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Francia, sotto processo il branco di “uomini ordinari” che stuprava Gisèle Pélicot

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La donna, in stato di sottomissione chimica, è stata abusata per oltre dieci anni da sconosciuti contattati dal marito. Ora sono chiamati a testimoniare: hanno tra i 26 e 73 anni, provengono da categorie sociali e professionali diverse, camionisti, pensionati, ma anche un vigile del fuoco, un giornalista, un infermiere
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PARIGI - Mazan, il nome di un piccolo comune nel Sud della Francia, è diventato ormai sinonimo di un processo inedito, con inviati della stampa internazionale che da giorni seguono le udienze. E cercano di capire l'enigma di uomo, descritto come un “marito modello”, che ha drogato sua moglie e fatto venire a casa sconosciuti per violentarla. Non una volta, ma decine di volte, in un periodo che è durato più di dieci anni.

Lui è Dominique Pélicot, 72 anni, ex dipendente della società di energia Edf. Per tutti ormai il “mostro di Mazan”, il comune dove viveva la coppia. Nel processo che si è aperto da inizio settembre al tribunale di Avignone, Pélicot non ha ancora parlato. La sua avvocata spiega che è “malato”. Ricoverato questa settimana, la sua testimonianza è stata già più volte rinviata. Ora si ipotizza che possa essere ascoltato lunedì.

PARIGI - Mazan, il nome di un piccolo comune nel Sud della Francia, è diventato ormai sinonimo di un processo inedito, con inviati della stampa internazionale che da giorni seguono le udienze. E cercano di capire l'enigma di uomo, descritto come un “marito modello”, che ha drogato sua moglie e fatto venire a casa sconosciuti per violentarla. Non una volta, ma decine di volte, in un periodo che è durato più di dieci anni.

Lui è Dominique Pélicot, 72 anni, ex dipendente della società di energia Edf. Per tutti ormai il “mostro di Mazan”, il comune dove viveva la coppia. Nel processo che si è aperto da inizio settembre al tribunale di Avignone, Pélicot non ha ancora parlato. La sua avvocata spiega che è “malato”. Ricoverato questa settimana, la sua testimonianza è stata già più volte rinviata. Ora si ipotizza che possa essere ascoltato lunedì.

Dovranno sfilare davanti ai giudici anche gli stupratori invitati a casa da Pélicot. Entrano in tribunale cercando di nascondersi e sfuggire ai media venuti dal mondo intero, dal Cile all’India. Qualche imputato usa la mascherina anti Covid, altri indossano un cappuccio. Sono cinquanta gli accusati di violenza sessuale in un processo che la vittima ha voluto trasformare in un simbolo, per prevenire altri casi e un fenomeno che solo ora sta emergendo. È quello della “sottomissione chimica” praticato contro donne da sconosciuti nei locali ma anche nelle case da amici e parenti. Diverse militanti femministe sono in aula e vedono nel caso di Gisèle un modo di denunciare più generalmente la “cultura dello stupro”. Nel processo c’è già un altro caso di “marito modello” che ha drogato sua moglie per farla violentare da Pélicot.

“Mi dico che il giorno in cui una donna si sveglierà al mattino senza ricordare cosa ha fatto la sera prima, forse penserà alla mia testimonianza” ha spiegato Gisèle diventata “come una bambola di stoffa”, violentata per anni nel sonno da perfetti sconosciuti. La donna ha chiesto che le udienze siano aperte al pubblico. È quasi sempre presente, accompagnata dalle sue figlie e dai suoi legali. Sul banco degli imputati c'è Dominique Pélicot e i suoi tanti “complici”. Agli atti ci sono cinquanta nomi, ma probabilmente il “branco” che nel tempo ha abusato della donna è ancora più numeroso. Almeno un'altra ventina di uomini, secondo gli investigatori, non sono stati identificati. Molti degli uomini sono stai rintracciati dagli investigatori attraverso gli archivi delle conversazioni con Pélicot, che metteva annunci in alcune chat e forum online. Altri sono stati filmati dal marito di Giséle, che documentava le violenze alla moglie. È anche grazie a questo archivio informatico, scoperto per caso nel 2021 dopo un banale fermo di Pélicot in un supermercato mentre fotografava sotto la gonna di una signora, che la polizia ha cominciato a risalire il filo di quello che succedeva nella casa di Mazan.

Chi bussava, invitato dal marito, aveva un'età compresa tra 26 e 73 anni, proveniente da categorie sociali e professionali diverse. Camionisti, pensionati, ma anche un vigile del fuoco, un giornalista, un infermiere. Alcuni hanno precedenti penali, anche di aggressione sessuale, altri hanno una fedina pulita. C'è chi è sposato con figli, chi è celibe, divorziato.

“La banalità del male” ha titolato il quotidiano La Provence, mettendo in prima pagina i ritratti (in parte sfumati) dei cinquanta “uomini ordinari”. In Rete alcuni dei volti degli aggressori di Gisèle Pélicot sono stati diffusi senza tutelare la loro privacy, alimentando una gogna mediatica. L'unica cosa che hanno in comune questi uomini è aver frequentato siti online per scambismo e serate “libertine”, secondo la loro definizione. Violentatori “a loro insaputa”, ripetono tutti adesso, sostenendo che la vittima era consenziente. Come possa essere consenziente un corpo di donna addormentato, inerte nel letto coniugale, è una delle risposte che dovranno dare i giudici.

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