Giorgio Gori (Pd): “Sì alla vicepresidenza esecutiva della Commissione Ue per Fitto se si dimostra un vero europeista”
di Giovanna CasadioROMA — «Sì a una presidenza esecutiva a Fitto, a patto che si allontani dal sovranismo di Giorgia Meloni». Giorgio Gori, neo eurodeputato del Pd, è esponente dell’ala riformista dei dem.
Gori, a Fitto va data una presidenza esecutiva benché i socialisti pongano il veto?
«Solo se accompagnata da chiare posizioni europeiste da parte dello stesso Fitto e “bilanciata” da scelte che nell’insieme garantiscano i gruppi politici che a luglio hanno votato la fiducia a Ursula von der Leyen. Altrimenti non sarà Fitto, ma tutta la Commissione che rischia di non avere i voti di socialisti, liberali e verdi e dunque una maggioranza nel voto finale in Parlamento. Von der Leyen lo ha capito ed è per questo che si è presa qualche giorno per proseguire le trattative».
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ROMA — «Sì a una presidenza esecutiva a Fitto, a patto che si allontani dal sovranismo di Giorgia Meloni». Giorgio Gori, neo eurodeputato del Pd, è esponente dell’ala riformista dei dem.
Gori, a Fitto va data una presidenza esecutiva benché i socialisti pongano il veto?
«Solo se accompagnata da chiare posizioni europeiste da parte dello stesso Fitto e “bilanciata” da scelte che nell’insieme garantiscano i gruppi politici che a luglio hanno votato la fiducia a Ursula von der Leyen. Altrimenti non sarà Fitto, ma tutta la Commissione che rischia di non avere i voti di socialisti, liberali e verdi e dunque una maggioranza nel voto finale in Parlamento. Von der Leyen lo ha capito ed è per questo che si è presa qualche giorno per proseguire le trattative».
Quindi appoggiare Fitto o affossarlo: cosa deve fare il Pd?
«La delegazione del Pd ha già chiarito di non avere pregiudizi nei confronti di Fitto. Lo ascolteremo nelle commissioni in cui sarà “interrogato” e valuteremo la coerenza delle sue risposte rispetto al programma europeista di Von der Leyen che noi abbiamo votato convintamente insieme alla fiducia alla presidente e i conservatori di Fitto invece no. Tuttavia è pronto a metterlo in pratica? Questo ci interessa».
Il punto politico dei socialisti è: un esponente della destra può avere una funzione esecutiva?
«Il punto politico è più ampio e in questi giorni, oltre che dai socialisti, è stato posto con chiarezza anche dai liberali e dai verdi. Von der Leyen è stata eletta con i nostri voti, oltre che con quelli del Ppe. Con lei abbiamo votato un programma di forte impronta europeista, volto a conciliare competitività e sostenibilità, attento a preservare il modello sociale europeo. Ora non può pensare di presentarci una Commissione di segno politico marcatamente diverso. Oltre alla questione Fitto c’è quella di Nicolas Schmit, il nostro spitzenkandidat, per il quale avevamo chiesto un ruolo di rilievo, e la necessità che il pilastro sociale sia presidiato da un commissario di peso. È un insieme di elementi, su cui le trattative sono ancora in corso».
Le posizioni del Pd si discostano da quelle del Pse?
«Da italiani non possiamo che essere contenti che il nostro Paese abbia un ruolo di rilievo nella Commissione. Ma dal punto di vista politico siamo assolutamente allineati alla posizione del Pse, come ho spiegato».
Fitto dovrebbe ravvedersi?
«L’errore lo ha fatto Giorgia Meloni a luglio, quando ha fatto votare i suoi parlamentari contro Ursula von der Leyen e il suo programma, allineandosi alle posizioni della destra più estrema. Fitto, che è persona stimabile, ha la possibilità di dimostrare la sua distanza da quella scelta sbagliata e di dare prova della sua adesione ai valori europei. Vista la sua storia politica, di essere cioè più democristiano che esponente di una destra sovranista».
Nelle file dell’opposizione Calenda e Renzi sono schierati con Fitto.
«Dal punto di vista personale non c’è ragione di fare la guerra a Fitto. La questione è politica e riguarda l’intera maggioranza che ha eletto Von der Leyen. I primi a porla sono stati quelli Renew, ovvero il gruppo a cui fanno riferimento i partiti di Calenda e di Renzi».