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Repubblicani e democratici, a Cernobbio la politica estera Usa è bipartisan: sostegno a Kiev e pressioni sull’Ue per aumentare le spese militari

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Nel panel del forum dedicato alle presidenziali Usa, con il democratico Ben Cardin, il repubblicano Graham e il direttore di Repubblica Maurizio Molinari, si è discusso delle maggiori minacce alla pace e alla sicurezza del mondo che vengono dal “coordinamento” operativo tra la Cina, la Russia, l’Iran e la Corea del Nord
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Cernobbio – Siamo abituati in queste settimane a constatare quanto profonde siano le divisioni tra democratici e repubblicani negli Stati Uniti. Ma c’è un terreno su cui l’analisi e le ricette sono assolutamente bipartisan: le maggiori minacce alla pace e alla sicurezza del mondo vengono dal “coordinamento” operativo tra la Cina, la Russia, l’Iran e la Corea del Nord. È quanto è emerso nel panel del forum Ambrosetti dedicato alle presidenziali negli Stati Uniti e al possibile impatto sull’Europa, con la partecipazione di due veterani del Parlamento Usa come il democratico Ben Cardin e il repubblicano Lindsey Graham, oltre allo speaker della Camera Mike Johnson e al direttore di Repubblica Maurizio Molinari, moderati dal giornalista del Wall Street Journal Gerard Baker.

Proprio la Cina, secondo il repubblicano Johnson, è “a capo di qusta rete di potenze e merita per questo la nostra attenzione prioritaria”. È una sfida militare, tecnologica, geopolitica e commerciale: “Sta a noi d…

Cernobbio – Siamo abituati in queste settimane a constatare quanto profonde siano le divisioni tra democratici e repubblicani negli Stati Uniti. Ma c’è un terreno su cui l’analisi e le ricette sono assolutamente bipartisan: le maggiori minacce alla pace e alla sicurezza del mondo vengono dal “coordinamento” operativo tra la Cina, la Russia, l’Iran e la Corea del Nord. È quanto è emerso nel panel del forum Ambrosetti dedicato alle presidenziali negli Stati Uniti e al possibile impatto sull’Europa, con la partecipazione di due veterani del Parlamento Usa come il democratico Ben Cardin e il repubblicano Lindsey Graham, oltre allo speaker della Camera Mike Johnson e al direttore di Repubblica Maurizio Molinari, moderati dal giornalista del Wall Street Journal Gerard Baker.

Proprio la Cina, secondo il repubblicano Johnson, è “a capo di qusta rete di potenze e merita per questo la nostra attenzione prioritaria”. È una sfida militare, tecnologica, geopolitica e commerciale: “Sta a noi decidere se i nostri figli vivranno in un mondo in cui le regole le fissa la Cina o l’Occidente”. Basta dunque con la “fede cieca nella globalizzazione, perché quando abbiamo fatto entrare Pechino nell’Organizzazione mondiale del commercio, ha ignorato le regole che noi rispettiamo e ora l’Occidente dipende da essa in troppi settori”.

Il senatore Cardin, democratico, ha enfatizzato “l’unità in politica estera” che faticosamente è stata raggiunta al Congresso. Una linea bipartisan che si è formata anzitutto con lo sblocco dei fondi per l’Ucraina: “A Zelensky abbiamo detto ieri che il nostro sostegno continuerà anche dopo le elezioni, chiunque vinca”. E visto che Cina e Russia, con l’aggiunta di Iran e Corea del Nord “si stanno aiutando vicendevolmente, noi dobbiamo restare uniti su una comune strategia di politica estera basata sui nostri valori comuni: democrazia, diritti umani, rispetto della legge”.

Il repubblicano Graham si è confermato il più intransigente nella difesa dell’Ucraina dall’aggressione russa. Sua l’idea di consentire a piloti americani in pensione di volare volontariamente sugli F-16 donati a Kiev. Sua la proposta di inasprire le sanzioni agli oligarchi russi, per “colpirli dove fa più male, nei loro interessi economici”. Quanto alle richieste di Zelensky, per Graham “è necessario consentire agli ucraini di colpire con i nostri missili le basi aeree da cui partono i bombardieri russi”.

Per Molinari dai toni bipartisan del dibattito emerge chiaramente quali saranno le conseguenze per noi europei del voto negli Usa. “Chiunque vinca, all’Europa sarà chiesto di prendersi maggiori responsabilità sia sul piano della sicurezza che della politica economica”.

Dal sondaggio tra gli imprenditori in platea la preferenza per Harris su Trump è netta, con una percentuale che non lascia dubbi: 49 per Kamala contro il 19,6 che vorrebbe The Donald, mentre il 23,5 per cento è “indifferente”.

I due parlamentari repubblicani si sforzano di rendere accettabile un’eventuale vittoria di Trump, sanno di affrontare un uditorio diffidente verso il leader Maga. “Trump è imprevedibile, è vero, ma i russi e i cinesi lo temono per questo – argomenta Johnson – e quando ha detto che farà finire la guerra in Ucraina in un’ora, secondo me intendeva questo. Che chiamerà Putin e gli dirà: ehi tu, ti faccio saltare in aria se non la smetti, so dove abiti”.

Per gli europei si tratterà in ogni caso di aumentare la spesa per la difesa. E questo è l’altro punto che accomuna democratici e repubblicani. “Continuate a spiegarci cosa dovremmo fare noi – punge Graham – invece di chiedervi cosa potete fare voi. Dovete pagare! Tutti negli Usa pensano che gli alleati della Nato debbano raggiungere il 2 per cento di spese militari sul Pil. Aspettatevi pressioni crescenti per chi non rispetta questo impegno”. Concorda il collega democratico Cardin: “Sì, chiederemo all’Europa di fare di più”.

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