✕

Harris alla sfida del Sud: “Nel mio governo voglio un repubblicano”

(afp)

Ascolta l'audio

La candidata dem con il vice Walz in Georgia, uno degli Stati in bilico. “I miei valori non sono cambiati. La crisi del clima è reale. Gli insulti razzisti di Trump sono la solita vecchia storia”
3 minuti di lettura

SAVANNAH — Sono quasi le otto di sera, quando Kamala Harris e Tim Walz arrivano davanti all’albergo dove passeranno la prima notte del loro giro in autobus nel Sud della Georgia. All’ingresso, trovano una signora che indossa una maglietta con su scritto “Cat ladies for Harris”. Si riferisce al candidato vice di Donald Trump, JD Vance, che aveva accusato le sostenitrici di Kamala di essere donne sterili egoiste, perché invece di fare bambini dedicano le loro esistenze alla cura dei gatti. Superfluo ricordare le polemiche seguite.

Questo episodio è esattamente ciò che vuole la campagna presidenziale democratica: attaccare i repubblicani nel loro territorio, per metterli sulla difensiva dove fino al ritiro di Joe Biden erano sicuri di vincere. Per farlo hanno scelto la strategia del contatto diretto con gli elettori, in piccoli eventi come quelli consentiti dal giro in bus, ma anche grandi comizi tipo quello di ieri sera alla Enmarket Arena di Savannah, seguito dalla prima intervis…

SAVANNAH — Sono quasi le otto di sera, quando Kamala Harris e Tim Walz arrivano davanti all’albergo dove passeranno la prima notte del loro giro in autobus nel Sud della Georgia. All’ingresso, trovano una signora che indossa una maglietta con su scritto “Cat ladies for Harris”. Si riferisce al candidato vice di Donald Trump, JD Vance, che aveva accusato le sostenitrici di Kamala di essere donne sterili egoiste, perché invece di fare bambini dedicano le loro esistenze alla cura dei gatti. Superfluo ricordare le polemiche seguite.

Questo episodio è esattamente ciò che vuole la campagna presidenziale democratica: attaccare i repubblicani nel loro territorio, per metterli sulla difensiva dove fino al ritiro di Joe Biden erano sicuri di vincere. Per farlo hanno scelto la strategia del contatto diretto con gli elettori, in piccoli eventi come quelli consentiti dal giro in bus, ma anche grandi comizi tipo quello di ieri sera alla Enmarket Arena di Savannah, seguito dalla prima intervista con la Cnn: «Se eletta — ha promesso — nominerò un repubblicano nella mia amministrazione. Ho sempre inviato e sollecitato la diversità di opinioni, voglio essere la presidente di tutti gli americani». Quindi ha risposto a chi l’accusa di aver cambiato le sue posizioni per convenienza elettorale che «i miei valori non sono cambiati». A partire dall’ambiente, anche se non si oppone più al fracking: «Ho sempre creduto che la crisi climatica sia vera. Abbiamo stabilito degli obiettivi per la riduzione delle emissioni, negli Usa e nel mondo, e quelli restano». Quanto agli insulti razzisti di Trump, che l’accusa di aver scoperto solo ora di essere nera, «è la solita vecchia storia».

Lo scopo è sfruttare gli errori di Donald, gli insulti, la scarsa popolarità, in modo da suscitare dubbi sul caos che riporterebbe alla Casa Bianca. E così portargli via i voti di moderati, indipendenti, magari qualche repubblicano tradizionale. Lo fanno sulla scia dei sondaggi che danno Harris in ripresa, a livello nazionale, ma anche negli stati chiave. L’ultimo della Reuters, tenuto dopo la Convention di Chicago, la vede avanti di 4 punti, 45% a 41%, ossia tre in più di quelli che aveva a fine luglio.

(reuters)

Meglio ancora, ai fini del collegio elettorale che bisogna conquistare per andare alla Casa Bianca, è il rilevamento della televisione conservatrice Fox News, perché dimostra come sta scavalcando Trump persino negli stati chiave della Sun Belt, quel Sud che il rivale repubblicano pensava di aver già messo in cassaforte. La dà indietro di un solo punto in North Carolina, ma in vantaggio di uno in Arizona, e due in Nevada e Georgia. Se uno considera che il sondaggio della Fox precedente alla Convention dava Trump avanti di 5 o 6 punti in tutti questi stati decisivi, capisce perché il ticket democratico ha deciso di investire due giorni preziosi di campagna elettorale in questa regione. Sente la possibilità di ribaltare la dinamica del voto e vuole consolidare la spinta ricevuta al congresso del partito.

Dopo aver salutato all’aeroporto gli studenti della Savannah State University, la prima tappa del bus blu e bianco è una scuola, la Liberty County High School di Hinesville. Terreno ideale per Harris, ma soprattutto per il suo vice Walz, che per anni ha fatto l’insegnante e il coach di football. Nella Band Room saluta allievi e professori: «L’istruzione è la chiave per la classe media. Non dovremmo gravarvi di debiti». È un riferimento ai prestiti che gli studenti devono prendere per pagare le alte rette delle università: Biden ha cercato di cancellarli, ma i tribunali lo hanno fermato. Walz introduce così la candidata: «Sono grato che ci abbiate ospitato qui. E sono grato di far parte di una squadra con un allenatore davvero eccezionale». Indica Harris, che prende la parola: «Volevamo passare qui per farvi sapere che il nostro Paese conta su di voi. Tutti voi. Siete dei leader, per il fatto stesso che siete in questa stanza». Quindi prosegue: “«La vostra generazione spingerà l’America nella prossima era». Quindi aggiunge una nota personale: «Anche io suonavo in una band al liceo. Tutta quella pratica crea musica meravigliosa, e diventa una metafora di quanto farete nella vostra vita».

Subito dopo Kamala e Tim si fermano al Sandfly BBQ, tipico ristorante del Sud specializzato nel barbecue. Fuori campeggia un cartello che dice “Trump 2024 Take America Back”. Ma va bene così. Anzi, i due candidati sanno di invadere il territorio del rivale e sperano di sfilargli voti, o almeno costringerlo a spendere tempo e risorse pure in Georgia per non perderli. Anche qui, Walz trova alcuni insegnati con cui scambiare qualche battuta: «Il vostro è un lavoro nobile. Puoi fare quello che vuoi come maestra d’asilo, sei già in paradiso». Lega questi contatti umani al messaggio chiave della campagna: «La nostra politica può essere piena di speranza. Siamo tutti sulla stessa barca, abbiamo bisogno di voi».

La “politica della gioia”, come l’hanno definita gli affezionati al sorriso di Kamala e Tim, e l’entusiasmo per il passaggio generazionale, hanno cambiato le presidenziali. Ora però serve anche la sostanza, come quella del comizio di ieri sera a Savannah, la prima intervista con la Cnn, e soprattutto il dibattito del 10 settembre con Trump. Le prove da cui dipende la capacità di Harris di rovesciare il risultato di una partita che sembrava persa.

Leggi i commenti