Israele bloccato dallo sciopero. Biden contro Netanyahu sulla tregua
di Francesca CaferriLa linea del governo non cambia: Israele non si ritirerà dal Corridoio Philadelphi. Hamas pagherà per l’assassinio dei sei ostaggi recuperati cadaveri a Gaza sabato e per tutti gli altri morti. Ma è necessario che il Paese resti unito contro un “nemico brutale”. Sottoposto alla pressione più intensa da ottobre a questa parte, Benjamin Netanyahu non fa passi indietro. In una conferenza stampa, il premier ha usato mappe e documenti per dimostrare che solo la forza può fermare Hamas e prevenire un altro attacco come quello che il 7 ottobre ha portato morte e distruzione in Israele. Unica concessione, le scuse offerte alle famiglie degli ostaggi morti – due avevano rifiutato di rispondere alle sue telefonate – per non averli salvati in tempo.
Scuro in volto ma determinato, Netanyahu si è appoggiato a quella parte del Paese che ieri non si è fermata nello sciopero generale proclamato da Histadrut, il più grande sindacato nazionale: Gerusalemme e le altre zone a maggiore concentrazion…
La linea del governo non cambia: Israele non si ritirerà dal Corridoio Philadelphi. Hamas pagherà per l’assassinio dei sei ostaggi recuperati cadaveri a Gaza sabato e per tutti gli altri morti. Ma è necessario che il Paese resti unito contro un “nemico brutale”. Sottoposto alla pressione più intensa da ottobre a questa parte, Benjamin Netanyahu non fa passi indietro. In una conferenza stampa, il premier ha usato mappe e documenti per dimostrare che solo la forza può fermare Hamas e prevenire un altro attacco come quello che il 7 ottobre ha portato morte e distruzione in Israele. Unica concessione, le scuse offerte alle famiglie degli ostaggi morti – due avevano rifiutato di rispondere alle sue telefonate – per non averli salvati in tempo.
Scuro in volto ma determinato, Netanyahu si è appoggiato a quella parte del Paese che ieri non si è fermata nello sciopero generale proclamato da Histadrut, il più grande sindacato nazionale: Gerusalemme e le altre zone a maggiore concentrazione di popolazione conservatrice, le città con amministrazioni di destra, gli insediamenti della Cisgiordania, parte dei lavoratori del settore dei trasporti. E ignorato le richieste dell’altra parte di Israele, quella che ha bloccato strade da Nord a Sud, chiuso Tel Aviv e il settore dell’high tech insieme a università e centri commerciali. «Fermarsi è fare un favore a Sinwar» aveva detto domenica durante una riunione di governo: opinione condivisa dal ministro delle Finanze e falco dell’ultradestra Bezalel Smotrich.
Ma decine di migliaia di persone non lo hanno ascoltato: mentre il premier parlava da Tel Aviv, la sua casa al mare in Cesarea era circondata di manifestanti. A Gerusalemme, la polizia ha dovuto chiudere la strada dove c’è la residenza ufficiale: ci sono stati scontri e arresti, come era accaduto a Tel Aviv domenica sera, nella più massiccia delle proteste (300mila persone, su 500mila in totale). E durante la conferenza stampa, le famiglie degli ostaggi stringevano d’assalto la Kirya, il ministero della Difesa di Tel Aviv, cuore operativo della guerra da dove parlava.
Per loro, la parola più importante della giornata è stato il “No” pronunciato dal presidente americano Joe Biden quando un giornalista gli ha chiesto se Netanyahu stesse facendo abbastanza per raggiungere un accordo con Hamas. Biden ha subito proseguito per la riunione dove, insieme a Kamala Harris, ha incontrato i negoziatori americani che da settimane cercano di portare a casa un accordo per mettere fine alla guerra ed arrivare a uno scambio ostaggi israeliani/prigionieri palestinesi simile a quello che a novembre ha fatto tornare in Israele 105 rapiti in cambio di 240 detenuti. «Il tempo di riportare a casa gli ostaggi e mettere fine alle sofferenze di Gaza è già passato da molto», ha scritto su X Harris alla fine dell’incontro.
Secondo la stampa americana la Casa Bianca si prepara a presentare una versione finale di accordo: se non verrà accettata, gli Stati Uniti si ritireranno dalla mediazione, di fatto incolpando i due rivali per il fallimento. Un fatto che peserebbe molto più su un primo ministro eletto come Netanyahu che non contro un capo che si nasconde nei tunnel come Yahya Sinwar a Gaza.
Ma il premier israeliano ha rifiutato anche l’idea di fare ulteriori concessioni: «Non credo che qualcuno ora ci possa chiedere altre concessioni. Non credo che Biden possa aver detto che non siamo seri», ha detto, specificando poi che la pressione dovrebbe essere fatta su Hamas. Tuttavia, il viaggio segreto del leader del Mossad David Barnea a Doha oggi - riportato dalla stampa israeliana - potrebbe essere il segno che qualcosa si muove.
Dagli ultimi due funerali dei sei ostaggi ritrovati sabato, si sono alzate oggi le urla più forti in favore di un accordo. Migliaia di persone hanno seguito le esequie di Hersh Goldberg-Polin a Gerusalemme e di Carmel Gat al kibbutz Be’eri, di fronte a Gaza. «Lo Stato ha preferito la Guerra alla Pace. È tempo di dire basta. Vogliamo un accordo, adesso», ha detto il cugino di Gat, Shai Dikmann.