Francia, parla la donna fatta stuprare per anni dal marito: “Una barbarie. Usata come una bambola di pezza”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - «Voglio ringraziare i poliziotti, mi hanno salvato la vita». Nel processo al mostro di Mazan, piccolo comune nel sud della Francia, è il giorno di Gisèle. La donna settantenne drogata dal coniuge per essere sottoposta a violenze sessuali da decine di sconosciuti mentre era stordita da un sonno chimico. Una «barbarie» - parola usata da Gisèle – durata per oltre dieci anni con più di cinquanta uomini che hanno stuprato una donna inerte nella sua camera da letto. «Come una bambola di pezza» ricorda ora la vittima che parla per la prima volta nel processo.
Uno tsunami
Sul banco degli imputati c'è Dominique Pélicot, fermato in un supermercato per aver filmato sotto le gonne di alcuni clienti. È così che è cominciato quello che Gisèle definisce come uno «tsunami». A poco a poco si è spalancato il baratro davanti a lei. La realtà del supplizio di cui è stata ignara vittima. «Ho fatto una stupidaggine» confessa Dominique, ex dipendente del gigante dell'energia francese Edf, alla mogl…
PARIGI - «Voglio ringraziare i poliziotti, mi hanno salvato la vita». Nel processo al mostro di Mazan, piccolo comune nel sud della Francia, è il giorno di Gisèle. La donna settantenne drogata dal coniuge per essere sottoposta a violenze sessuali da decine di sconosciuti mentre era stordita da un sonno chimico. Una «barbarie» - parola usata da Gisèle – durata per oltre dieci anni con più di cinquanta uomini che hanno stuprato una donna inerte nella sua camera da letto. «Come una bambola di pezza» ricorda ora la vittima che parla per la prima volta nel processo.
Uno tsunami
Sul banco degli imputati c'è Dominique Pélicot, fermato in un supermercato per aver filmato sotto le gonne di alcuni clienti. È così che è cominciato quello che Gisèle definisce come uno «tsunami». A poco a poco si è spalancato il baratro davanti a lei. La realtà del supplizio di cui è stata ignara vittima. «Ho fatto una stupidaggine» confessa Dominique, ex dipendente del gigante dell'energia francese Edf, alla moglie dopo il fermo nel centro commerciale. La moglie lo perdona e insieme decidono di consultare un psicologo. Ma gli investigatori hanno intanto cominciato a esaminare il computer dell'uomo. E scoprono un archivio di immagini di violenze sessuali. Il marito non solo ha adescato online gli stupratori di sua moglie, invitandoli a casa, ma ha anche filmato e ripreso tutto per giorni, mesi, anni.
La rivelazione
In aula, Gisèle ha ricordato il suo primo interrogatorio con il tenente del commissariato di Carpentras, in seguito al fermo del marito nel supermercato. «Il poliziotto mi ha chiesto se praticavo lo scambismo o il triolismo. Ho risposto di no, che non avrei sopportato la vista di altre sul mio corpo di mio marito”. A quel punto l'agente ha avvertito Gisèle di prepararsi a vedere contenuti scioccanti. “Mi hanno mostrato le immagini di me che giacevo inerte sul mio letto, mentre degli sconosciuti mi violentavano. Sono crollata. Mi hanno dato un bicchiere d'acqua ed è arrivato uno psicologo”.
Violenza senza fine
Sono stati recensiti 92 atti di violenza dal 2011, quando la coppia viveva ancora nella regione di Parigi, fino al 2020, quando ormai si era trasferita a Mazan. Fra gli imputati, tutte le età (da 26 a 72 anni), le categorie e i tipi di persone: pompieri, artigiani, infermieri, giornalisti, guardie carcerarie. Celibi, sposati, divorziati. Alcuni si sono presentati in aula coperti da mascherine Covid, sostenendo attraverso gli avvocati di aver pensato di partecipare a giochi sessuali consentiti.
Durante una perquisizione nella casa di Pélicot, la polizia ha trovato Temesta, un potente ansiolitico, nascosto negli scarponi da trekking di Gisèle, oltre a prescrizioni di Viagra. “Avevamo tre figli e sette nipotini. Eravamo uniti. I nostri amici ci dicevano che eravamo la coppia ideale. Il trauma è stato immenso” prosegue la vittima in aula. Gisèle ricorda l'improvviso trasloco. “Il tenente mi disse che non potevo restare a casa, tutte queste persone conoscevano il mio indirizzo, potevano presentarsi in qualsiasi momento. Ho messo cinquant'anni della mia vita in due valigie, ho preso il mio cane e sono partita. È stato surreale”.
Senza ricordi
In tutti questi anni di calvario, Gisèle ricorda gli improvvisi vuoti di memoria, la fatica di svegliarsi al mattino. Si è preoccupata, temevo di avere un tumore al cervello o l’inizio del morbo di Alzheimer. La vittima racconta anche di aver avuto frequenti problemi ginecologici: infezioni del collo dell'utero, malattie sessuali. Uno degli imputati, che era sieropositivo, l'ha violentata sei volte. Per miracolo, lei non è stata contagiata.
“Non c'è stata pietà. Nessuno di loro ha pensato: ‘Questo è troppo’” continua Gisèle, che compirà 72 anni a dicembre. “Sono stata sacrificata sull'altare del vizio” dice a un certo punto la donna nella sua sconvolgente testimonianza in aula, in cui sono presenti militanti femministe e rappresentanti di associazioni che lottano contro la “sottomissione chimica”, fenomeno in aumento anche tra giovani.
Gisèle ha chiesto che il processo sia pubblico per sensibilizzare l'opinione pubblica . Questi uomini mi hanno profanata, anche se ero inerte come una donna morta. Il mio corpo era caldo, ma ero come morta. Mi hanno preso per una bambola di pezza, un sacco della spazzatura. “Nessuno di loro ha pensato che fosse sbagliato” dice ancora Gisèle. “Non so se riuscirò mai a superarlo. Ma mi dico che il giorno in cui una donna si sveglierà al mattino senza ricordare cosa ha fatto il giorno prima, forse penserà alla mia testimonianza”.