DNIPRO — Il fronte del Donbass è rovente: il contrattacco a Kursk ha stravolto gli equilibri, la guerra è entrata in una fase cruciale. Ogni giorno i russi lanciano più di cento arrembaggi lungo tutto il fronte. La macchia delle nuove conquiste si distende così velocemente da far tremare i polsi all’ex colonnello della Sbu, ed esperto militare, Oleg Starikov: «Ci stanno distruggendo».
«Stanno cercando di tagliare il nostro fronte in due parti. Ora — spiega Starikov in un’intervista — la situazione si sviluppa in progressione aritmetica, ma ci sono segnali che possa diventare geometrica. I 300-400 metri conquistati al giorno stanno diventando chilometri».
Poco prima di essere rimosso da capo delle forze armate, 8 mesi fa il generale Zaluzhny aveva scritto sull’Economist «siamo in stallo, una fase estremamente pericolosa e debilitante per l’Ucraina» che «ha bisogno di una svolta tecnologica». Sono arrivati i primi F-16 e armi a maggiore gittata, ma la vera svolta è l’attacco a …
DNIPRO — Il fronte del Donbass è rovente: il contrattacco a Kursk ha stravolto gli equilibri, la guerra è entrata in una fase cruciale. Ogni giorno i russi lanciano più di cento arrembaggi lungo tutto il fronte. La macchia delle nuove conquiste si distende così velocemente da far tremare i polsi all’ex colonnello della Sbu, ed esperto militare, Oleg Starikov: «Ci stanno distruggendo».
«Stanno cercando di tagliare il nostro fronte in due parti. Ora — spiega Starikov in un’intervista — la situazione si sviluppa in progressione aritmetica, ma ci sono segnali che possa diventare geometrica. I 300-400 metri conquistati al giorno stanno diventando chilometri».
Poco prima di essere rimosso da capo delle forze armate, 8 mesi fa il generale Zaluzhny aveva scritto sull’Economist «siamo in stallo, una fase estremamente pericolosa e debilitante per l’Ucraina» che «ha bisogno di una svolta tecnologica». Sono arrivati i primi F-16 e armi a maggiore gittata, ma la vera svolta è l’attacco a Kursk. Il presidente Zelensky l’ha rivendicato anche ieri come un successo: «Procede secondo i piani e adempie ai suoi compiti», e «può incidere sulle difficoltà a Pokrovsk e Toretsk» con «la possibile riduzione di truppe russe». Gli attacchi ucraini per allargare la falla in Russia proseguono, ma non stanno più producendo risultati. La situazione nel Donbass, al contrario, peggiora. Mariana Bezugla, vice capo della Commissione difesa e parlamentare del partito di Zelensky, ha scattato personalmente foto nelle trincee abbandonate a Selidove, alle porte di Pokrovsk, accusando il nuovo capo delle forze armate Syrsky di avere sguarnito il Donbass per Kursk. Diverse unità di veterani esperti sono state sostituite con neo coscritti dell’ultima mobilitazione, inesperti e non motivati. Ai primi bombardamenti rompono le righe e abbandonano le trincee.
Tra i soldati nel Donbass si raccolgono accuse simili, e la stampa internazionale critica ormai apertamente l’operazione a Kursk. Per il Washington Post, se il piano «avventuroso e audace» di Syrsky fallisse l’Ucraina potrebbe perdere molti soldati ben addestrati e una gran quantità di armi occidentali, e rischierebbe di perdere l’Est. Forbes riferisce che l’Ucraina non ha più riserve per rafforzare Pokrovsk, mentre la Russia non ha trasferito le forze dal Donbass e ha accelerato l’avanzata. Se cadesse Pokrovsk, avverte, l’intero fronte orientale sarebbe a rischio.
Il Financial Times critica Zelensky per avere attaccato piuttosto che difendere Pokrovsk. Per l’Economist «i rapidi progressi della Russia hanno messo in luce le debolezze delle difese dell’Ucraina» che «sarà costretta a usare tutto ciò che ha per fermare l’avanzata». Gli ucraini «si preparano già mentalmente per la difesa del Dnepr», dice l’analista della Bild, Julian Röpcke: «I soldati con cui parlo riescono a malapena a comprendere la catastrofe, è come se fosse stato dato l’ordine di ritirarsi».
Il capo dell’ufficio presidenziale Yermak e il ministro Umerov sono volati a Washington per chiedere nuovi aiuti e licenza di colpire in profondità, non è chiaro cosa abbiano ottenuto. Bezugla intanto denuncia il ritiro di due unità di veterani, la 72esima e 21esima, da Vuhledar, un bastione a Sud di Pokrovsk che il direttore dell’Istituto di Politica di Kiev, Ruslan Bortnik, definisce con Repubblica «molto più importante di Bakhmut o Pokrovsk» perché «protegge la linea ferroviaria e logistica per Mariupol e Crimea. Siamo costretti a riparare i buchi strappando una toppa, una o più brigate, e ricucendola altrove; poi strappandola di nuovo. È il rattoppo del fronte a cui assistiamo oggi».
Ma la svolta era una scelta necessaria. Il logorio al fronte, la mobilitazione impopolare, l’assenza di successi, il pessimismo tra alleati e ucraini erano un vicolo cieco. L’attacco a Kursk ha riportato ottimismo, offerto una carta per un eventuale negoziato, e fatto sperare che i russi attenuassero la pressione sul Donbass. L’ultimo punto si è rivelato un miraggio. Ora «la Russia può prendere l’intera regione di Donetsk entro novembre», dice a Bbc l’analista ucraino Mikhail Zhirokhov secondo cui a Mosca restano due mesi, se il tempo reggerà, per avanzare al riparo delle foglie e con terreno asciutto per i blindati. Ma un’altra incognita complica lo scenario: secondo molti analisti Zelensky punta a tenere Kursk «almeno fino alle elezioni Usa», ma potrebbe tentare una nuova controffensiva a sorpresa. Il governatore di Bryansk ha denunciato un tentativo d’assalto il 21 agosto. Il 27 i media russi parlano di un altro tentativo di sfondare: questa volta a Belgorod.