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Germania, conservatori al bivio. Scholz sconfitto: “Giorno amaro”

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La Cdu resta l’argine all’estrema destra ma si trova ora un rompicapo da sciogliere. Scomparsi gli alleati tradizionali. Devono decidere se rompere il tabù dell’estrema destra di Afd, o dei filoputiniani di Wagenknecht
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BERLINO — La Germania si è risvegliata in un incubo, in un angosciante deja vu. Il governatore della Baviera Markus Soeder lo ha anche evocato: quello della Repubblica di Weimar, la cui litigiosa e caotica deriva alla fine degli Anni ’20 consentì l’avvento del nazismo. «Anche i nazisti non sono arrivati al potere dall’oggi al domani», ha avvertito ieri.

Il trionfo dell’ultradestra Afd in Turingia e Sassonia brucia. Ed è un disastro non soltanto per «le macerie fumanti» dei partiti del governo Scholz - Spd, liberali e verdi - come le ha definite lo stesso Soeder. Il risultato è anche un brutto rompicapo per la Cdu. E Soeder lo sa. Tanto è vero che lo spregiudicato leader della Csu ha lanciato nuovamente il suo guanto di sfida a Friedrich Merz, suo omologo della “sorella” Cdu: «Non mi sottrarrei», in un duello per la corsa alla cancelleria dei conservatori, ha annunciato. La sfida è aperta. E del resto, lo stesso Merz ha dovuto ammettere ieri che il trionfo dell’Afd «pesa di più» del …

BERLINO — La Germania si è risvegliata in un incubo, in un angosciante deja vu. Il governatore della Baviera Markus Soeder lo ha anche evocato: quello della Repubblica di Weimar, la cui litigiosa e caotica deriva alla fine degli Anni ’20 consentì l’avvento del nazismo. «Anche i nazisti non sono arrivati al potere dall’oggi al domani», ha avvertito ieri.

Il trionfo dell’ultradestra Afd in Turingia e Sassonia brucia. Ed è un disastro non soltanto per «le macerie fumanti» dei partiti del governo Scholz - Spd, liberali e verdi - come le ha definite lo stesso Soeder. Il risultato è anche un brutto rompicapo per la Cdu. E Soeder lo sa. Tanto è vero che lo spregiudicato leader della Csu ha lanciato nuovamente il suo guanto di sfida a Friedrich Merz, suo omologo della “sorella” Cdu: «Non mi sottrarrei», in un duello per la corsa alla cancelleria dei conservatori, ha annunciato. La sfida è aperta. E del resto, lo stesso Merz ha dovuto ammettere ieri che il trionfo dell’Afd «pesa di più» del buon risultato ottenuto dalla Cdu in Turingia e Sassonia.

Le elezioni politiche sono tra un anno, e la Cdu dovrà scendere a compromessi dolorosi, per governare nei due land senza aprire all’Afd. E quanto questa scelta rischi di logorare i conservatori e di suscitare incomprensione negli elettori, lo ha spiegato ieri la neodeputata del parlamentino della Turingia, Martina Schweinsburg: «Bisogna rispettare la volontà degli elettori». E quelli, questo il suo sottotesto, hanno votato per una coalizione Afd-Cdu.

Nel partito, per fortuna, dissentono. Lo stesso Mario Voigt, leader della Cdu in Turingia, lo ha escluso. Ma non ha molte opzioni per delle alleanze alternative. Esattamente come il suo collega Michael Kretschmer, governatore uscente della Sassonia. La loro martellante campagna d’odio contro i Verdi ha avuto l’effetto devastante di ridurre gli ambientalisti al lumicino o farli uscire del tutto dal parlamentino. Sono spariti, come opzione di governo. E adesso sia Voigt sia Kretschmer si ritrovano con una sola opzione: una coabitazione con l’astro nascente della politica tedesca, la populista putiniana Sahra Wagenknecht. Difficile dare torto alla sintesi ficcante di Michael Roth, presidente della Commissione Esteri del Bundestag, deputato Spd: «Che nazionalisti e populisti di sinistra e di destra abbiano potuto raggiungere una maggioranza è una debacle, una catastrofe per il centro democratico».

Così, dopo una campagna elettorale a rincorrerne le parole d’ordine, sia Kretschmer sia Voigt si ritrovano con i partiti tradizionali distrutti e un’unica opzione: aprire a Wagenknecht e allargare l’alleanza alla Spd, o insomma, a quel che ne resta. E in Turingia non basta neanche, per arrivare a una maggioranza. Merz dovrà decidere, in ultima istanza, se rompere un altro tabù e consentire una coalizione Cdu-Wagenknecht e Linke. Ieri Merz ha tentato un ultima volta di delegittimare «Sahra la Rossa», definendola una «black box», un «partito pifferaio costruito intorno a una sola personalità». Ma da domani due suoi luogotenenti dovranno sedersi al tavolo e negoziare con lei.

Ieri si è fatto sentire anche il cancelliere, Olaf Scholz. Nella sera della debacle alle europee, si era concesso un solo, altezzoso commento, quando una giornalista gli aveva chiesto conto del tragico crollo al 14% della Spd: “Nah”. Ieri, dopo un nuovo primato da appuntarsi al petto - il peggior risultato della storia in Turingia e Sassonia - il cancelliere si è concesso su Instagram. «È un risultato amaro». Ma, ha voluto aggiungere, «abbiamo fatto una buona e chiara campagna elettorale. Vale la pena, di combattere». Avanti così, dritto verso il baratro.

Nel suo partito, intanto, l’apparente calma non deve ingannare: il redde rationem con il cancelliere è solo rinviato a dopo le elezioni in Brandeburgo. Ma intanto, questo giovedì, alla riunione del gruppo parlamentare, i socialdemocratici avranno sicuramente molto da analizzare. Anzitutto, i numeri. Sulla base dei sondaggi attuali, la Spd potrebbe conquistare appena 105 seggi, alle elezioni politiche del 2025. Al momento sono quasi il doppio: 207.

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