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Zelensky prepara il maxi-rimpasto. Pioggia di dimissioni nel governo, se ne va anche il ministro degli Esteri Kuleba

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Una crisi politica si scatena nel Paese nel mezzo di una fase delicata della guerra. Via anche i responsabili di Giustizia e Infrastrutture strategiche
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Quattro ministri del governo ucraino presentano le dimissioni – per protesta – e i parlamentari ucraini più informati parlano di un imminente rimpasto di governo, che dovrebbe avvenire entro questa settimana e potrebbe coinvolgere fino a metà dei ministri, tra cui anche le due vicepremier Olha Stefanishyna e Iryna Vereshchuk.

Una crisi politica per il presidente Volodymyr Zelensky, dunque, nel mezzo della guerra – che di solito mette un freno ai litigi pubblici ma che in questo caso non sarebbe stata una ragione sufficiente. I ministri che si dimettono sono quello delle Industrie strategiche, Oleksandr Kamyshin, della Giustizia Denys Maluska, dell’Ecologia Ruslan Strilets e soprattutto il responsabile degli Esteri Dmytro Kuleba. Un pugno di funzionari e politici con incarichi inferiori ha seguito il loro esempio. Anche Kamyshin è una figura cruciale, l’ex capo delle ferrovie – un comparto che è l’orgoglio nazionale – messo a guidare lo sforzo bellico dell’Ucraina per creare e pro…

Quattro ministri del governo ucraino presentano le dimissioni – per protesta – e i parlamentari ucraini più informati parlano di un imminente rimpasto di governo, che dovrebbe avvenire entro questa settimana e potrebbe coinvolgere fino a metà dei ministri, tra cui anche le due vicepremier Olha Stefanishyna e Iryna Vereshchuk.

Una crisi politica per il presidente Volodymyr Zelensky, dunque, nel mezzo della guerra – che di solito mette un freno ai litigi pubblici ma che in questo caso non sarebbe stata una ragione sufficiente. I ministri che si dimettono sono quello delle Industrie strategiche, Oleksandr Kamyshin, della Giustizia Denys Maluska, dell’Ecologia Ruslan Strilets e soprattutto il responsabile degli Esteri Dmytro Kuleba. Un pugno di funzionari e politici con incarichi inferiori ha seguito il loro esempio. Anche Kamyshin è una figura cruciale, l’ex capo delle ferrovie – un comparto che è l’orgoglio nazionale – messo a guidare lo sforzo bellico dell’Ucraina per creare e produrre armi da usare per resistere all’invasione russa.

Il giorno prima Kamyshin aveva rilasciato un’intervista alla Cnn con i soliti toni che parlano di lotta a oltranza e questo rafforza l’idea che le dimissioni improvvise siano una scelta fatta per protesta. Il caso politico che potrebbe spiegare questa crisi è la cacciata, lunedì, di Volodymyr Kudritsky, il direttore di Ukrenergo, l’agenzia nazionale dell’energia elettrica. Kudritsky sarebbe accusato di non avere fatto abbastanza per proteggere le centrali dagli attacchi a ripetizione della Russia – che bombarda la rete elettrica dell’Ucraina per mettere in ginocchio la popolazione civile, soprattutto adesso con l’avvicinarsi dell’inverno, e le industrie. La cacciata è avvenuta dopo l’incontro, una settimana fa, del presidente Zelensky con i vertici militari per capire come affrontare il problema. Ma in molti, su Telegram e nei commenti sui giornali, sostengono che la sua fine sia motivata da motivi politici. Kudritsky avrebbe perso il favore del presidente e della sua cerchia e sarebbe stato esautorato in modo brutale, per fare spazio a qualcun altro anche nel ruolo, molto importante, che riguarda la gestione degli aiuti internazionali. Ukrenergo è un’agenzia strategica ed è in contatto diretto con i governi alleati, perché di fatto permette all’Ucraina di continuare a funzionare. Dalle sue casse passano finanziamenti importanti e la crisi politica potrebbe essere – potrebbe, perché si sta parlando di una ipotesi – il riflesso di una lotta tra fazioni per il suo controllo. Il consiglio dei supervisori ha denunciato interferenze politiche non meglio precisate e due supervisori su quattro si sono dimessi.

Le dimissioni clamorose, in questo contesto, sarebbero un modo per sovrastare anche solo per poco il frastuono della guerra che copre tutto. Ieri missili russi hanno ucciso più di quaranta persone a Poltava, cittadina lontana da tutti i fronti: una delle stragi più gravi, se non si conta quelle che avvengono di continuo nelle zone dove si combatte.

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