Il ritorno dell’Isis: ora incita alla Jihad in Europa appellandosi ai coltelli dei lupi solitari
di Daniele RaineriCi sono due punti interessanti nel raid lanciato nelle ore prima dell’alba di giovedì 29 agosto da soldati americani e iracheni contro lo Stato islamico in un angolo remoto del deserto iracheno. Il primo – al secondo ci arriviamo dopo – è l’uomo al centro della caccia: per ora non è ancora uscito il suo nome e nemmeno se è stato catturato, ucciso oppure se è riuscito a fuggire. Ma dal poco che è trapelato aveva il compito di dirigere attentati in Europa e Medio Oriente. Questo spiega forse le dimensioni del raid: duecento uomini, arrivati in parte a bordo di elicotteri, che hanno circondato quattro piccole costruzioni anonime e hanno ucciso quattordici uomini dello Stato islamico, che avevano con loro armi, documenti, archivi e cinture esplosive – come se fossero abituati alla possibilità di un assalto improvviso e quindi pronti a non farsi catturare vivi. Il materiale preso sul posto è nelle mani degli analisti dell’intelligence. Sette soldati americani sono rimasti feriti, la maggio…
Ci sono due punti interessanti nel raid lanciato nelle ore prima dell’alba di giovedì 29 agosto da soldati americani e iracheni contro lo Stato islamico in un angolo remoto del deserto iracheno. Il primo – al secondo ci arriviamo dopo – è l’uomo al centro della caccia: per ora non è ancora uscito il suo nome e nemmeno se è stato catturato, ucciso oppure se è riuscito a fuggire. Ma dal poco che è trapelato aveva il compito di dirigere attentati in Europa e Medio Oriente. Questo spiega forse le dimensioni del raid: duecento uomini, arrivati in parte a bordo di elicotteri, che hanno circondato quattro piccole costruzioni anonime e hanno ucciso quattordici uomini dello Stato islamico, che avevano con loro armi, documenti, archivi e cinture esplosive – come se fossero abituati alla possibilità di un assalto improvviso e quindi pronti a non farsi catturare vivi. Il materiale preso sul posto è nelle mani degli analisti dell’intelligence. Sette soldati americani sono rimasti feriti, la maggior parte – dice un’indiscrezione – da una granata che uno di loro avrebbe lanciato male.
Ma anche se non volessimo fidarci dei comunicati, scarnissimi, del Pentagono, che ha confermato l’operazione e di quelli, un po’ più lunghi, delle forze irachene (che però sono imbarazzate dalla presenza degli americani), resta il fatto che lo Stato islamico sta davvero puntando di nuovo sulle operazioni in Europa e lo ha appena annunciato. Il gruppo ha un bollettino ufficiale che viene pubblicato in formato pdf ogni giovedì sera su internet in lingua araba. Ogni settimana c’è un editoriale che occupa per intero la terza pagina. Alla fine di agosto il titolo dell’editoriale era: “Una Jihad in Europa!”.
Il potere di un coltello
Il testo spiega che Dio non affida mai ai suoi fedeli compiti al di sopra delle loro forze e quindi anche un accoltellamento in nome dello Stato islamico è caro ai suoi occhi. Nota che c’è un coltello in ogni cucina per poi vantarsi del fatto che la Germania è stata appena costretta a inasprire le leggi sui coltelli per provare a fermare gli aspiranti attentatori. Una jihad in Europa, quindi, fatta da volontari sparpagliati che prima di lanciare i loro attacchi mandano allo Stato islamico video nei quali giurano fedeltà. Non fanno parte dello Stato islamico, ma ne diventano parte nel momento in cui cominciano a uccidere.
A giugno un tizio armato di balestra ha ucciso la guardia d’ingresso all’ambasciata di Israele a Belgrado. All’inizio di agosto la popstar più famosa del mondo, Taylor Swift, ha annullato tre concerti a Vienna perché le autorità hanno scoperto che tre attentatori volevano attaccare i suoi fan con bombe fatte in casa e coltelli. L’informazione è arrivata agli austriaci dalla Cia, che ha un solo modo per prevenire questi attacchi: intercetta, quando ci riesce, le chat degli aspiranti stragisti mentre comunicano le loro intenzioni ai loro contatti dello Stato islamico. Non succede sempre. Venerdì 23 agosto un’altra recluta ha ucciso a coltellate tre persone in strada a Solingen, in Germania, ha mandato allo Stato islamico i suoi video, prima e dopo l’attentato, e due giorni dopo si è consegnata alla polizia.
Dal deserto all’Europa
Il secondo punto interessante del raid è che lo Stato islamico, per tradizione, vede quel deserto di al Anbar come un luogo dove affrontare un periodo mistico di sopportazione e resistenza alle sue crisi cicliche, prima di tornare di nuovo forte. Fu così nel 2010, quando in un raid identico di americani e iracheni furono uccisi i leader dell’epoca, rimpiazzati subito da Abu Bakr al Baghadi che poi appena quattro anni dopo annunciò il Califfato da Mosul. Adesso la crisi, dal punto di vista dei fanatici, sembra meno profonda di allora. Lo Stato islamico nell’ultimo anno ha raddoppiato le sue operazioni in Siria e in Iraq e – a differenza del 2010 – dirige una campagna gigantesca di combattimenti di espansione nel Sahel africano.
Gli Stati della regione, alle prese con golpe e dopo golpe, non riescono a tenere sotto controllo gli estremisti e i loro estremisti rivali affiliati ad al Qaeda. Un esperto belga che tiene d’occhio il Sahel, Pieter Van Ostaeyen, spiega a Repubblica che tutti i numeri puntano verso l’alto e la tendenza non si arresterà: ogni mese gli indicatori – il numero di attacchi dei gruppi jihadisti, il numero di vittime, il numero di comunicati di rivendicazione – è più alto del mese precedente. L’impressione è che in questo momento la minaccia più forte per lo Stato islamico nel Sahel non siano gli eserciti locali, ma i combattenti di al Qaeda, che girano in bande pericolosissime. Pochi giorni fa, a Barsalogho in Burkina Faso, hanno massacrato un numero di persone compreso fra duecento e trecento. Soldati, hanno provato a spiegare dopo in un comunicato.