Sono ore concitate nelle ambasciate di Caracas. Mentre i diplomatici spagnoli negoziavano l’uscita del candidato oppositore Edmundo González Urrutia, che a sua volta si era rifugiato nella sede diplomatica olandese, continuava la tensione attorno alla rappresentanza argentina in Venezuela. L’edificio, che ospita da mesi sei oppositori membri del partito di Maria Corina Machado, Vente Venezuela, era stato circondato sabato dagli uomini incappucciati del servizio di intelligence nazionale bolivariano Sebin. La revoca della tutela brasiliana all’ambasciata argentina lascia in bilico la sorte dei rifugiati. La leader dell’opposizione è tornata a invocare «un salvacondotto anche per loro».
In serata, ore dopo la partenza d…
Sono ore concitate nelle ambasciate di Caracas. Mentre i diplomatici spagnoli negoziavano l’uscita del candidato oppositore Edmundo González Urrutia, che a sua volta si era rifugiato nella sede diplomatica olandese, continuava la tensione attorno alla rappresentanza argentina in Venezuela. L’edificio, che ospita da mesi sei oppositori membri del partito di Maria Corina Machado, Vente Venezuela, era stato circondato sabato dagli uomini incappucciati del servizio di intelligence nazionale bolivariano Sebin. La revoca della tutela brasiliana all’ambasciata argentina lascia in bilico la sorte dei rifugiati. La leader dell’opposizione è tornata a invocare «un salvacondotto anche per loro».
In serata, ore dopo la partenza di González Urrutia dal Paese, le forze speciali hanno cessato l’assedio alla sede diplomatica di Buenos Aires. Anche l’elettricità è stata ricollegata. Ma questo non placa la preoccupazione per i sei rifugiati all’interno.
Gli ultimi mesi
A metà di agosto il Venezuela aveva espulso l’intero corpo diplomatico di sette Paesi che avevano denunciato brogli elettorali. Tra questi anche l’Argentina. Da allora e fino a ieri, il Brasile aveva accettato la tutela dell’ambasciata di Buenos Aires: questo significava non solo garantire i servizi ma anche salvaguardare l’incolumità dei sei oppositori rifugiati. Con la revoca della tutela decisa sabato da Caracas, il loro destino rimane nel limbo e un’irruzione è di fatto possibile in qualsiasi momento.
«Esprimiamo il nostro incrollabile sostegno ai governi di Brasile e Argentina di fronte alle azioni minacciose dei rappresentanti di Maduro in Venezuela», ha detto il segretario assistente americano per gli affari dell’emisfero occidentale, Brian Nichols. «Maduro deve porre fine alla sua repressione e intimidazione del popolo venezuelano», ha aggiunto.
I sei rifugiati
A marzo, mesi prima delle elezioni, la Procura generale aveva emesso ordini di arresto per sei consiglieri di Machado. Per evitare di finire in carcere, i sei avevano chiesto asilo alla sede diplomatica argentina a Caracas. All’interno si trovano tutt’ora Pedro Urruchurtu, coordinatore internazionale del partito oppositore; Omar González, ex deputato; Magalli Meda, responsabile della campagna per le elezioni presidenziali e braccio destro di Machado; Claudia Macero, coordinatrice della comunicazione di Vente Venezuela; Humberto Villalobos, coordinatore elettorale; e l’ex ministro Fernando Martínez Mottola, consigliere. Tutti e sei hanno svolto un lavoro fondamentale per la campagna elettorale dal confino.
Machado è tornata a fare appello alle «nazioni democratiche» affinché «prendano i passi necessari per il rilascio di un salvacondotto», per i sei rifugiati. Dopo la notizia dell’asilo politico a González in Spagna, si è speculato sul fatto che l’assedio all’ambasciata argentina potesse essere una distrazione. Ma è certo che poche ore prima Diana Mondino, ministra degli Esteri argentina aveva annunciato su X la denuncia presentata contro Maduro alla Corte penale internazionale.
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