Il procuratore speciale Jack Smith ha riscritto l’incriminazione di Donald Trump per il ruolo avuto nell’assalto al Congresso del 6 gennaio 2020, nella speranza di soddisfare così la Corte Suprema, che con la sua sentenza aveva riconosciuto all’ex presidente una parziale immunità dai processi penali per gli atti compiuti nelle sue funzioni ufficiali. La speranza è che le revisioni siano accettate, in modo da poter procedere col giudizio.
Trump era stato incriminato per quattro reati, relativi alle cospirazioni per frodare gli Stati Uniti, ostruire la certificazione del risultato delle elezioni presidenziali da parte del Congresso, e privare milioni di americani del diritto di vedere i loro voti contati. La Corte Suprema però ha stabilito che gli ex capi della Casa Bianca possono essere perseguiti penalmente per gli atti compiuti in veste privata, ma non per quelli ufficiali. Smith allora ha …
Il procuratore speciale Jack Smith ha riscritto l’incriminazione di Donald Trump per il ruolo avuto nell’assalto al Congresso del 6 gennaio 2020, nella speranza di soddisfare così la Corte Suprema, che con la sua sentenza aveva riconosciuto all’ex presidente una parziale immunità dai processi penali per gli atti compiuti nelle sue funzioni ufficiali. La speranza è che le revisioni siano accettate, in modo da poter procedere col giudizio.
Trump era stato incriminato per quattro reati, relativi alle cospirazioni per frodare gli Stati Uniti, ostruire la certificazione del risultato delle elezioni presidenziali da parte del Congresso, e privare milioni di americani del diritto di vedere i loro voti contati. La Corte Suprema però ha stabilito che gli ex capi della Casa Bianca possono essere perseguiti penalmente per gli atti compiuti in veste privata, ma non per quelli ufficiali. Smith allora ha ridotto l’incriminazione da 45 a 36 pagine, togliendo tutte le parti che riguardavano le interazioni di Trump con il dipartimento alla Giustizia.
Secondo il testo originale, lui aveva complottato col suo fedelissimo Jeffrey Clark affinché il ministero lanciasse un’inchiesta sulle presunte frodi elettorali, per sostenere le proprie rimostranze. E’ possibile che così abbia commesso un reato, per il quale qualsiasi cittadino normale finirebbe in prigione, ma la super maggioranza conservatrice della Corte Suprema ha deciso di andare in suo soccorso decretando l’immunità parziale, che priverà i cittadini americani del diritto di appurare se è colpevole di questo grave crimine, in netta contraddizione con i doveri costituzionali di un capo della Casa Bianca di rispettare e protegge le leggi. Smith però ci ha rinunciato, nella speranza di poter comunque andare in giudizio.
Il procuratore però ha lasciato nella nuova incriminazione le interazioni fra Trump e il vice Pence, che potrebbero essere oggetto di contestazioni da parte dei suoi legali. Secondo Smith, infatti, il 6 gennaio Pence stava agendo come presidente del Senato per certificare il risultato elettorale, e quindi membro del potere legislativo. Di conseguenza in quel caso i rapporti avuti con Trump rientravano nella sua veste di candidato alle elezioni e non in quella ufficiale di presidente.
E’ probabile che i legali di Donald contestino questa interpretazione, aprendo la porta a nuovi ricorsi, che potrebbero arrivare nuovamente fino alla Corte Suprema. Il prossimo atto ora sarà la convocazione di un’audizione da parte di Tanya Chutkan, la giudice di primo grado che ha in carico il caso, per decidere se e come procedere. E’ praticamente certo, però, che il processo non potrà avvenire prima delle elezioni del 5 novembre. Quindi se Trump le vincerà, potrà nominare un segretario alla Giustizia che cancelli l’intero procedimento.
Donald Trump intanto ha definito “ridicola” la nuova accusa presentata contro di lui. L'incriminazione rivista è una "farsa che la compagna Kamala Harris sta attivamente spingendo", dice sul suo social Truth parlando di "persecuzione di un rivale politico".