L’allarme delle intelligence Usa e Uk: “L’ordine mondiale mai stato così minacciato dalla fine della Guerra Fredda”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Un evento a sorpresa, quello del festival del Financial Times di quest’anno. Ma stamattina gli inaspettati cecchini intorno all’ingresso della londinese Kenwood House avevano messo in allerta: i capi della Cia e dei servizi segreti britannici MI6, William J. Burns e Richard Moore, sono apparsi insieme sul palco con la direttrice del quotidiano della City, Roula Khalaf. E hanno conversato e dialogato per quasi un’ora su Gaza, Medio Oriente, Ucraina, Russia, Cina, Europa e Intelligenza Artificiale.
La premessa di questo raro evento è stato un editoriale a quattro mani di Moore e Burns pubblicato stamattina dallo stesso Financial Times, in cui i due leader dell’intelligence britannica e americana hanno ribadito la straordinaria e crescente collaborazione e coordinamento di MI6 e Cia contro le nuove sfide globali, “in un momento in cui l’ordine mondiale non è mai stato così minacciato dalla fine della Guerra Fredda”.
A che punto siamo sul cessate il fuoco a Gaza
LONDRA - Un evento a sorpresa, quello del festival del Financial Times di quest’anno. Ma stamattina gli inaspettati cecchini intorno all’ingresso della londinese Kenwood House avevano messo in allerta: i capi della Cia e dei servizi segreti britannici MI6, William J. Burns e Richard Moore, sono apparsi insieme sul palco con la direttrice del quotidiano della City, Roula Khalaf. E hanno conversato e dialogato per quasi un’ora su Gaza, Medio Oriente, Ucraina, Russia, Cina, Europa e Intelligenza Artificiale.
La premessa di questo raro evento è stato un editoriale a quattro mani di Moore e Burns pubblicato stamattina dallo stesso Financial Times, in cui i due leader dell’intelligence britannica e americana hanno ribadito la straordinaria e crescente collaborazione e coordinamento di MI6 e Cia contro le nuove sfide globali, “in un momento in cui l’ordine mondiale non è mai stato così minacciato dalla fine della Guerra Fredda”.
A che punto siamo sul cessate il fuoco a Gaza
Su Gaza e il Medio Oriente, per Burns “siamo vicini a un accordo sul cessate il fuoco, al 90%. Una svolta potrebbe avvenire nei prossimi giorni. Ma manca quel 10% che è sempre decisivo in negoziati simili. Le parti in causa devono riconoscere che abbiamo superato il limite, ed Egitto e Qatar devono fare più pressione su Hamas, perché un cessate il fuoco può permettere altri sviluppi fondamentali nell’area. Vedi, per esempio, un’alleanza tra Israele e Arabia Saudita, che sarebbe il baluardo perfetto contro la minaccia dell’Iran nell'area”.
Il “manuale" di Teheran
Concorda Moore: “Senza il cessate il fuoco a Gaza, tutto il Medio Oriente è più fragile e potrebbero presto originarsi altre crisi regionali. Per questo, serve un accordo al più presto. Con un cessate il fuoco, si ribalta il “momentum”, le tensioni calano, ci saranno meno azioni anche degli Houthi nel Mar Rosso… è tutto un domino”. Ma quando arriverà l’annunciata vendetta dell’Iran dopo il blitz di Israele che il 31 luglio scorso ha ucciso a Teheran il capo politico di Hamas Ismail Haniyeh? “Ancora ci aspettiamo una risposta di questo tipo”, è la replica di Moore, “l'Iran ha sempre destabilizzato l’area e anche i nostri Paesi, vedi le azioni nel Regno Unito contro dissidenti e giornalisti iraniani. È il loro manuale”.
“Sosteniamo l’incursione ucraina a Kursk"
Passando alle questioni europee, invece, Moore definisce “audace e coraggiosa l’incursione ucraina a Kursk. Noi sosteniamo totalmente gli ucraini anche su questo, perché è una mossa che cambia i giochi. Hanno portato la guerra in casa della Russia”. Il capo della Cia concorda, nonostante le resistenze degli Stati Uniti su questo punto per timori di una incontrollabile escalation della guerra in Ucraina: “L’incursione a Kursk è un grande risultato tattico e pone dubbi e domande sul potere e sulla narrativa spavalda di Putin, come già fece la ribellione di Prigozhin. Ma, al momento, non vedo il potere di Putin in bilico”.
Burns: “Nel 2022 vicini ad attacco nucleare"
Poi Burns rivela: “Nel 2022 siamo stati vicini a uso di armi nucleari tattiche da parte della Russia. Ma alla fine non è successo, ed è la dimostrazione che Putin è un bullo che non deve intimidirci. Il sostegno Usa a Kiev è senza limiti. Non abbiamo al momento prove chiare di supporto militare della Cina a Mosca ma di certo c’è questo pericolo, visto quanto fatto da altri Paesi come Iran e Corea del Nord”. Entrambi invece sviano la domanda sull’utilizzo di missili occidentali per colpire obiettivi nel cuore della Russia e dirottano le risposte sulle minacce militari e nucleari di Putin.
Come arginare i sabotaggi russi nel Vecchio Continente
Per quanto riguarda invece i sabotaggi della Russia in Europa, secondo Moore “per contrastarli serve la “vecchia intelligence”: ossia individuare le spie e i loro agenti, bloccarli ed espellerli. Ma se la Russia ricorre ad atti simili, vuol dire che è disperata, perché arruola criminali inaffidabili e in un certo senso più spericolati, come avvenuto negli avvelenamenti di Salisbury. Ma stiamo lavorando su questo e c’è un grande coordinamento con la Cia”. Mentre alla domanda riguardo alla presenza crescente di “agenti della Russia in Messico e se stanno fomentando l’invasione di immigrati al confine degli Usa”, Burns risponde: “Gli agenti stranieri, soprattutto se vengono espulsi come sta avvenendo in Europa e Usa, cercano nuovi luoghi per trasferirsi e operare…”.
La Cina è vicina
Infine, il capitolo Cina. Nell’articolo sul Financial Times, i due capi delle massime agenzie di 007 occidentali la classificano come la “più grande sfida geopolitica e di intelligence del XXI secolo e abbiamo riorganizzato le nostre unità per questo”. Burns aggiunge dal palco che “abbiamo triplicato il budget negli ultimi anni sul tema - ora il 20% del totale della Cia - proprio perché è una questione capitale. Serve fermezza, ma il dialogo con Pechino deve continuare, perciò già mi sono recato in Cina due volte di recente, per evitare fraintendimenti pericolosi, anche nell’Indopacifico”. Approva Moore: “Xi Jinping è il leader più potente della Cina nella storia recente, ha molte ambizioni anche all’estero, non solo in patria. Ma è molto importante dialogare con lui”.