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Il post elezioni in Germania: quando si resta senza alternative

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Il commento agli ultimi successi elettorali dell’Afd dello scrittore Thomas Brussig, cresciuto a Berlino Est, autore di romanzi e sceneggiature. È uno dei fondatori del “Gruppe 05” di Lubecca
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In Germania, per reagire ai successi elettorali dell’Alternative fuer Deutschland (Afd) dopo ogni votazione, vengono utilizzate due figure retoriche. Una rimpicciolisce l’Afd guardandola, per così dire, dall’altra del telescopio. Se per esempio l’Afd ha ottenuto il dieci per cento dei voti, si afferma: «Il novanta per cento non ha votato per loro!». Se invece ha ottenuto il venti per cento, i commenti incoraggianti sottolineano che «L’ottanta per cento non ha votato per loro!» - L’altra figura retorica è la domanda: «Come è potuto accadere?». È senz’altro una domanda pertinente, perché l’Afd sta ottenendo risultati fantastici, anche se la campagna elettorale che li ha preceduti è stata un incubo. È quel che è avvenuto in occasione delle elezioni europee, quando i loro principali candidati si sono rivelati agenti al servizio di Mosca e di Pechino e hanno fatto una figura così vergognosa che la direzione del partito li ha banditi da tutte le apparizioni elettorali (una loro sostituzione…

In Germania, per reagire ai successi elettorali dell’Alternative fuer Deutschland (Afd) dopo ogni votazione, vengono utilizzate due figure retoriche. Una rimpicciolisce l’Afd guardandola, per così dire, dall’altra del telescopio. Se per esempio l’Afd ha ottenuto il dieci per cento dei voti, si afferma: «Il novanta per cento non ha votato per loro!». Se invece ha ottenuto il venti per cento, i commenti incoraggianti sottolineano che «L’ottanta per cento non ha votato per loro!» - L’altra figura retorica è la domanda: «Come è potuto accadere?». È senz’altro una domanda pertinente, perché l’Afd sta ottenendo risultati fantastici, anche se la campagna elettorale che li ha preceduti è stata un incubo. È quel che è avvenuto in occasione delle elezioni europee, quando i loro principali candidati si sono rivelati agenti al servizio di Mosca e di Pechino e hanno fatto una figura così vergognosa che la direzione del partito li ha banditi da tutte le apparizioni elettorali (una loro sostituzione non era più possibile per motivi legali).

Alla domanda «Come è potuto accadere?», riferita alla Germania orientale (dove l’Afd è spesso ben più forte che nella maggior parte delle elezioni che si svolgono nella Germania occidentale), si risponde spesso con la storia della Ddr: chiunque sia cresciuto sotto una dittatura non potrà mai capire cosa ha in una democrazia. Ah sì? Allora, chiunque sia cresciuto con la televisione e i telefoni a disco non capirà mai cosa possano offrirgli Internet e gli iPhone. O no?

La democrazia tedesca è in una strana condizione. C’è una serie di questioni su cui quasi tutti i partiti sono d’accordo, ad eccezione dell’Afd. Se tutti i partiti (tranne l’Afd) sono contro il motore a combustione, contro l’energia nucleare, a favore del sostegno all’Ucraina (e in passato, ad esempio, a favore delle misure anti-coronavirus, a favore dei matrimoni gay, ecc.), allora non c’è da meravigliarsi se un partito che ha una posizione diversa diventa forte. Ma se il servizio militare obbligatorio viene abolito e i matrimoni gay introdotti sotto la guida di un partito conservatore, se un partito socialdemocratico taglia e ridimensiona il sistema sociale e se i Verdi non chiedono nemmeno il ritorno all’energia nucleare di fronte al cambiamento climatico, si tratta di una sciagurata unità tra i partiti. Si fa finta che ci sia una sola opinione su queste questioni.

Angela Merkel definì una situazione del genere “senza alternative”, riferendosi al salvataggio dell’euro greco. Ma se i partiti stentano a differenziarsi sulle questioni essenziali, c’è bisogno di un partito che rappresenti posizioni diverse (sì, anche piuttosto stupide, non maggioritarie), per ragioni di igiene democratica. E purtroppo l’Afd ricopre proprio questo ruolo. Perché si distingue non solo per le sue posizioni (cosa che accetto di buon grado), ma per la sua condotta in generale (motivo per cui la temo e la detesto).

Tutti coloro che votano per l’Afd sanno in cuor loro che stanno facendo qualcosa di indecente. L’Afd è il partito del risentimento e dell’aperto disprezzo. Con l’elezione di Donald Trump nel 2016 (e negli anni del suo primo mandato), si è verificata una rottura nella cultura politica: l’agitatore disinibito, il bugiardo, l’illusore e il demagogo è diventati un oggetto di culto. L’adultero, il truffatore, l’evasore fiscale, lo stupratore, ecc. può essere eletto dipingendosi come la vittima di un sistema odioso, come una sorta di Robin Hood, cosa che non è. Il suo successo si basa sull’odio e il disprezzo di molte persone per “il sistema”.

Per quanto riguarda la Germania dell’Est, questo «appello al lato oscuro» è un’eredità del periodo post-riunificazione, quando intere aree del Paese furono deindustrializzate e a centinaia di migliaia, se non milioni, fu detto di restare lì ricorrendo a ciniche considerazioni di efficienza. Fu un esercizio di spietatezza ed egoismo, condito da una retorica a base di domande del tipo: «Chi ha bisogno delle biblioteche? Degli asili nido? Del teatro provinciale? Dei club giovanili?». Allo stesso tempo fu messa in discussione la germanicità dei tedeschi dell’Est; Non erano veri tedeschi, ma tedeschi di seconda classe, tedeschi che avevano sofferto la dittatura e per di più brutti e sporchi. In questo senso, buona parte del risentimento che oggi si riversa nei confronti dei rifugiati e degli immigrati è proprio la trasposizione di quanto appreso allora. Le umiliazioni vissute trent’anni fa nel tentativo di diventare tedeschi (e non più cittadini della DDR) vengono inflitte a coloro che ora vengono nella Germania (dell’Est) e vogliono diventare tedeschi.

Purtroppo una cosa è chiara: l’Afd non si fermerà; questo partito non è destinato a tornare nell’ombra. Ma quanto successo può ancora ottenere? Un tempo la CSU aveva un leader in Franz Josef Strauss, un politico fermamente conservatore che sembrava trasudare anticomunismo da ogni poro («L’unica cosa rimasta alla mia destra è il muro»), un leader che riuscì a raggiungere il settanta per cento dei voti nelle elezioni regionali bavaresi. Dopotutto, il trenta per cento non aveva votato per lui.

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