PARIGI – Michel Barnier comincia le consultazioni per formare il nuovo governo e prova ad aprire a sinistra. «Sono pronto a inserire ministri della gauche», ha detto il neopremier nella prima intervista tv dopo l’incarico ricevuto da Emmanuel Macron. «Non farò soltanto un governo di destra. Ci saranno rappresentanti della mia famiglia politica, ma anche donne e uomini di buona volontà. La Francia è in una situazione grave — ha proseguito — è tempo di rimboccarsi le maniche». Barnier ha lanciato segnali verso la sinistra. «Voglio discutere con i sindacati per migliorare la riforma delle pensioni», ha detto, aggiungendo di voler difendere i servizi pubblici e la «giustizia sociale».
La sinistra inso…
PARIGI – Michel Barnier comincia le consultazioni per formare il nuovo governo e prova ad aprire a sinistra. «Sono pronto a inserire ministri della gauche», ha detto il neopremier nella prima intervista tv dopo l’incarico ricevuto da Emmanuel Macron. «Non farò soltanto un governo di destra. Ci saranno rappresentanti della mia famiglia politica, ma anche donne e uomini di buona volontà. La Francia è in una situazione grave — ha proseguito — è tempo di rimboccarsi le maniche». Barnier ha lanciato segnali verso la sinistra. «Voglio discutere con i sindacati per migliorare la riforma delle pensioni», ha detto, aggiungendo di voler difendere i servizi pubblici e la «giustizia sociale».
La sinistra insorge
Il partito socialista però si chiama fuori. «Nessuno di noi entrerà al governo», assicura il segretario Olivier Faure. Tutti gli altri partiti del Nuovo Fronte Popolare, arrivato in testa alle elezioni legislative, hanno già chiuso la porta. La sinistra promette battaglia e organizza per il 7 settembre una manifestazione di protesta contro Macron e il suo “colpo di forza”. Ma c’è anche chi comincia a sostenere che il Nuovo Fronte Popolare ha sbagliato strategia. La sindaca di Parigi Anne Hidalgo confida di essere «profondamente arrabbiata» con il partito socialista che ha «impedito», bocciandola parzialmente, la nomina di Bernard Cazeneuve, che era in pole position per andare a Matignon.
Larghe intese
Barnier avrà difficoltà a costruire larghe intese oltre i Républicains, il suo partito, e i macronisti dove comincia a serpeggiare qualche malumore. «Né volontà di bloccare, né sostegno incondizionato», ha spiegato Gabriel Attal, che dopo aver passato la mano a Barnier ora è capo del gruppo dei macronisti in parlamento. Il nuovo premier — che durante le primarie della destra nel 2022 aveva proposto una moratoria di tre anni per l’ingresso di stranieri — ha ribadito di voler «meglio controllare i flussi migratori». Un segnale, questa volta, lanciato a Marine Le Pen. L’ipoteca dell’estrema destra sul nuovo governo — via l’astensione promessa per adesso in caso di voto di sfiducia — è una situazione imbarazzante per Barnier e l’Eliseo.
Nel palazzo presidenziale si ripete che è cominciata una «nuova epoca» con un premier che governerà in relativa autonomia, salvo le prerogative del capo dello Stato su politica estera e difesa. «Non ho niente da spartire con il Rassemblement National», ha sottolineato Barnier per poi aggiungere di «rispettare gli elettori» di Le Pen. Per il savoiardo la prima montagna da scalare è la legge di Bilancio da presentare entro ottobre. Ci sono 20 miliardi di euro da trovare, con la Francia che è sotto procedura di infrazione a Bruxelles e i mercati finanziari in tensione. La destra e i macronisti non vogliono aumentare le tasse e parlano di tagli ma l’austerity rischia di accendere la rabbia in piazza, con un autunno che promette di essere caldo.