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Italia e Ungheria frenano l’Europa sulle armi all’Ucraina

Josep Borrell 

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Respinta la richiesta di Borrell di consentire attacchi in Russia Tajani: “Ogni Paese decida per sé”
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KIEV — Il fronte ucraino rischia di crollare nel Donbass, ma l’Europa è radicalmente divisa sul concedere all’Ucraina l’uso libero in Russia delle armi ricevute. Ha scelto di non decidere: ogni Paese membro agirà in autonomia. Il «no» dell’Italia e l’opposizione durissima dell’Ungheria hanno impedito il via libera collettivo chiesto dall’alto rappresentante Ue, Josep Borrell, nel Consiglio degli Esteri informale di ieri.

«Dobbiamo rimuovere le restrizioni contro obiettivi militari russi affinché gli ucraini possano colpire dove la Russia li bombarda», ha chiesto Borrell facendo proprio l’appello del ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba: «Possiamo sconfiggerli, ma dobbiamo poter colpire gli aeroporti. Se avremo missili sufficienti ridurremo la pressione sulle infrastrutture critiche». Ma l’unità dell’Europa politica si è disintegrata. Molti Paesi erano pronti ad allinearsi, non l’Italia: «Ognuno decide per sé», replica il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, contestando a…

KIEV — Il fronte ucraino rischia di crollare nel Donbass, ma l’Europa è radicalmente divisa sul concedere all’Ucraina l’uso libero in Russia delle armi ricevute. Ha scelto di non decidere: ogni Paese membro agirà in autonomia. Il «no» dell’Italia e l’opposizione durissima dell’Ungheria hanno impedito il via libera collettivo chiesto dall’alto rappresentante Ue, Josep Borrell, nel Consiglio degli Esteri informale di ieri.

«Dobbiamo rimuovere le restrizioni contro obiettivi militari russi affinché gli ucraini possano colpire dove la Russia li bombarda», ha chiesto Borrell facendo proprio l’appello del ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba: «Possiamo sconfiggerli, ma dobbiamo poter colpire gli aeroporti. Se avremo missili sufficienti ridurremo la pressione sulle infrastrutture critiche». Ma l’unità dell’Europa politica si è disintegrata. Molti Paesi erano pronti ad allinearsi, non l’Italia: «Ognuno decide per sé», replica il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, contestando anche la decisione di avere riunito il Consiglio a Bruxelles (e non in Ungheria, che ha la presidenza di turno) per punire i viaggi a Mosca e Pechino di Orbán: «Ero contrario, ha deciso Borrell». Ma è sulle armi la rottura eclatante: «Per quanto ci riguarda — dice Tajani — l’uso delle armi italiane può avvenire solo all’interno dell’Ucraina. Non siamo in guerra con la Russia e non lo è neppure la Nato». Il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjßrtó, dice che «la pericolosa furia dell’Alto rappresentante deve essere fermata. Non vogliamo altre armi, altri morti e un’escalation della guerra».

Sul terreno la situazione è molto pesante. Pokrovsk rischia di cadere, lasciando sguarnito tutto il fronte del Donbass. L’avanzata russa è rapida. «Pokrovsk è molto più importante di Bakhmut o Avdiivka — dice Hanna Shelest, direttrice di Ukraine Analytica — è un fattore chiave per accedere alla regione di Dnipro. Se dovesse cadere, metterebbe in crisi la logistica e la protezione di Dnipro e Zaporizhzhia. Ma credo che il comandante in capo Syrsky abbia un piano per una difesa appropriata».

«Dubito che abbiano un piano. La situazione nel Donbass è fuori controllo. Sembra che il nostro fronte sia crollato», dice Ponomarenko, ufficiale della brigata Azov. Anche il giornalista investigativo Igor Mosiychuk, ex deputato nazionalista, è pessimista: «È un disastro. Pokrovsk è stata abbandonata col raid a Kursk. Le migliori unità e l’attrezzatura sono state spostate lì, e i russi continuano l’offensiva. Se cade Pokrovsk perdiamo l’ultima miniera di carbone per le acciaierie; e non ci sono più fortificazioni, l’avanzata può dilagare a Dnipro, Zaporizhzhia e Pavlograd. Una catastrofe militare». Secondo Forbes, «le sei brigate ucraine che difendono la città sono in inferiorità numerica di metà. Senza aiuti non avrebbero altra scelta che arrendersi. I russi sono a 5 miglia».

Dopo la caduta rapidissima di Novogrodovka si combatte a Selidovo. Il capo delle forze armate Syrsky ha trascorso gli ultimi giorni «nella direzione di Pokrovsk. Dobbiamo costantemente prendere decisioni non standard per rafforzare la difesa». Battaglie intense «a Grodovka, Kamenny e Krasny Yars, a Novogrodovka e Mikhailovka». I russi «occupano l’8%» di Chasiv Yar, dalle cui alture si controlla la logistica per Kostyantynivka, Druzhkivka e Kramatorsk. La vice capo della Commissione difesa, Maryana Bezugla, accusa: «Novogrodovka si è arresa senza combattere, 30 russi hanno catturato una città di 20mila abitanti con fortificazioni vuote». E c’è un primo F16 precipitato o abbattuto, il 26 agosto durante ondate di missili e droni. Si ipotizzava un errore del pilota o un guasto, ma Bezugla accusa: «È stato abbattuto da un Patriot della difesa ucraina per mancanza di coordinamento».

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