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Durov, tutti i misteri del caso: dagli incontri con Macron ai rapporti con Putin fino al telefono hackerato

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Sono ancora molti i punti oscuri sulla vicenda del fondatore del social Telegram, al centro di un vero intrigo internazionale
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Sono tanti i misteri che circondano il fondatore e ceo dell’app di messaggistica Telegram, il 39enne Pavel Durov, che ieri, dopo quattro giorni di custodia cautelare, è stato rinviato a giudizio dalla magistratura francese per aver permesso che venissero commessi crimini tramite la sua app e rilasciato, ma sotto “stretto controllo giudiziario”. Dal perché sia volato in Francia seppure sapesse di essere persona non grata ai suoi rapporti coi governi dei Paesi che gli hanno dato asilo dopo che ha deciso di lasciare la Russia. Patria che peraltro ha continuato a frequentare nonostante il suo sbandierato “addio”. E che ora si è mobilitata chiedendone la scarcerazione.

I quattro passaporti

Da quando dieci anni fa è entrato in rotta di collisione con le autorità moscovite, Pavel Durov ha aggiunto altri tre passaporti a quello russo. Non è chiaro come. Nel 2013 ha ottenuto la cittadinanza di Saint Kitts e Nevis contribuendo, a quanto si dice, con 250mila dollari all’industria dello zuccher…

Sono tanti i misteri che circondano il fondatore e ceo dell’app di messaggistica Telegram, il 39enne Pavel Durov, che ieri, dopo quattro giorni di custodia cautelare, è stato rinviato a giudizio dalla magistratura francese per aver permesso che venissero commessi crimini tramite la sua app e rilasciato, ma sotto “stretto controllo giudiziario”. Dal perché sia volato in Francia seppure sapesse di essere persona non grata ai suoi rapporti coi governi dei Paesi che gli hanno dato asilo dopo che ha deciso di lasciare la Russia. Patria che peraltro ha continuato a frequentare nonostante il suo sbandierato “addio”. E che ora si è mobilitata chiedendone la scarcerazione.

I quattro passaporti

Da quando dieci anni fa è entrato in rotta di collisione con le autorità moscovite, Pavel Durov ha aggiunto altri tre passaporti a quello russo. Non è chiaro come. Nel 2013 ha ottenuto la cittadinanza di Saint Kitts e Nevis contribuendo, a quanto si dice, con 250mila dollari all’industria dello zucchero della nazione caraibica, popolare paradiso fiscale. Non ci è mai stato, ha detto, ma il passaporto gli ha permesso di «viaggiare nella Ue e in Gran Bretagna senza visti».

Nel 2017 ha trasferito casa e ufficio a Dubai e, in seguito, gli Emirati Arabi Uniti gli hanno concesso la cittadinanza: una rarità in un Paese in cui il 90% della popolazione è composto da stranieri che non possono ottenerla. Gli Emirati non hanno mai spiegato il perché di questa eccezione ma, come la Russia, hanno chiesto a Parigi accesso consolare al loro cittadino che nel 2021 fu fotografato con il principe ereditario di Dubai Al Maktoum.

Gli incontri “segreti” con Macron

La cittadinanza francese resta la più oscura. Secondo Le Monde, Durov avrebbe incontrato più volte Emmanuel Macron. Incontri che non figurano nel programma ufficiale del presidente francese, ma sono menzionati nella domanda di cittadinanza avanzata da Durov all’Eliseo nel 2018 dopo un pranzo con lo stesso capo dell’Eliseo che – stando al Wall Street Journal - gli avrebbe chiesto di spostare la sede legale di Telegram a Parigi.

Durov ha rifiutato, ma tre anni dopo è diventato comunque cittadino francese grazie alla procedura dello “straniero emerito” seppure per il Quai d’Orsay mancasse dei requisiti necessari. Per diventare francese attraverso la procedura dello “straniero emerito”, un candidato deve dimostrare non solo di parlare francese, come Durov, ma anche e soprattutto dimostrare di contribuire all'“influenza della Francia”.

Quando sabato Durov è stato fermato, secondo Le Canard enchainé, avrebbe provato a bluffare dicendo alla polizia venuta a prenderlo al Bourget che era “atteso all'Eliseo”. Una burla del giornale satirico, ha assicurato la presidenza francese: Macron lo scorso sabato sera non era neppure a Parigi, ma a Le Touquet.

L’iPhone hackerato

Proprio i due Paesi che hanno dato asilo a Durov avrebbero provato a spiarlo. Stando al Wall Street Journal, nel 2017, i servizi segreti di Francia ed Emirati Arabi Uniti avrebbero lanciato l’operazione di spionaggio congiunta “Purple Music”. Obiettivo: hackerare l’iPhone di Durov per contrastare l’uso di Telegram da parte dello Stato Islamico.

Il volo a Parigi

Invece che offrirgli protezione, il passaporto francese ha permesso alla magistratura locale di fermarlo sabato scorso, al suo atterraggio a Parigi, e di rinviarlo a giudizio ieri nell’ambito di un’inchiesta su 12 capi di imputazione legati a crimini commessi su Telegram. Secondo il sito statunitense Politico, il mandato di cattura risaliva a marzo. Fonti di Tf1 hanno riferito che Durov sapesse che la giustizia francese voleva fermarlo.

Ci si chiede allora perché sia volato comunque a Parigi. «Stasera ha commesso un errore. Non sappiamo perché», ha detto la fonte di Tf1. C’è chi sospetta che Durov sia finito vittima di una cosiddetta “trappola al miele” ordita dalla fidanzata 24enne Julia Vavilova, atterrata con lui a Parigi. Ma gli inquirenti francesi negano.

L’inchiesta per violenze contro il figlio

Il sito statunitense Forbes ha scritto che Durov è indagato in Svizzera per violenza contro i suoi stessi figli. La causa è stata intentata nel 2023 da Irina Bolgar, che si autodefinisce madre di tre figli dell’uomo d’affari. Per l’Afp un’indagine simile è in corso in Francia: vi appare un figlio di Durov, nato nel 2017, che ha studiato a Parigi. È possibile che si tratti dello stesso minore menzionato nel caso svizzero.

Il sostegno della Russia e i 50 voli

La Francia, il Paese che Durov ha adottato, lo ha incriminato. La Russia, il Paese che ha dovuto lasciare, si è invece schierato a suo sostegno. Soltanto abile propaganda russa contro i “doppi standard” occidentali o c’è di più? Mosca potrebbe temere che l’Occidente metta le mani sulle chiavi di crittografia di Telegram, diventato il “messenger” delle operazioni sul campo in Ucraina. Ma desta molti dubbi anche l’ambiguo rapporto tra Durov e il Cremlino.

Esaminando un database dei servizi di frontiera recentemente trapelato, il media indipendente iStories ha scoperto che Durov avrebbe visitato la Russia oltre 50 volte dopo aver annunciato il suo auto-esilio nel 2014: almeno 41 volte tra il maggio 2015 e la fine del 2017 e un’altra decina di volte tra il 2020 e l’ottobre 2021. Il suo ultimo viaggio coinciderebbe proprio con la rinuncia delle autorità russe a bloccare Telegram. Possibile che, in cambio, Durov abbia stretto un patto col Cremlino? Di certo, già da tempo, dissidenti e attivisti pacifisti evitano di usare l’app perché la considerano poco sicura.

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