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Francia, la sfida del nuovo premier Barnier: un governo di minoranza dopo l’apertura di Le Pen

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Gollista, è stato a capo negoziatore della Ue nella trattativa con Londra. Il leader della France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, denuncia:”Un’elezione rubata ai francesi”
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PARIGI – Emmanuel Macron scioglie finalmente il rebus della nomina del nuovo premier. Il presidente francese si affida a un uomo di esperienza venuto dalla destra gollista. Il settantenne Michel Barnier offre garanzie all’Europa e ai mercati in una fase delicata sui conti pubblici, con la legge di Bilancio da approvare. Ma la sua strada appare tutta in salita. «Qualcuno che ha saputo portare in porto negoziati così difficili come la Brexit saprà muoversi nel paesaggio politico francese», ha commentato il giovane premier uscente, Gabriel Attal, confessando la «frustrazione» di dover andare via dopo appena otto mesi, per effetto di elezioni politiche anticipate che Macron ha imposto in solitudine.

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PARIGI – Emmanuel Macron scioglie finalmente il rebus della nomina del nuovo premier. Il presidente francese si affida a un uomo di esperienza venuto dalla destra gollista. Il settantenne Michel Barnier offre garanzie all’Europa e ai mercati in una fase delicata sui conti pubblici, con la legge di Bilancio da approvare. Ma la sua strada appare tutta in salita. «Qualcuno che ha saputo portare in porto negoziati così difficili come la Brexit saprà muoversi nel paesaggio politico francese», ha commentato il giovane premier uscente, Gabriel Attal, confessando la «frustrazione» di dover andare via dopo appena otto mesi, per effetto di elezioni politiche anticipate che Macron ha imposto in solitudine.

Il paradosso di Barnier

Il percorso a ostacoli di Barnier si riassume in un paradosso: guiderà un esecutivo di centrodestra e di minoranza che potrà sopravvivere solo grazie all’astensione, più o meno costruttiva, del gruppo di Marine Le Pen. Dopo aver impallinato vari nomi – a sinistra Bernard Cazeneuve, a destra Xavier Bertrand – Le Pen ha di fatto dato il suo via libera alla nomina di Barnier, evitando di minacciare una sfiducia immediata. «Lo giudicheremo sui fatti», ha spiegato la leader dell’estrema destra. Nel passaggio di consegne con Attal, il nuovo premier ha promesso «ascolto e rispetto per il parlamento», e per «tutte le forze politiche, nessuna esclusa». «Il settarismo è sintomo di debolezza», ha aggiunto Barnier, citando sicurezza e controllo dell’immigrazione tra le priorità del suo governo.

Gabriel Attal e Michel Barnier 

L’incognita Le Pen

La grande sconfitta delle elezioni politiche del 30 giugno e 7 luglio, battuta dagli accordi di desistenza degli altri partiti, ora assapora la rivincita. Con i suoi 146 deputati, Le Pen è l’ago della bilancia per future mozioni di sfiducia. Che nel caso di Barnier sono già annunciate da parte della sinistra. Il leader della France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, denuncia «un’elezione rubata ai francesi», mentre secondo il segretario socialista Olivier Faure la Francia «sta entrando in una crisi di regime». Mélenchon promette già domani una manifestazione di protesta contro «la forzatura di Macron», ovvero il rifiuto di nominare la premier indicata dal Nouveau Front Populaire. La coalizione dei partiti della gauche, arrivata in testa alle politiche, pur senza avere una maggioranza assoluta, ha chiesto invano di ricevere l’incarico almeno in prima battuta.

Marine Le Pen (afp)

Un mare in burrasca

Toccherà invece a Barnier navigare in quel mare in tempesta che è diventata l’Assemblée Nationale. È una scommessa del capo dello Stato, l’ennesima. Il “monarca repubblicano” sembra avere difficoltà a fare quel “passo indietro” istituzionale che ha promesso rispetto al nuovo gioco parlamentare. E ha deciso di chiudere nel modo più inaspettato il feuilleton politico dell’estate. Fino a una settimana fa, Macron puntava su una coalizione di centrosinistra, dando l’incarico all’ex premier socialista Bernard Cazeneuve, prevedendo una spaccatura tra moderati e radicali. L’ex premier socialista ha posto le sue condizioni, promettendo una vera e propria coabitazione, rimettendo in discussione anche la riforma delle pensioni. Inaccettabile per il capo dello Stato.

Xavier Bertrand e Benard Cazeneuve (afp)

Le divisioni interne al Ps, che non hanno dato garanzie su un eventuale appoggio al governo Cazeneuve, hanno sepolto l’ipotesi di un premier di sinistra. E permesso all’Eliseo di guardare a destra come chiedeva Nicolas Sarkozy, da tempo convinto di sciogliere il macronismo nei Républicains. Macron spera invece di fare il contrario ma il risultato è lo stesso. Barnier avrà due azionisti di maggioranza: la sua famiglia politica, oggi guidata da Laurent Wauquiez (67 deputati), e il gruppo Ensemble pour la République in cui ci sono i macronisti più gli alleati (166 deputati). Con alcuni piccoli partiti indipendenti, il nuovo governo potrebbe raggiungere una base di 240 su 577 deputati. Barnier ha cominciato a porsi con autorità e autorevolezza nel nuovo incarico.

Nessuna lezione

Nel prendere le chiavi di Matignon, sede dell’esecutivo, ha spiegato ad Attal che non ha «lezioni» da ricevere su come governare. Il nuovo premier proverà a smarcarsi dal macronismo, interpretando un «cambiamento», parola usata nel suo primo discorso. L’Eliseo intanto sottolinea che la nomina di Barnier non apre una fase di «coabitazione», ovvero di forte discontinuità politica, ma di «coesistenza». Macron ieri sera ha riunito ministri uscenti e dirigenti del suo partito, a dimostrazione che vuole restare al centro della scena.

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