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La Turchia chiede di entrare nei Brics: per la prima volta sarà a un vertice in Russia. Le ragioni della svolta di Erdogan

(reuters)
Ankara, membro della Nato, vuole entrare nell’alleanza economica anti-occidentale
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Il portavoce dell’Akp, il partito del presidente Erdogan, Omar Celik conferma che la Turchia chiede di entrare a far parte dei Brics Plus, quella alleanza economica e politica fondata da Brasile, India, Russia e Cina che si sta allargando anche ad altri Paesi in chiaro spirito di opposizione e di alternativa ai governi occidentali. La richiesta formale sarà discussa già a un prossimo vertice in Russia che si terrà a ottobre, e dove Vladimir Putin ha proposto a Xi Jingping di avere un incontro bilaterale separato. Se fosse accolta, la Turchia sarebbe il primo membro della Nato – e non un membro di seconda fila, ha il secondo esercito dopo quello degli Stati Uniti – a stringere un patto di avvicinamento a russi e cinesi.

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La notizia era stata anticipata dalla testata americana Bloomberg, che spiega questa mossa con la voglia da parte di Erdogan di prendersi una rivincita sull’Unione europea. Bru…

Il portavoce dell’Akp, il partito del presidente Erdogan, Omar Celik conferma che la Turchia chiede di entrare a far parte dei Brics Plus, quella alleanza economica e politica fondata da Brasile, India, Russia e Cina che si sta allargando anche ad altri Paesi in chiaro spirito di opposizione e di alternativa ai governi occidentali. La richiesta formale sarà discussa già a un prossimo vertice in Russia che si terrà a ottobre, e dove Vladimir Putin ha proposto a Xi Jingping di avere un incontro bilaterale separato. Se fosse accolta, la Turchia sarebbe il primo membro della Nato – e non un membro di seconda fila, ha il secondo esercito dopo quello degli Stati Uniti – a stringere un patto di avvicinamento a russi e cinesi.

(reuters)

La notizia era stata anticipata dalla testata americana Bloomberg, che spiega questa mossa con la voglia da parte di Erdogan di prendersi una rivincita sull’Unione europea. Bruxelles da otto anni tiene in sospeso la sua domanda di adesione della Turchia e c’è molta diffidenza sul suo possibile ingresso. I Brics Plus invece, al contrario dell’Ue, non fanno particolari richieste di riforme e revisioni interne prima di ammettere un nuovo membro all’alleanza. Bloomberg scrive che la richiesta, in realtà, è stata già fatta molti mesi fa.

L’occasione per dare forza a questa operazione è stata il G7 italiano, ospitato a Borgo Ignazia a metà giugno. Erdogan, che partecipava come invitato, durante un incontro chiese al presidente brasiliano Lula di appoggiare la sua richiesta di ingresso nei Brics. Nello stesso mese il suo ministro degli Esteri, Hakan Fidan, arrivò in visita in Cina – un altro sponsor fondamentale per ottenere l’accesso. Fidan è stato il capo dell’intelligence per quasi tutti gli anni di Erdogan al potere ed è considerato la scatola nera del potere erdoganiano, addetto alle missioni più delicate. Ma l’intenzione della Turchia di unirsi all’alleanza risale a molto tempo prima ancora, al vertice dei Brics a Johannesburg in Sudafrica del 2018 al quale sedette soltanto come osservatrice.
La notizia di questi giorni non è una sorpresa, è piuttosto l’accelerazione di un movimento in corso da tempo. I Brics Plus esercitano una fascinazione forte per le medie potenze che vogliono acquistare rilevanza, come Egitto, Arabia Saudita, Iran e – appunto – la Turchia di Erdogan. La richiesta turca farà compagnia a quelle di altri trenta Paesi, finiti in lista di attesa.

Per alcuni analisti turchi questa richiesta non equivale a un allontanamento di Ankara dalla Nato e dai rapporti con l’Occidente e con l’Europa – che dal punto di vista commerciale è un partner irrinunciabile. Erdogan è un esperto nel giocare su due tavoli allo stesso tempo e la Turchia, anche per la posizione geografica, trova naturale trattare con entrambi i lati di ogni situazione. Valga come esempio la guerra d’invasione in Ucraina, dove Ankara è stata mediatrice con buoni risultati a favore di Kiev (il patto sul trasporto navale del grano nel luglio 2022) e non ha mai preso posizione in modo irrimediabile con oppure contro Putin. Secondo loro, Erdogan con questa richiesta ai Brics starebbe semplicemente diversificando i suoi investimenti diplomatici, scommettendo su un blocco di alleati e anche sull’altro.


Tuttavia, è difficile non vedere questo scivolamento un po’ più lontano dall’Europa come un colpo all’influenza occidentale. La Nato in questi anni ha guadagnato l’adesione di Finlandia e Svezia, ma la Turchia adesso sceglie un’altra squadra per fare alleanze commerciali, bancarie e – inevitabilmente – anche per prendere decisioni.

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