✕

Colpita dagli Houti la petroliera a rischio catastrofe ambientale. “Navi Ue per salvarla”

Ascolta l'audio

L’allarme di Blinken e Tajani: oggi il ministro propone la missione di recupero agli europei
2 minuti di lettura

Quattordici roghi illuminano il ponte della petroliera senza più comandante e senza più equipaggio. La nave greca Sounion, gonfia di greggio e danneggiata da un attacco degli Houti, da sei giorni brucia nel Mar Rosso minacciando di diventare una delle peggiori catastrofi ambientali della storia della marina internazionale. Anche perché i rimorchiatori che potrebbero spegnere le fiamme e trainarla nel primo porto sicuro finora non si sono potuti avvicinare per il rischio di essere loro stessi bersaglio dei missili e dei droni della milizia yemenita.

Già messa così è una brutta notizia. Può tramutarsi in drammatica se il carico della Sounion, un milione di barili di petrolio che pesano 150 mila tonnellate, dovesse cominciare a riversarsi in mare. Il rischio è reale e il conto alla rovescia è partito. Non si sa con precisione tra quanto vedremo la macchia scura allargarsi attorno alla sagoma del cargo battente bandiera ellenica, lungo 274 metri, largo 50 e, per ora, ancorato nella…

Quattordici roghi illuminano il ponte della petroliera senza più comandante e senza più equipaggio. La nave greca Sounion, gonfia di greggio e danneggiata da un attacco degli Houti, da sei giorni brucia nel Mar Rosso minacciando di diventare una delle peggiori catastrofi ambientali della storia della marina internazionale. Anche perché i rimorchiatori che potrebbero spegnere le fiamme e trainarla nel primo porto sicuro finora non si sono potuti avvicinare per il rischio di essere loro stessi bersaglio dei missili e dei droni della milizia yemenita.

Già messa così è una brutta notizia. Può tramutarsi in drammatica se il carico della Sounion, un milione di barili di petrolio che pesano 150 mila tonnellate, dovesse cominciare a riversarsi in mare. Il rischio è reale e il conto alla rovescia è partito. Non si sa con precisione tra quanto vedremo la macchia scura allargarsi attorno alla sagoma del cargo battente bandiera ellenica, lungo 274 metri, largo 50 e, per ora, ancorato nella fonda del Mar Rosso meridionale, ma l’Unione europea si sta già muovendo per organizzare un’operazione di salvataggio congiunta con la marina saudita. L’obiettivo è trainare la Sounion al più presto fino al porto di Gedda.

Operazione che trova, nella serata di ieri, l’accordo degli Houti: secondo il rappresentante iraniano alle Nazioni Unite, infatti, i capi della milizia yemenita hanno acconsentito a una tregua temporanea, evidentemente consapevoli che un disastro ambientale non gioverebbe nemmeno a loro e finirebbe per irritare anche la Cina, che su quella rotta marittima ha costruito una parte del proprio impero commerciale.

Il cargo si trova nella zona meridionale del Mar Rosso, all’altezza di Hodeidah, la città portuale yemenita. «Diversi incendi sul ponte principale, ma non c’è fuoriuscita di petrolio e la nave non è alla deriva», rassicura l’ultimo bollettino di Eunafor Aspides, la missione europea lanciata a febbraio per proteggere il traffico marittimo nello stretto di Bab el-Mandeb e nel Golfo di Aden, costantemente sotto tiro dagli Houti che, dopo l’invasione israeliana di Gaza, hanno giurato di distruggere ogni nave “collaborazionista”. «La Sounion rappresenta un rischio per la navigazione e una minaccia imminente di inquinamento».

Il Pentagono, tuttavia, è molto meno cauto di Aspides. Il portavoce Patrick Ryder nella conferenza stampa di martedì ha accennato a effettive fuoriuscite di greggio, spiegando che «uno Stato terzo» ha già provato a inviare due rimorchiatori, bloccati però dagli Houti. Ieri il segretario di Stato americano Anthony Blinken ha telefonato ad Antonio Tajani per condividere informazioni e per raccomandare un’azione immediata e coordinata a livello europeo. Oggi il ministro degli Esteri italiano, che gode di buoni rapporti diplomatici con sauditi, yemeniti, cinesi e altri attori regionali, partecipa al Consiglio dei ministri degli Affari esteri a Bruxelles e insisterà sulla necessità che Aspides si mobiliti con urgenza per il recupero della petroliera. «Questa storia è l’ennesima prova che è necessario intensificare gli sforzi per garantire la sicurezza della navigazione nel Mar Rosso», dichiara Tajani.

La Sounion è gestita dalla Delta Tankers, che ha sede ad Atene. Nonostante già due navi della stessa compagnia siano state attaccate nel mar Rosso questo mese, la sera del 21 agosto la Sounion incrociava senza copertura armata. «Non l’ha mai richiesta», riferiscono fonti della missione Aspides, la cui guida operativa è affidata a un ammiraglio greco mentre il controllo tattico è in mano alla marina italiana, presente in zona con il Doria. Colpita dagli Houti, la Sounion ha perso potenza dei motori e ha lanciato l’sos. A quel punto il comando di Aspides ha inviato un cacciatorpediniere francese per recuperare i 29 marinai, in gran parte filippini e russi. «Mentre si avvicinava, la nave di Aspides ha distrutto un drone marino». L’equipaggio della Sounion è stato trasferito a Gibuti ed è in salvo. Il mastodontico cargo pieno di petrolio invece è ancora lì, in fiamme, tra le onde di un mare che la guerra in Medio Oriente ha reso il più ostile.

Leggi i commenti