Il dibattito tv, l’empatia di Kamala Harris per catturare voti e far saltare i nervi a Donald Trump
di Gianni Riotta«L’importante è farsi coraggio, avvicinare le persone, così cambi la tua vita ed evochi eventi positivi con la tua voce», è il motto di Rohini Kosoglu, consigliera di Kamala Harris di origini Tamil, ripetuto fino all’ossessione al team che prepara la vicepresidente democratica al dibattito di stanotte, contro il repubblicano Donald Trump, sulla rete Abc.
Accampata all’Omni William Penn Hotel di Pittsburgh, in Pennsylvania, l’arrugginita America industriale che deciderà al 90% la vittoria per la Casa Bianca 2024, Harris ha in Philippe Reines la controfigura di Trump e la scelta lascia perplesso un veterano del partito,«Philippe è un peso leggero, nel 2016 fece da sparring partner a Hillary Clinton e fu un fallimento, c’era lui dietro la gaffe del giocattolo regalato a Lavrov, mastino di Putin, illudendosi di far pace con i russi».
«L’importante è farsi coraggio, avvicinare le persone, così cambi la tua vita ed evochi eventi positivi con la tua voce», è il motto di Rohini Kosoglu, consigliera di Kamala Harris di origini Tamil, ripetuto fino all’ossessione al team che prepara la vicepresidente democratica al dibattito di stanotte, contro il repubblicano Donald Trump, sulla rete Abc.
Accampata all’Omni William Penn Hotel di Pittsburgh, in Pennsylvania, l’arrugginita America industriale che deciderà al 90% la vittoria per la Casa Bianca 2024, Harris ha in Philippe Reines la controfigura di Trump e la scelta lascia perplesso un veterano del partito,«Philippe è un peso leggero, nel 2016 fece da sparring partner a Hillary Clinton e fu un fallimento, c’era lui dietro la gaffe del giocattolo regalato a Lavrov, mastino di Putin, illudendosi di far pace con i russi».
Alle critiche, Karen Dunn, capo della squadra di Harris per il cruciale match, fa spallucce «La nostra strategia non è batti e ribatti con Trump, quello lo avvantaggerebbe, è definire Kamala come persona davanti agli elettori», spiega ai suoi. Lorraine Voles, capo di gabinetto di Harris alla Casa Bianca, e Sheila Nix, capo della campagna, illustrano con pazienza la tecnica alla vicepresidente, isolata a Pittsburgh, con gli strateghi politici, da David Plouffe al cognato Tony West, lasciati fuori dallo studio di preparazione.
Trump è al settimo dibattito presidenziale, Harris debutta. Trump ha un naturale talento tv per incendiare la propria base e, con atteggiamenti e battute sessiste, mettere in difficoltà le interlocutrici donne. Harris ha affilato, in anni da pubblico ministero in California, battuta sarcastica, tono volitivo, scherno aggressivo, carisma nel rappresentare il diritto.
Due stili opposti ed entrambi efficaci, per prevalere Harris ha un compito sottile, non lasciarsi soggiogare dal bullismo di Trump e non risultare ostile agli indecisi, specie i maschi bianchi, base storica del trumpismo. Dunn e Kosuglu attingeranno dunque al marketing politico dei social media, non alle schermaglie mainstream, come nell’opaca intervista con Cnn di qualche giorno fa. Non aspettatevi dunque una Harris pignola, che citi precisina i dati su inflazione e occupazione, snoccioli le cifre del Pil, e diplomazie sulle guerre in Ucraina e Gaza, no, avrete Kamala Harris donna, figlia di emigranti, magistrato, senatrice, vicepresidente, moglie, capo famiglia con i figli del marito Doug. La stragrande maggioranza degli americani che voteranno il 5 di novembre ha già fatto, da tempo, la propria scelta, pochi muteranno parere ormai. Harris e Trump devono consolidare la coalizione, scaldando magari un numero minimo di indipendenti, incerti o astenuti nel 2020, per ribaltare gli stati in bilico.
Kamala Harris e Donald Trump non si sono mai incontrati prima di oggi e lo staff della vicepresidente ha insistito con la rete Abc perché lasciasse aperti i microfoni durante gli interventi, sperando che un insulto, o una battuta greve, dell’ex presidente portasse loro vantaggio, soprattutto fra le donne dei sobborghi, preoccupate per il divieto di aborto. Team Trump non ha abboccato, i microfoni resteranno sigillati. La malizia di Kosoglu e Voiles, il tifo dei militanti, l’inamidata conduzione degli anchor tradizionali, non decideranno la notte del 10 settembre a favore di Kamala Harris: il semiologo McLuhan predicava un tempo che il mezzo fosse il messaggio, ma la massima non funziona più, ora “Tu sei il Messaggio” è karma dei social e su questo azzardo la vicepresidente gioca il suo futuro e quello dei democratici.