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Germania, non solo “arrabbiati”: l’ultradestra tedesca spinta da operai e giovani

(afp)

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A novembre sarà il 35esimo anniversario della riunificazione. Le umiliazioni subite dall’Est allora, sono ferite che spingono i ragazzi a votare l’ultradestra e auspicare un governo autoritario a Berlino
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BERLINO – A novembre sarà il trentacinquesimo anniversario dalla caduta del muro di Berlino, e le elezioni in Turingia e Sassonia sembrano confermare il luogo comune più banale. Il muro c’è ancora: è nelle teste. Se si vuol capire l’ascesa vertiginosa ma costante dell’estrema destra Afd nei land di là dell’Elba, è sicuramente utile studiare le analisi e le mappe del voto. Che sono mappe di dolore: testimoniano una popolarità più alta dell’ultradestra nelle aree di maggiore spopolamento e deindustrializzazione. Dove il senso di abbandono, da parte dello Stato, è più acuto. Ad esempio nelle regioni delle miniere, ormai chiuse, della Lausazia o dei Monti metalliferi. O in quasi tutte le aree rurali della Turingia, svuotate dall’emorragia dei giovani verso ovest.

Temi ricorrenti dal 1989

Chi ha osservato attentamente in questi anni le lettere a giornali locali come la Saechsische Zeitung, sa che ci sono soprattutto due temi che ricorrono dal 1989. Primo, il destino della Treuhand, il cong…

BERLINO – A novembre sarà il trentacinquesimo anniversario dalla caduta del muro di Berlino, e le elezioni in Turingia e Sassonia sembrano confermare il luogo comune più banale. Il muro c’è ancora: è nelle teste. Se si vuol capire l’ascesa vertiginosa ma costante dell’estrema destra Afd nei land di là dell’Elba, è sicuramente utile studiare le analisi e le mappe del voto. Che sono mappe di dolore: testimoniano una popolarità più alta dell’ultradestra nelle aree di maggiore spopolamento e deindustrializzazione. Dove il senso di abbandono, da parte dello Stato, è più acuto. Ad esempio nelle regioni delle miniere, ormai chiuse, della Lausazia o dei Monti metalliferi. O in quasi tutte le aree rurali della Turingia, svuotate dall’emorragia dei giovani verso ovest.

Temi ricorrenti dal 1989

Chi ha osservato attentamente in questi anni le lettere a giornali locali come la Saechsische Zeitung, sa che ci sono soprattutto due temi che ricorrono dal 1989. Primo, il destino della Treuhand, il conglomerato che assorbì tutte le aziende della ex Ddr. Troppe furono liquidate, nella furia di salvare un paese in bancarotta. Quelle che si salvarono, nove volte su dieci finirono nelle mani di investitori dell’Ovest o di stranieri. Per molti tedeschi dell’Est, ha ancora il sapore di un esproprio. Il secondo argomento più gettonato è quello dei titoli di studio della vecchia Germania est, rifiutati in quella unificata. Un’altra umiliazione e il sintomo di milioni di biografie spezzate. E di rabbie che si tramandano di padre in figlio. Ancora oggi, un tedesco dell’Est guadagna in media circa 3.750 euro lordi contro i 4.500 dei cugini dell’Ovest.

Un terzo elemento interessante, ma tipico di molte geografie occidentali (si pensi alle mappe della Brexit), è la spaccatura tra città e campagna. Secondo un’elaborazione dello Spiegel, in città come Jena, Erfurt o Dresda, solo il 21% ha votato Afd. Nelle aree rurali della Sassonia e della Turingia è quasi il 36%. Al contrario, i Verdi riescono ancora a raccogliere il 10% dei consensi nelle zone urbane, e solo il 2,2% in campagna.

I giovani e i lavoratori votano l’estrema destra

Come hanno rilevato molti studi recenti, l’Afd non è più solo il partito degli “arrabbiati”: è quello più popolare tra i lavoratori e tra i giovani, soprattutto a Est. E secondo un’analisi del voto di domenica della Fondazione Adenauer, chi vota Afd, “brucia i ponti” con gli altri partiti, non torna indietro. E in questa scelta c’entra anche l’ideologia. Ovvero, la mancanza di un’ideologia.

Per Immanuel Kant, l’illuminismo era “l’uscita dell’uomo da una condizione di minorità”. E chi è cresciuto in un Paese comunista, sostiene Frank Richter, teologo ed ex direttore della “Centrale per l’educazione politica” in Sassonia, fatica a vivere in un mondo senza “obiettivi, visioni e ideali”. E “il nazionalismo riempie spesso un vuoto”, Tanto più in una delle regioni più atee d’Europa. Una considerazione che sembra confermata dalle mappe del voto: il nordovest della Turingia, a prevalenza cattolica, ha votato soprattutto Cdu.

Il crollo della democrazia

Un anno fa, uno studio dell’Università di Lipsia ha scosso la Germania. Era basato su un ampio sondaggio tra i tedeschi dell’Est, ne evidenziò la tendenza ad abbracciare tesi estremiste. Uno su due sognava “un partito forte”, spiegò Elmar Brähler, professore di Psicologia medica di Lipsia, aggiungendo che a Est “il potenziale per elettori di estrema destra è molto più alto”. L’attaccamento alla democrazia era crollato. E le ragioni erano anche biografiche. “Un quarto si sente un perdente della caduta del Muro”. Peggio: guardando indietro, all’opprimente regime comunista, “la percentuale di chi si riteneva soddisfatto, nella Ddr, è alto”, rivelò Oliver Decker, demografo della stessa Università. Due terzi dei tedeschi dell’Est ammettevano di avere “Ostalgie”, nostalgia della Germania est. Un fallimento.

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