Francia, la sinistra in piazza contro Macron: “La nomina di Barnier è contro il voto popolare”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI – Tanta rabbia e delusione fra le decine di migliaia di manifestanti che scendono in piazza a poche ore dalla nomina a premier di Michel Barnier. La prima mobilitazione dopo le elezioni politiche di luglio era stata indetta già qualche settimana fa da parte di organizzazioni studentesche per protestare contro la decisione di Emmanuel Macron di non dare l'incarico a Lucie Castets, candidata premier del Nuovo Fronte Popolare, la coalizione di sinistra arrivata in testa alla scrutinio. L'annuncio giovedì dell'incarico al politico di destra, ex ministro e commissario europeo, ha accelerato la mobilitazione contro Emmanuel Macron. «Barnier è stato nominato contro il voto popolare. È inaccettabile» spiega Manès Nadel, 17 anni, leader dell'Union Syndicale Lycéenne, tra gli organizzatori della protesta.
«Stop au coup de force de Macron» è il motto della protesta che vuole denunciare e contrastare quella che viene definita come «forzatura» democratica. Tanti gli striscioni che invocano…
PARIGI – Tanta rabbia e delusione fra le decine di migliaia di manifestanti che scendono in piazza a poche ore dalla nomina a premier di Michel Barnier. La prima mobilitazione dopo le elezioni politiche di luglio era stata indetta già qualche settimana fa da parte di organizzazioni studentesche per protestare contro la decisione di Emmanuel Macron di non dare l'incarico a Lucie Castets, candidata premier del Nuovo Fronte Popolare, la coalizione di sinistra arrivata in testa alla scrutinio. L'annuncio giovedì dell'incarico al politico di destra, ex ministro e commissario europeo, ha accelerato la mobilitazione contro Emmanuel Macron. «Barnier è stato nominato contro il voto popolare. È inaccettabile» spiega Manès Nadel, 17 anni, leader dell'Union Syndicale Lycéenne, tra gli organizzatori della protesta.
«Stop au coup de force de Macron» è il motto della protesta che vuole denunciare e contrastare quella che viene definita come «forzatura» democratica. Tanti gli striscioni che invocano le dimissioni del Presidente. «Macron démission». E infatti l'hashtag sui social diventa #MarcheDestitution, la marcia della destituzione, come chiede la France Insoumise che ha presentato una mozione in questo senso. Un impeachment di Macron appare improbabile – servono due terzi dei voti all'Assemblea e al Senato – ma è uno dei tanti segnali della tensione che accompagna questa nuova legislatura.
Il capo di Stato è il vero obiettivo della manifestazione indetta a Parigi e in altre città: 160mila partecipanti nella capitale, il doppio in tutta la Francia secondo gli organizzatori. Secondo il ministero dell’Interno c’erano solo 26mila manifestanti a Parigi e 110mila in tutta la Francia. Fatta eccezione dei socialisti, che non hanno ripreso l'appello a scendere in piazza, ci sono rappresentanti di tutti partiti della coalizione di sinistra: comunisti, Verdi e France Insoumise. «Il popolo francese è in rivolta, è entrato in rivoluzione» arringa Jean-Luc Mélenchon in testa al corteo, place de la Bastille. Il leader della France Insoumise aveva già pubblicato un lungo video subito dopo la nomina di Barnier per denunciare una «elezione rubata». Marine Tondelier, leader dei Verdi, parla ora di «provocazione» del capo di Stato. E a chi accusa la sinistra di aver regalato il ruolo di arbitro all'estrema destra nella nascita del nuovo governo Barnier, Tondelier risponde : «Esiste un solo responsabile: Macron».
In questa prima giornata di manifestazioni, il neopremier ha deciso di andare a visitare l'ospedale pediatrico Necker, dall'altra parte della capitale. «Barnier è un primo ministro sotto sorveglianza democratica di un partito politico che è ora un attore chiave: il Rassemblement National” ha rivendicato Jordan Bardella, presidente del partito di estrema destra. «Sono sotto la sorveglianza democratica di tutti i francesi, non di un solo partito» ha risposto a distanza il nuovo premier che ha incontrato la presidente dell'Assemblea, Yaël Braun-Pivet. Barnier prosegue le consultazioni per formare l'esecutivo che potrebbe essere annunciato nel corso della prossima settimana. Il tempo è poco in vista della Legge di Bilancia che deve essere presenta ai parlamentari a ottobre.
Il ministro Bruno Le Maire, che pure viene dalla destra dei Républicains, ha già annunciato di volersi sfilare dopo ben sette anni nel dicastero. Barnier ha promesso “cambiamento” ma di fatto governerà grazie al sostegno del centro macronista. E così alcuni degli attuali ministri potrebbero essere riconfermati, tra cui il ministro della Difesa, Sébastien Lecornu, e la ministra della Cultura, Rachida Dati. Anche l'attuale ministro dell'Interno Gérald Darmanin vorrebbe restare ma passando agli Esteri dove però c'è Stéphane Sejourné, fedelissimo del capo di Stato. Salvo colpi di scena, i partiti della gauche continuano a rifiutare un esecutivo di larghe intese. Barnier dovrà cercare personalità più tecniche vicine alla gauche se vorrà dare un segnale di apertura politica oltre la sua base centrodestra.