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Siria, Israele colpisce il Cers di Masyaf. E’ la fabbrica di missili del regime di Assad

(reuters)

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Quindici gli obiettivi colpiti nella notte tra domenica e lunedì. Il bombardamento potrebbe essere un tentativo di indebolire la rappresaglia per l’assassinio di Ismail Haniyeh
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Nella notte tra domenica e lunedì una serie di bombardamenti israeliani, almeno quindici, ha colpito la Siria occidentale e ha ucciso diciotto persone – secondo le fonti ufficiali del regime di Damasco e le fonti informali dell’opposizione siriana. Israele come sempre non ha rivendicato i raid aerei contro bersagli siriani, che avvengono con una certa regolarità dal 2013 per danneggiare soprattutto le attività dei militari dell’Iran e del gruppo libanese Hezbollah, entrambi alleati del presidente Bashar al Assad. Questa operazione però è stata più grande del solito: gli aerei di Israele hanno bombardato Tartus, il porto siriano che è uno dei punti strategici del regime, la capitale Damasco, le regioni di Hama e Homs, e hanno battuto in particolare le colline di Masyaf, che ospitano i siti del Centro di studi e ricerche scientifiche, meglio conosciuto con il suo nome francese – Centre D'Etudes et de Recherches Scientifiques – e la sigla Cers.

Masyaf è un magnete per i bombardament…

Nella notte tra domenica e lunedì una serie di bombardamenti israeliani, almeno quindici, ha colpito la Siria occidentale e ha ucciso diciotto persone – secondo le fonti ufficiali del regime di Damasco e le fonti informali dell’opposizione siriana. Israele come sempre non ha rivendicato i raid aerei contro bersagli siriani, che avvengono con una certa regolarità dal 2013 per danneggiare soprattutto le attività dei militari dell’Iran e del gruppo libanese Hezbollah, entrambi alleati del presidente Bashar al Assad. Questa operazione però è stata più grande del solito: gli aerei di Israele hanno bombardato Tartus, il porto siriano che è uno dei punti strategici del regime, la capitale Damasco, le regioni di Hama e Homs, e hanno battuto in particolare le colline di Masyaf, che ospitano i siti del Centro di studi e ricerche scientifiche, meglio conosciuto con il suo nome francese – Centre D'Etudes et de Recherches Scientifiques – e la sigla Cers.

Masyaf è un magnete per i bombardamenti, perché il Cers si occupa dei programmi più pericolosi dell’industria bellica della Siria, dalle armi chimiche ai missili, dai droni al combustibile solido per i razzi. Quando nell’aprile 2018 l’Amministrazione Trump, assieme con Regno Unito e Francia, decise di bombardare la Siria per un paio di ore come punizione perché aveva usato armi chimiche contro la popolazione, scelse fra i bersagli soprattutto gli edifici del Cers nella zona di Masyaf. Dietro l’acronimo neutro, il Cers è uno dei pochi programmi militari che ancora funzionano nella Siria degli Assad, è stato appaltato ormai da anni all’Iran e gode anche dell’aiuto tecnologico di Corea del nord e Russia. I bombardieri israeliani hanno preso di mira la zona di Masyaf anche nell’agosto 2022 e nel marzo 2023. Assieme all’aeroporto internazionale di Damasco, che funziona anche come scalo e rifugio per i militari iraniani, è uno dei territori più colpiti.

Se quel sito è stato bombardato di nuovo, è possibile pensare che l’intelligence israeliana abbia visto qualcosa. Masyaf ospita le basi del cosiddetto Istituto 4000, la divisione del Cers che si occupa di missilistica di precisione. Non ne sappiamo abbastanza, ma la Siria in questi anni si è trasformata in un’area di parcheggio per le attività militari dell’Iran e di Hezbollah ed è chiaro che la produzione e la distribuzione di missili, siano di precisione oppure no, in un territorio nemico e confinante interessa molto a Israele. Tanto più in questo periodo, che è speciale perché c’è il timore che da un momento all’altro arrivi un attacco in grande stile da parte dell’Iran e dei suoi alleati come punizione per l’assassinio a Teheran di Ismail Haniyeh, capo di Hamas, avvenuto a luglio.

Uno dei siti colpiti nella notte (afp)

Uno dei possibili piani di attacco da parte dell’Iran contro Israele prevede la cosiddetta “strategia della saturazione”, vale a dire lanciare migliaia di missili nello stesso momento per mandare in confusione le difese elettroniche israeliane – che non potrebbero intercettarli tutti. Più missili vuol dire più possibilità di bucare l’ombrello protettivo che tutto il mondo ha visto in funzione il 13 aprile, quando l’Iran ha lanciato senza successo centinaia di ordigni contro il territorio israeliano. Questo è il contesto. L’Istituto 4000 e la produzione di missili di precisione a Masyaf – una località siriana che è a meno di duecento chilometri da Israele – potrebbero essere un fatto importante.

La cattiva fama del Cers in massima parte è legata all’agente nervino. L’arsenale di armi chimiche in mano al regime siriano è stato sviluppato proprio dal Cers e agli inizi era stato considerato dal regime degli Assad, la dinastia che controlla la Siria senza interruzioni da cinquant’anni, come una risorsa estrema da usare soltanto in caso di estrema necessità. Quelle armi chimiche uscite dal Cers dovevano essere per Damasco l’equivalente dell'atomica in altri Paesi: un deterrente da avere a disposizione ma da non usare mai. Invece sono state usate contro la popolazione siriana durante gli anni della guerra civile, con effetti devastanti.

Anche gli Stati Uniti lanciano (con meno frequenza) raid aerei in Siria, ma di solito lo fanno dall’altra parte del Paese, al confine con l’Iraq, per colpire le milizie sciite che trafficano per conto dell’Iran e che hanno scelto quella zona come base per le loro attività.

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