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Algeria, oggi le elezioni presidenziali. Conferma scontata per Tebboune, l’incognita è l’astensione

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Solo tre i candidati ammessi. Occhi puntati soprattutto sugli elettori più giovani, protagonisti delle proteste di massa del 2019. Sul risultato finale, il peso del boom del gas e della spesa pubblica
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ALGERI – Oggi si vota in Algeria per le elezioni presidenziali. Abdelmadjid Tebboune, alla guida del paese dal 2019, sarà rieletto? Su questo ci sono pochi, pochissimi dubbi, tanto più che le autorità, sui sedici candidati che si erano presentati, ne ha autorizzati solo tre, Tebboune compreso. Mentre di media liberi non ce n’è più neppure uno all’orizzonte: sono tutti allineati sul regime. Il vero dubbio (e la sfida per il presidente attuale) è il seguente: gli algerini andranno a votare?

La domanda riguarda soprattutto i giovani, che hanno visto naufragare le rivendicazioni espresse con le manifestazioni dell’hirak, nel 2019. L’assenteismo potrebbe essere il loro strumento di protesta.

Negli ultimi giorni, gli uffici di propaganda, disseminati in tutta Algeri per sostenere Tebboune, apparivano desolatamente vuoti: i militanti aspettavano invano elettori vogliosi di discutere di politica. Nei locali del centro in pochi vogliono parlare di un’elezione che, dicono, “è già decisa”. Invec…

ALGERI – Oggi si vota in Algeria per le elezioni presidenziali. Abdelmadjid Tebboune, alla guida del paese dal 2019, sarà rieletto? Su questo ci sono pochi, pochissimi dubbi, tanto più che le autorità, sui sedici candidati che si erano presentati, ne ha autorizzati solo tre, Tebboune compreso. Mentre di media liberi non ce n’è più neppure uno all’orizzonte: sono tutti allineati sul regime. Il vero dubbio (e la sfida per il presidente attuale) è il seguente: gli algerini andranno a votare?

La domanda riguarda soprattutto i giovani, che hanno visto naufragare le rivendicazioni espresse con le manifestazioni dell’hirak, nel 2019. L’assenteismo potrebbe essere il loro strumento di protesta.

Negli ultimi giorni, gli uffici di propaganda, disseminati in tutta Algeri per sostenere Tebboune, apparivano desolatamente vuoti: i militanti aspettavano invano elettori vogliosi di discutere di politica. Nei locali del centro in pochi vogliono parlare di un’elezione che, dicono, “è già decisa”. Invece, cinque anni fa si discuteva, eccome: milioni di persone scesero in piazza per protestare contro la possibilità di candidare alle presidenziali Abdelaziz Bouteflika per la quinta volta, mentre lui, vecchio e malato, si spostava ormai su una sedia a rotelle e non si esprimeva più in pubblico, semplice fantoccio nelle mani del solito regime.

I giovani (sempre in maniera pacifica) chiesero anche un cambiamento strutturale del sistema, più libertà e una separazione delle autorità civili da quelle militari (l’esercito è il garante del potere dal 1962, l’anno dell’indipendenza: da allora l’Algeria non è stata praticamente mai una democrazia). Nel 2019 venne eletto Tebboune, alto funzionario per una vita e ministro a più riprese, amministratore capace, che agli inizi parlava di “hirak benedetto”, dando a intendere che avrebbe realizzato i sogni dei manifestanti. Oggi non ne parla più, non lo fa da tempo. Preferisce l’espressione “la nuova Algeria”, quella che, dice, sta nascendo, grazie alle entrate crescenti del gas naturale, di cui il Paese è il settimo esportatore del mondo.

“Tebboune ha avuto fortuna – sottolinea Hasni Abidi, politologo del Centro studi Cermam di Ginevra -, favorito dall’aumento del prezzo del gas e dalla guerra in Ucraina. A causa di quel conflitto, la Russia ha dovuto rinunciare a gran parte delle forniture all’Occidente, beneficiando così l’Algeria”. Solo per l’Italia le importazioni di gas dal Paese maghrebino sono passate da più di tre miliardi di euro nel 2019 a 12,2 l’anno scorso.

Tebboune ha utilizzato questa manna per investire in infrastrutture e case popolari, per aumentare gli stipendi (quelli dei dipendenti pubblici, comunque molto bassi, erano in media di 42.800 dinari mensili nel 2021, 180 euro al cambio del mercato nero, ma in questi anni sono in fase di raddoppio), per creare il sussidio per i disoccupati e per aiuti di ogni tipo, in un’economia che è sovvenzionata a tappeto alla maniera della vecchia Urss. Insomma, Tebboune si è comprato la pace sociale. “Anzi, l’ha presa in affitto – continua Abidi -, perché il giorno in cui i prezzi del gas e del petrolio andranno giù, sarà un grosso problema per lui: la popolazione continuerà a pretendere quei vantaggi sociali. In realtà è una soluzione a breve termine”.

Inoltre, “gli algerini che incontro in tutto il Paese non aspirano ad avere il sussidio di disoccupazione – sottolinea Zoubida Assoul, che fu uno dei volti dell’hirak, avvocatessa che oggi difende i prigionieri politici e che è stata scartata come candidata di queste presidenziali -. Sono laureati o studenti universitari che desiderano fare un lavoro di qualità e che corrisponda ai loro studi. Il sussidio non può rappresentare un progetto di vita. I giovani non vedono il loro futuro in questo Paese”. Più del 50% della popolazione (45 milioni) ha meno di trent’anni e di loro, uno su tre si ritrova senza lavoro. Intanto, dall’hirak in poi i giovani hanno visto “una situazione di regressione, di limitazione delle libertà, di chiusura dello spazio pubblico e di annullamento della libertà di stampa – sottolinea il sociologo Nacer Djabi -. Il sistema politico ha avuto paura e ha reagito così”.

Italia senza mare

Oggi, nelle urne, si potrà scegliere tra Tebboune (che ha già 78 anni) e i suoi due contendenti, che sono poco conosciuti: Abdelaali Hassani, 57 anni, del Movimento della società per la pace (Msp), islamista moderato, e Youcef Aouchiche, 41 anni, alla guida del Fronte delle forze socialiste (Ffs), di sinistra, ma radicato soprattutto in Cabilia, l’Algeria berbera, e molto meno nel resto del Paese. Oppure i giovani algerini potranno scegliere di non andare a votare. “Nel 2019 Tebboune vinse con il 58% dei voti, ma con una partecipazione di appena il 40% degli elettori - conclude Abidi -. Stavolta l’astensionismo non dovrà essere così forte. Altrimenti lui non sarà più credibile”.

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