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Michel Barnier, nuovo premier francese: chi è l’ex Mr. Brexit che ama la montagna e potrebbe convincere Le Pen

(afp)

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Lo annuncia l’Eliseo. Il 73enne ex negoziatore Ue per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, diventa il primo ministro più anziano della Quinta Repubblica succedendo a Gabriel Attal, il più giovane
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PARIGI – È stato il Mr. Brexit a Bruxelles e ora dovrà impedire non un Frexit ma una vittoria dell'estrema destra alle prossime scadenze elettorali. Michel Barnier è il nuovo premier. Emmanuel Macron ha scelto questo politico della destra di lunga esperienza per formare un nuovo governo che chiude - almeno per ora - l’incertezza uscita dalle elezioni politiche anticipate di luglio.

In meno di un anno, la staffetta all'hotel Matignon – sede dell'esecutivo – si fa tra il più giovane premier della Quinta Repubblica (Gabriel Attal, 35 anni) al più anziano (73 anni).

Dopo oltre cinquanta giorni di stallo, in una giostra di totopremier che sembrava impazzita, con nomi bruciati uno dopo l'altro, è su Barnier che ricade l'arduo compito di dare “stabilità” alla Francia, come chiede l'Eliseo.

Entrato in politica giovanissimo, mezzo secolo fa, il nuovo premier ha attraversato tutte le stagioni della destra, quando il partito gollista si chiamava ancora Udr, poi Rpr, Ump e infine Républicains. A …

PARIGI – È stato il Mr. Brexit a Bruxelles e ora dovrà impedire non un Frexit ma una vittoria dell'estrema destra alle prossime scadenze elettorali. Michel Barnier è il nuovo premier. Emmanuel Macron ha scelto questo politico della destra di lunga esperienza per formare un nuovo governo che chiude - almeno per ora - l’incertezza uscita dalle elezioni politiche anticipate di luglio.

In meno di un anno, la staffetta all'hotel Matignon – sede dell'esecutivo – si fa tra il più giovane premier della Quinta Repubblica (Gabriel Attal, 35 anni) al più anziano (73 anni).

Dopo oltre cinquanta giorni di stallo, in una giostra di totopremier che sembrava impazzita, con nomi bruciati uno dopo l'altro, è su Barnier che ricade l'arduo compito di dare “stabilità” alla Francia, come chiede l'Eliseo.

Entrato in politica giovanissimo, mezzo secolo fa, il nuovo premier ha attraversato tutte le stagioni della destra, quando il partito gollista si chiamava ancora Udr, poi Rpr, Ump e infine Républicains. A differenza di altri, non ha mai abbandonato la sua famiglia politica, e questo gli vale il sostegno dell'attuale leader Laurent Wauquiez. Nel 2022, Barnier si era anche candidato alla primarie della destra per la presidenziale, arrivato al terzo posto.

Macron si affida quindi a un vecchio leone della politica e a un grande negoziatore come ha dimostrato durante le lunghe e tormentate trattative con il Regno Unito per la Brexit. Due volte commissario a Bruxelles, più volte ministro a Parigi (Ambiente, Affari europei, Agricoltura, Esteri), il capo negoziatore dell'Ue ha dimostrato una tenacia forse dovuta alle sue origini savoiarde, da cui il suo soprannome di “Montanaro”.

Ha imparato a conoscere prima le fragilità di Theresa May e poi le bizze di Boris Johnson, in una partita a scacchi che sembrava senza fine. Europeista convinto, aveva lavorato al progetto di Convenzione di Valery Giscard d’Estaing. Quando aveva chiuso l'agognato deal per l'uscita di Londra dall'Ue, Barnier aveva promesso: “La Francia mi manca, voglio dedicarmi al mio paese”. È cosa fatta.

Dopo che il suo nome era già stato fatto a luglio, questo uomo elegante, con un profondo sguardo azzurro, è entrato mercoledì sera all'Eliseo, chiamato in urgenza per un colloquio risultato decisivo. Nella battaglia di veti, il «Montanaro» è sembrato a Macron quello che ha meno di possibilità di essere vittima di una «coalizione contraria».

In un parlamento dove non esiste più una maggioranza netta, e dove la cultura delle larghe intese fatica ad attecchire, Barnier dovrà tentare di galleggiare senza essere affondato da una censure, una mozione di sfiducia votata dalla maggioranza dei deputati.

Per ironia della sorte, Barnier che ha negoziato con un simbolo dei sovranisti, potrebbe riuscire a formare un governo grazie all'astensione costruttiva di Marine Le Pen. Questa è almeno la promessa della leader dell'estrema destra in questa fase, sebbene abbia annunciato che il suo partito “non parteciperà a un governo Barnier”: "Oggi ci troviamo nella situazione che avevamo annunciato, quella del caos. Vedremo se Michel Barnier riuscirà almeno a garantire il pareggio del bilancio", ha aggiunto Le Pen, che poco prima aveva dichiarato che "non ci sarà alcuna sfiducia immediata a Barnier”: "Sembra soddisfare almeno il primo criterio che avevamo richiesto, cioè un uomo rispettoso delle diverse forze politiche e capace di sapersi rivolgere al Raggruppamento Nazionale, che è il primo gruppo dell'Assemblea Nazionale, allo stesso modo di altri gruppi". La sinistra invece, dai socialisti a Jean-Luc Mélenchon (“Elezioni rubate”), chiude la porta. Barnier comincia una nuova partita a scacchi.

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