Single e con meno figli: la rivoluzione dell'amore dei giovani iraniani che non credono più nel matrimonio
di Gabriella ColarussoHossein ha 27 anni e a sposarsi non ci pensa nemmeno. “Non credo nel matrimonio. Guadagno discretamente, posso stare con chi voglio senza una formula che costringa me e una ragazza a un legame burocratico, perché dovrei farlo?”, dice da Teheran dove vive e lavora come trader di criptovalute. Tra i suoi amici, l’opinione è condivisa: “Potrei elencarne almeno sei che la pensano allo stesso modo”.
Hossein fa parte di una generazione di giovani iraniani che sta riscrivendo le regole dell’amore nella Repubblica Islamica, sempre meno attratti dal matrimonio e più liberi nel vivere affetti e relazioni. Divorziano di più (due matrimoni su cinque finiscono con una separazione) e fanno meno figli, convivono in quelli che a Teheran vengono chiamati “matrimoni bianchi”, illegali e multati, ma parecchio diffusi. Sono soprattutto i giovani dei grandi centri urbani, istruiti e connessi al mondo, ma non solo: la tendenza a non sposarsi è nazionale e preoccupa le autorità, che cercano di correre ai r…
Hossein ha 27 anni e a sposarsi non ci pensa nemmeno. “Non credo nel matrimonio. Guadagno discretamente, posso stare con chi voglio senza una formula che costringa me e una ragazza a un legame burocratico, perché dovrei farlo?”, dice da Teheran dove vive e lavora come trader di criptovalute. Tra i suoi amici, l’opinione è condivisa: “Potrei elencarne almeno sei che la pensano allo stesso modo”.
Hossein fa parte di una generazione di giovani iraniani che sta riscrivendo le regole dell’amore nella Repubblica Islamica, sempre meno attratti dal matrimonio e più liberi nel vivere affetti e relazioni. Divorziano di più (due matrimoni su cinque finiscono con una separazione) e fanno meno figli, convivono in quelli che a Teheran vengono chiamati “matrimoni bianchi”, illegali e multati, ma parecchio diffusi. Sono soprattutto i giovani dei grandi centri urbani, istruiti e connessi al mondo, ma non solo: la tendenza a non sposarsi è nazionale e preoccupa le autorità, che cercano di correre ai ripari con nuove regole e incentivi per combattere una pericolosa “laicizzazione” della società.
I dati dell'Organizzazione dei registri civili e dell’Istituto di ricerca nazionale sulla popolazione coincidono: in dieci anni, il numero dei matrimoni si è dimezzato, passando dagli oltre 800mila del 2010 ai poco meno di 500mila del 2023. L’età media di chi si sposa è salita da 25 a 27 anni per le donne e da 29 a 30 anni per gli uomini. La crisi economica aggravata dalle sanzioni spiega in parte questa trasformazione, per molti giovani i costi di mettere su famiglia sono insostenibili. Per le donne, è ancora più difficile: il tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro è fermo al 14,4%, nonostante le ragazze siano maggioranza nelle università, quello degli uomini è al 70,6%.
La Guida Suprema Ali Khamenei ha chiesto al nuovo governo di fare ogni sforzo per invertire la tendenza: una popolazione che invecchia, fa meno figli ed è sempre meno legata alle tradizioni religiose è una insidia per la Repubblica islamica. Nel 2021 il governo di Raisì varò “la legge sul ringiovanimento della popolazione e la protezione della famiglia”, con incentivi alle giovani coppie per sposarsi e procreare. Una settimana fa la Banca centrale ha annunciato che stanzierà oltre 830 milioni di dollari in prestiti. Un paio di anni fa il governo si incaricò anche di creare una app di incontri di stato per promuovere i matrimoni secondo la morale, Hamdam, ma non se n’è più saputo nulla. Tutte misure che non hanno avuto effetto finora contro un cambiamento che è soprattutto di mentalità.
L’amore non è più per forza legato a un riconoscimento di Stato o religioso. Dopo la rivoluzione islamica del 1979, le donne hanno cominciato a frequentare in massa l'università, l’accesso a un mondo prima confinato alla provincia e alle mura domestiche ha cambiato le prospettive. L’idea di sposare un uomo di cui non si è innamorate o con cui non si condividono passioni e interessi, come è accaduto a molte madri e nonne negli anni Ottanta, è inaccettabile per tante ragazze. Sposarsi peraltro può voler dire rinunciare a una grossa fetta della propria libertà, e avere meno diritti per esempio in caso di divorzio, anche per l’affido dei figli. “Mi piace l’idea del matrimonio, non sono contraria, ma non c'è stata ancora un'opportunità e non so se ci sarà – racconta Narin, 26 anni, musicista di Teheran. Molti amici e conoscenti intorno a me preferiscono restare single, per questioni economiche ma anche perché non è facile trovare la persona giusta”.
Come in altri Paesi, la rivoluzione dei costumi si riflette nella demografia. Il quadro l’ha fornito a gennaio Mohamed Abdel-Ahad, il rappresentante in Iran dello United Nations Population Fund's (Unfpa): il tasso di fertilità nel Paese è di 1,7 figli per donna, tra i più bassi del Medio Oriente e dell’Asia, dove la media è di 1,9. Il tasso di invecchiamento della popolazione è uno dei più rapidi della regione, si prevede che entro il 2050, il 27,9 percento della popolazione avrà più di 60 anni.
“Amo i bambini, ma non voglio averli in base a qualche scartoffia che definisce il mio matrimonio – dice Hossein. Se mai dovessi trovare la persona giusta, penso che le chiederei di adottarne uno”. Anche Narin in passato ha pensato di farlo, del resto la legge iraniana permette alle donne single di adottare (non agli uomini), ma poi ha cambiato idea: “Non me la sentivo di sobbarcarmi da sola le responsabilità della maternità”.