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L’apertura di Netanyahu sul ritiro da Philadelphi: “Ma deve diventare impermeabile”

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Il portavoce del Dipartimento di Stato Usa aveva annunciato che lo Stato ebraico aveva accettato di lasciare l’area
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GERUSALEMME – Israele è “aperta” a considerare il ritiro dal Corridoio di Philadelphi se qualcuno sarà capace di assicurare che per Hamas non sarà possibile riarmarsi attraverso i suoi tunnel e le condizioni per il cessate il fuoco permanente devono includere questa garanzia. Lo ha detto il Primo Ministro Benjamin Netanyahu durante una conferenza alla stampa estera, proprio nelle stesse ore in cui Matthew Miller, portavoce del Dipartimento di Stato Usa, ha ribadito come Israele abbia accettato di ritirarsi dalle aree densamente popolate della Striscia di Gaza, incluso Philadelphi.

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«Portatemi qualcuno che possa dimostrarci, non sulla carta, ma sul terreno, giorno dopo giorno, la capacità di prevenire quanto accaduto fino ad ora, e siamo aperti a considerare il ritiro», le parole di Netanyahu, che ha aggiunto: «Le condizioni necessarie per un cessate il fuoco permanente devono includere una situaz…

GERUSALEMME – Israele è “aperta” a considerare il ritiro dal Corridoio di Philadelphi se qualcuno sarà capace di assicurare che per Hamas non sarà possibile riarmarsi attraverso i suoi tunnel e le condizioni per il cessate il fuoco permanente devono includere questa garanzia. Lo ha detto il Primo Ministro Benjamin Netanyahu durante una conferenza alla stampa estera, proprio nelle stesse ore in cui Matthew Miller, portavoce del Dipartimento di Stato Usa, ha ribadito come Israele abbia accettato di ritirarsi dalle aree densamente popolate della Striscia di Gaza, incluso Philadelphi.

(agf)

«Portatemi qualcuno che possa dimostrarci, non sulla carta, ma sul terreno, giorno dopo giorno, la capacità di prevenire quanto accaduto fino ad ora, e siamo aperti a considerare il ritiro», le parole di Netanyahu, che ha aggiunto: «Le condizioni necessarie per un cessate il fuoco permanente devono includere una situazione in cui il corridoio non possa essere perforato».

Gli sviluppi arrivano dopo giorni di feroci le polemiche sulla striscia di 14 chilometri che marca il confine tra Gaza ed Egitto, sia in Israele che a livello internazionale. Benny Gantz, uno dei leader dell’opposizione che fino a pochi mesi fa partecipava al governo di unità nazionale, ha accusato il premier di aver costantemente messo i bastoni tra le ruote di un accordo e che pur essendo Philadephi importante «l’apparato di sicurezza saprà come fornire una soluzione al problema, con la consapevolezza che la massima priorità è il ritorno degli ostaggi».

Intanto dagli Stati Uniti arriva la notizia che il Dipartimento di Giustizia ha presentato capi di imputazioni contro Yahya Sinwar e altri cinque leader di Hamas per il massacro del 7 ottobre, incluso fornire supporto materiale a un’organizzazione terroristica straniera, cospirazione per uccidere cittadini statunitensi e cospirazione per usare armi di distruzione di massa. Una mossa largamente simbolica ma che vuole lanciare il segnale della volontà di Washington di muoversi contro l’organizzazione terroristica su ogni fronte.

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