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Kamala Harris, prima intervista da candidata. Sostegno al ceto medio e difesa dei confini: “Voglio essere la presidente di tutti gli americani”

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La candidata alla Casa Bianca ha annunciato che metterà nel suo governo anche un repubblicano. Ha parlato anche di Medio Oriente, di migranti e di politica interna
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La presidente di tutti gli americani. Pronta ad accogliere nel suo gabinetto un repubblicano e a governare secondo buon senso e moderazione, per tornare a riunire gli Stati Uniti con una visione comune per il futuro, invece di dividerli puntando su rabbia, risentimento e caos. Questa immagine ha cercato di proiettare Kamala Harris, nella prima intervista da quando è candidata alla Casa Bianca, concessa ieri alla Cnn insieme al suo vice Tim Walz. Uno stacco netto rispetto all’ultimo decennio, dominato dal livore di Donald Trump. Magari senza l’ispirazione e la retorica di un Obama, ma con la concretezza di una persona pragmatica e normale.

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La prima domanda che le ha fatto Dana Bash, sedute in un caffè di Savannah, è stata cosa farebbe il primo giorno nello Studio Ovale, se vincesse la sfida del prossimo 5 novembre: "Nel mio primo giorno alla Casa Bianca le priorità saranno sostenere e rafforzare …

La presidente di tutti gli americani. Pronta ad accogliere nel suo gabinetto un repubblicano e a governare secondo buon senso e moderazione, per tornare a riunire gli Stati Uniti con una visione comune per il futuro, invece di dividerli puntando su rabbia, risentimento e caos. Questa immagine ha cercato di proiettare Kamala Harris, nella prima intervista da quando è candidata alla Casa Bianca, concessa ieri alla Cnn insieme al suo vice Tim Walz. Uno stacco netto rispetto all’ultimo decennio, dominato dal livore di Donald Trump. Magari senza l’ispirazione e la retorica di un Obama, ma con la concretezza di una persona pragmatica e normale.

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La prima domanda che le ha fatto Dana Bash, sedute in un caffè di Savannah, è stata cosa farebbe il primo giorno nello Studio Ovale, se vincesse la sfida del prossimo 5 novembre: "Nel mio primo giorno alla Casa Bianca le priorità saranno sostenere e rafforzare la classe media, sviluppare un'economia delle opportunità, investire nel business, nella catena di approvvigionamento, nelle famiglie. Le persone sono pronte per andare avanti, spinte da speranza e ottimismo". Solo dopo, incalzata dalla giornalista, ha detto che intende varare i provvedimenti per contrastare la speculazione sui prezzi dei beni alimentari, rendere abbordabili gli acquisti delle prime case, concedere agevolazioni fiscali alle famiglie per crescere i figli.

Bash ha chiesto come mai ha cambiato posizione su diversi temi, a partire dalla pratica usata per estrarre il gas dal sottosuolo, soprattutto in stati chiave come la Pennsylavania: "Come presidente - ha ribadito - non vieterò il fracking. Ho cambiato idea perché mi sono resa conto che possiamo sviluppare una energia pulita senza vietarlo". Quindi ha risposto a chi l’accusa di aver corretto le sue posizioni per convenienza elettorale che "i miei valori non sono cambiati". A partire dall’ambiente, anche se non si oppone più al fracking: "Ho sempre creduto che la crisi climatica sia vera. Abbiamo stabilito degli obiettivi per la riduzione delle emissioni, negli Usa e nel mondo, e quelli restano".

Il discorso è passato allora sull’atteggiamento di Trump e i suoi insulti razzisti, tipo l’accusa di aver scoperto solo ora di essere nera, per opportunismo. "E’ la solita vecchia storia. Passiamo alla prossima domanda", ha detto Harris, liquidando così l’avversario. Poi però ha insistito sul fatto che "gli americani sono pronti per voltare pagina". A questo proposito, proprio sottolineare il suo approccio aperto e inclusivo alla guida del paese, ha fatto questa promessa: "Se eletta, nominerò un repubblicano nella mia amministrazione. Non ho un nome preciso in testa, perché mancano ancora 68 giorni al voto e non voglio mettere il carro davanti ai buoi. Però ho sempre invitato e sollecitato la diversità di opinioni, voglio essere la presidente di tutti gli americani".

Sull’immigrazione, dove Trump la martellerà durante la campagna e il dibattito del 10 settembre, ha risposto che "farò applicare le nostre leggi per la sicurezza del confine". Messa davanti alla sua posizione del 2019, con cui proponeva di depenalizzare gli attraversamenti illegali della frontiera, ha spiegato così il cambio di linea: "Abbiamo leggi che devono essere rispettate e applicate, per affrontare e gestire le persone che attraversano illegalmente la nostra frontiera. Credo che ci debbano essere delle conseguenze".

Nello stesso tempo però ha cercato di rovesciare il tavolo sul suo avversario, rimproverando a Trump di aver affossato in Congresso l'accordo bipartisan già concordato per rafforzare la sicurezza al confine, solo perché non gli conveniva politicamente, perché avrebbe spuntato una sua arma elettorale. Harris ha rivendicato i successi economici dell’amministrazione Biden, anche perché ne ha fatto parte come vice, ma ha ammesso che "c’è ancora molto da fare", soprattutto per far scendere i prezzi e costruire quella che lei chiama "l’economia delle opportunità", offerte a tutti.

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In politica estera ha parlato della Guerra a Gaza, anche perché è un tema caldo per il suo elettorato, su cui è stata contestata due volte anche durante il comizio di ieri sera a Savannah: "Dobbiamo ottenere un accordo sul cessate il fuoco a Gaza e il rilascio degli ostaggi. Il presidente ed io ci lavoriamo giorno e notte. Voglio essere chiara: non cederò mai sul diritto di Israele a difendersi, ma come lo fa conta. E intendo rilanciando la soluzione dei due stati peri palestinesi".

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Sulle forniture delle armi allo Stato ebraico, però, non cambierà la politica di Biden e non imporrà alcun embargo. Anche il suo vice Walz è stato chiamato a difendersi per alcune dichiarazioni non veritiere, come quando aveva detto di aver portato armi in guerra: "La mia grammatica non è sempre corretta, ma sono orgoglioso del mio servizio nella Guardia nazionale e non attaccherò mai il servizio di altri".

Non è stata un’intervista epocale, capace di cambiare la dinamica delle elezioni. Ma forse è proprio quello a cui puntavano Harris e Walz, visto che i sondaggi li danno in recupero e spesso in vantaggio, a livello nazionale e ora anche negli stati chiave per conquistare il collegio elettorale e quindi la Casa Bianca. Più importante era non fare danni e procedere sulla strada positiva delle ultime settimane, proiettando un’immagine di moderazione e affidabilità. Il vero test diventerà così quello del 10 settembre, con il dibattito diretto con Trump.

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