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Burkina Faso, massacro a Barsalogho: i jihadisti sterminano quasi tutti gli uomini del villaggio. La giunta golpista è impotente

(reuters)

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È l’attacco più violento mai effettuato nel Paese da quando i militari di Traoré hanno preso il potere cacciando i francesi e gli europei e appoggiandosi ai paramilitari russi. Che ora non riescono a fronteggiare gli assalti dei terroristi
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A Barsalogho, villaggio nel Centro-Nord del Burkina Faso, ormai restano solo le donne. Quasi tutti gli uomini sono stati uccisi o feriti in un attacco jihadista, il più violento mai effettuato nel Paese, e i cui contorni, con il tempo, diventano sempre più tragici. Il Burkina Faso, governato da un regime golpista dal settembre 2022, guidato dal capitano Ibrahim Traoré, non riesce, nonostante le promesse, ad arginare le aggressioni jihadiste. E malgrado il sostegno dei militari e paramilitari russi, arrivati dopo la cacciata dei francesi. Anzi, proprio a causa della nuova offensiva ucraina nella regione di Kursk, una parte di questi combattenti stanno facendo ritorno nella madrepatria.

Ma ritorniamo alla strage di Barsalogho. È avvenuta sabato scorso, ma solo nei giorni successivi ne è emersa la reale valenza. Quel giorno, all’inizio della mattina, decine di terroristi hanno mitragliato centinaia di uomini, che stavano scavando una trincea intorno al villaggio, obbligati dai militari …

A Barsalogho, villaggio nel Centro-Nord del Burkina Faso, ormai restano solo le donne. Quasi tutti gli uomini sono stati uccisi o feriti in un attacco jihadista, il più violento mai effettuato nel Paese, e i cui contorni, con il tempo, diventano sempre più tragici. Il Burkina Faso, governato da un regime golpista dal settembre 2022, guidato dal capitano Ibrahim Traoré, non riesce, nonostante le promesse, ad arginare le aggressioni jihadiste. E malgrado il sostegno dei militari e paramilitari russi, arrivati dopo la cacciata dei francesi. Anzi, proprio a causa della nuova offensiva ucraina nella regione di Kursk, una parte di questi combattenti stanno facendo ritorno nella madrepatria.

Ma ritorniamo alla strage di Barsalogho. È avvenuta sabato scorso, ma solo nei giorni successivi ne è emersa la reale valenza. Quel giorno, all’inizio della mattina, decine di terroristi hanno mitragliato centinaia di uomini, che stavano scavando una trincea intorno al villaggio, obbligati dai militari del Burkina Faso, dislocati sul posto. La fossa avrebbe dovuto proteggerli dagli attacchi jihadisti, sempre più ricorrenti. Alcuni civili sono stati placcati a terra, mentre tentavano di fuggire, e uccisi.

Secondo fonti della sicurezza, umanitarie e locali, contattate da “Le Monde”, sono stati massacrati parecchie centinaia di civili nel blitz, rivendicato dal Gruppo di sostegno dell’islam e dei musulmani (Gsim, affiliato ad Al Qaida). Su alcuni video esaminati dai giornalisti del quotidiano francese, si contano 110 cadaveri, ma riguardano solo alcune zone precise. Secondo il Collettivo giustizia Barsalogho (Cjb), associazione creata all’indomani del dramma, le vittime “sarebbero almeno 400”.

Rappresentanti del collettivo hanno ricordato che “i capi del distaccamento militare locale hanno obbligato la popolazione, minacciandola, a partecipare ai lavori della trincea e quegli uomini l’hanno fatto contro la loro volontà”. I giorni precedenti solo qualche civile aveva accettato di partecipare ai lavori che si svolgevano a tre km dal paesino e non lontano dalle posizioni del Gsim, che da due anni impone un blocco a breve distanza dal villaggio.

Gli abitanti sono andati a parlare con il capo del distaccamento per chiedere di organizzare diversamente l’operazione, ma lui non ha voluto ascoltarli. Due mesi prima, a 25 km di distanza, il Gsim aveva ucciso una trentina di Volontari per la difesa della patria (Vdp, organismo paramilitare), che stavano scavando una trincea a Noaka. Un rappresentare del collettivo ha ricordato a Le Monde che “i soldati sono entrati nelle case di Barsalogho per costringere gli uomini ad andare a scavare”, mentre i soldati e i Vdp sarebbero poi andati a nascondersi.

Il ministro della Sicurezza, Mahamadou Sana, ha detto che ci sono stati “parecchi morti”, ma non è stato fornito nessun bilancio preciso. Il capitano Traoré, a capo della giunta, non si è pronunciato. Lui stesso, incapace di riportare l’ordine, malgrado il sostegno dei russi, ha incoraggiato a più riprese la popolazione del Burkina Faso a scavare trincee nelle aree dove si combatte. Dall’arrivo al potere dei militari, i jihadisti hanno compiuto più di 2.900 assalti, nel corso dei quali circa 11.700 persone sono state uccise, secondo l’Ong Armed Conflict Location & Event Data Project (Acled). A Barsalogho, il Gsim ha voluto inviare un messaggio di dissuasione alle popolazioni che intendono collaborare con il regime. L’efficacia dei combattenti russi in funzione anti-jihadista è messa sempre più in dubbio, tanto più che una parte di loro ha appena annunciato che sta lasciando il Paese subsahariano.

Si tratta degli uomini della Brigata Bear, una società militare privata, legata al ministero della Difesa russo, arrivati sul posto nel maggio scorso. Sono circa un centinaio su un totale fra i 200 e i 300 di elementi russi attualmente presenti nel Burkina Faso. La ragione per cui i paramilitari di Bear se ne stanno andando sarebbe la necessità di partecipare alla difesa russa contro l’attuale offensiva ucraina e non i problemi nel pagamento di alcuni combattenti, evocati da fonti occidentali.

Intanto, in una situazione sempre più tesa a Ouagadougou, la capitale del Burkina Faso, proprio una ventina di giorni fa, Damien L., un francese originario della Normandia, agente di sicurezza che lavora sul posto per un’impresa mineraria australiana, è stato arrestato. Ufficialmente per un problema di visto, anche se in realtà sarebbe accusato di spionaggio. Fa parte di un gruppo di francesi, attivi nel settore della sicurezza, che continuano a lavorare nel Paese, nonostante le relazioni tese con la Francia. Tra il 2002 e il 2007 Damien aveva fatto parte dei paracadutisti francesi, fino a raggiungere il grado di caporale. È uno dei tanti ex legionari riconvertiti nella sicurezza privata.

A Ouagadougou, viveva all’hotel Lancaster, dove alloggiano pure i paramilitari russi di Bear. Sul suo cellulare, gli inquirenti del Burkina Faso hanno trovato commenti sulla situazione della sicurezza nel Paese. All’inizio del dicembre 2023, anche quattro agenti della Dgse (l’intelligence esterna francese), in missione a Ouagadougou, erano stati arrestati. E si trovano ancora in carcere.

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