Venezuela, timori per il candidato dell’opposizione González: a rischio arresto, da un mese evita le uscite pubbliche
di Daniele MastrogiacomoTira aria pesante in Venezuela. Il Procuratore generale William Tarek Saab ha convocato per la terza il candidato dell’opposizione Edmundo González Urrutia che avrebbe vinto le elezioni del 28 luglio scorso. Più volte minacciato, l’uomo evita di farsi vedere in pubblico dal 30 luglio quando è apparso a una manifestazione di protesta assieme alla leader carismatica della Piattaforma Unitaria Maria Corina Machado.
Aveva disertato l’invito a presentare gli atti cartacei raccolti nei seggi che dimostravano la sua vittoria davanti al Tribunale Superiore di Giustizia che ha poi assegnato per decreto il successo elettorale a Nicolás Maduro. Ha evitato di presentarsi per due volte davanti al Procuratore generale che lo accusa di cospirazione e incitamento alla violen…
Tira aria pesante in Venezuela. Il Procuratore generale William Tarek Saab ha convocato per la terza il candidato dell’opposizione Edmundo González Urrutia che avrebbe vinto le elezioni del 28 luglio scorso. Più volte minacciato, l’uomo evita di farsi vedere in pubblico dal 30 luglio quando è apparso a una manifestazione di protesta assieme alla leader carismatica della Piattaforma Unitaria Maria Corina Machado.
Aveva disertato l’invito a presentare gli atti cartacei raccolti nei seggi che dimostravano la sua vittoria davanti al Tribunale Superiore di Giustizia che ha poi assegnato per decreto il successo elettorale a Nicolás Maduro. Ha evitato di presentarsi per due volte davanti al Procuratore generale che lo accusa di cospirazione e incitamento alla violenza per aver diffuso su un sito web i risultati seggio per seggio delle elezioni che confermavano la sua schiacciante vittoria. Adesso la terza e ultima convocazione. Se anche oggi non si presenterà il procuratore ha annunciato che spiccherà nei suoi confronti un ordine di custodia perché a suo parere sussistono pericoli di fuga.
González rifiuta di comparire perché non ha garanzie sufficienti sulla sua incolumità e perché le accuse non sono state formalizzate. “Il procuratore agisce come un giudice che ha già emesso una sentenza, viola sistematicamente ogni procedura”, afferma. Il regime fa terra bruciata attorno alla leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado arrestando tutti i suoi più stretti collaboratori. Gli ultimi due, il suo avvocato e il responsabile legale del partito, sono stati catturati e fatti sparire dopo un inseguimento rocambolesco per le vie di Caracas al termine del comizio che la Machado aveva tenuto in un quartiere della capitale due giorni fa.
Gli uomini degli apparati di sicurezza agiscono indisturbati arrestando chiunque finisca nel mirino. Ci sono quasi venti giornalisti dietro le sbarre in qualche centro di detenzione e di loro non si sa più nulla. Almeno 2000 altre persone, tra cui 100 ragazzini, sono stati portati via da squadre in uniforme nere e passamontagna dopo la serie di manifestazioni di protesta. Le case dei sospetti sono marchiate con una X sulla porta d’ingresso che ricorda i tempi della caccia agli ebrei durante il nazismo.
Adesso si punta ai leader. González ha saputo della terza convocazione mentre parlava con Bruxelles. L’alto Rappresentante per la Politica Estera della Eu, Josep Borrell, si informava sulla situazione e gli annunciava la presa di posizione del vertice di tutti i ministri degli Esteri dei 27 che non riconosce Maduro come presidente eletto “in modo democratico” senza riconoscere lo stesso González e gli Usa invita Maduro a riconoscere la vittoria di González.
La Eu torna a chiedere con insistenza a Caracas di pubblicare gli atti elettorali che stabiliscano una verità. Cosa che Maduro non può fare perché, evidentemente, dimostrerebbero la sua sconfitta. A meno di truccare verbali e schede, un’operazione impossibile visto che sono certificati da tre codici e firme che li rendono indelebili.
Da tempo gira una voce che abili falsificatori cinesi al servizio di Pechino starebbero lavorando alla creazione di verbali e schede farlocchi da fornire poi a Maduro che potrebbe così acclamare la sua vittoria. Ma sono leggende. Nella realtà Maria Corina Machado teme di essere anche lei arrestata e chiama a raccolta i suoi sostenitori e chiunque abbia votato per il cambiamento per “difendere il nostro presidente”.