime settimane.
“Ma non aumenteremo le tasse ai lavoratori”, ha promesso il premier, “non ci saranno aumenti delle imposte dirette, né del Vat” (l’Iva britannica), sottolineando che “il peso fiscale più grande sarà su chi ha le spalle più larghe”. Ovvero, sui ricchi: gli aumenti delle tasse considerati dal Labour consisteranno probabilmente nell’eliminazione di alcuni benefici fiscali per i più abbienti, nell’aumento dell’Iva per scuole e istituzioni private elitarie, in altre misure dello stesso genere.
La politica del “tassa e spendi”
Come già fece Tony Blair arrivando al potere a fine anni Novanta con l’obiettivo di allargare la base del consenso laburista, anche Starmer aveva più volte garantito che con lui alla guida del partito non ci sarà un ritorno alla tradizionale politica “tassa e spendi” della sinistra britannica del passato (cioé tasse più alte per aumentare la spese pubblica), puntando piuttosto su iniziative per rilanciare la crescita economica. “Ripeto ancora quello che dicevo in campagna elettorale”, ha dichiarato stamane il primo ministro, “dobbiamo allontanarci dall’idea che l’unica soluzione siano più tasse e più spesa”. Un aumento delle imposte indirette, tuttavia, sarà inevitabile, ha ammesso senza fornire dettagli su quali saranno, perché “la situazione che abbiamo ereditato dal governo conservatore di Rishi Sunak è peggiore di quanto immaginassimo”.
Fra le altre decisioni “difficili” a cui il governo sarà costretto, ha detto Starmer, ci sarà la cancellazione di contributi statali sulla spesa energetica, che farà aumentare le bollette del gas per 10 milioni di pensionati: una misura impopolare che suscita già proteste e che in verità non colpisce quelli con “le spalle più larghe” ma la fascia più debole della popolazione. A giustificazione delle mosse del premier laburista c’è da notare che ha veramente ereditato finanze in dissesto dai governi dei Tories; e che, inoltre, è tradizione di quasi tutti i nuovi leader britannici aumentare in un modo o nell’altro le tasse nel primo anno di governo, con la speranza di fare dimenticare il provvedimento quando si torna alle urne quattro anni più tardi. Starmer ha affermato che i recenti disordini a sfondo razziale, contro immigrati e minoranza islamica, hanno fatto emergere “crepe nella società”, addossando anche per questo la colpa ai conservatori, che hanno “indebolito la nazione”.
Appello all’unità nazionale
Si è impegnato a ricostruirla e rafforzarla con appelli all’unità nazionale e con la promessa di un governo onesto, rispettoso della legge e del senso etico. La scelta del giardino delle rose di Downing Street come sfondo di quello che in pratica è il suo primo importante discorso da premier non è stata casuale, ha concluso, bensì ha lo scopo di sottolineare la differenza con i precedenti leader dei Tories, “che lo usavano per fare party illegali durante i lockdown della pandemia, mentre ora è tornato a essere un luogo dedicato al servizio del pubblico”. Un riferimento alle feste al tempo di Boris Johnson, e all’imbarazzante conferenza stampa di Dominic Cummings, portavoce e guru dell’allora primo ministro conservatore, per cercare di giustificare la sua plateale violazione delle regole imposte al resto del Paese negli anni del Covid. Un modo per ricordare agli elettori che i tempi sono cambiati, i leader politici pure, anche se è in arrivo un autunno di sacrifici.