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In Siberia due studenti bruciano un elicottero militare: “Un uomo ci aveva offerto 5 milioni di rubli via social”

I ragazzi si sono fidati perché avevano già condotto una operazione per tremila rubli. Scoperti a causa delle ustioni
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Due studenti di quattordici e quindici anni fanno un buco nella rete che protegge le piste dell’aeroporto di Noyabirsk, in Siberia. Si avvicinano nel buio a un elicottero da trasporto Mi-8, versano una bottiglia piena di benzina sotto la cabina, gettano una sigaretta accesa nella pozza di liquido. Non succede nulla. Tentano con una seconda sigaretta, questa volta la fiammata li investe di colpo.

Il rogo consuma quasi del tutto l’elicottero, resta soltanto un mozzicone di coda. Loro scappano, ma poi vanno in ospedale a causa delle ustioni ed è così che la polizia li trova. Sembra, ma non è confermato, che il padre di uno dei due sia un soldato russo mandato al fronte in Ucraina. I due dicono di essere stati contattati via social da qualcuno che aveva promesso loro cinque milioni di rubli in cambio dell’incendio, circa cinquantamila euro. Loro si fidavano perché avevano già portato a termine con successo un’altra missione: tremila rubli, circa trecento euro, per bruciare la cassetta…

Due studenti di quattordici e quindici anni fanno un buco nella rete che protegge le piste dell’aeroporto di Noyabirsk, in Siberia. Si avvicinano nel buio a un elicottero da trasporto Mi-8, versano una bottiglia piena di benzina sotto la cabina, gettano una sigaretta accesa nella pozza di liquido. Non succede nulla. Tentano con una seconda sigaretta, questa volta la fiammata li investe di colpo.

Il rogo consuma quasi del tutto l’elicottero, resta soltanto un mozzicone di coda. Loro scappano, ma poi vanno in ospedale a causa delle ustioni ed è così che la polizia li trova. Sembra, ma non è confermato, che il padre di uno dei due sia un soldato russo mandato al fronte in Ucraina. I due dicono di essere stati contattati via social da qualcuno che aveva promesso loro cinque milioni di rubli in cambio dell’incendio, circa cinquantamila euro. Loro si fidavano perché avevano già portato a termine con successo un’altra missione: tremila rubli, circa trecento euro, per bruciare la cassetta di una stazione elettrica. Poi il committente ha alzato la ricompensa e ha scelto un bersaglio più grande.

Considerato che da quando è cominciata l’invasione su larga scala dell’Ucraina la Russia è stata colpita da un’ondata di sabotaggi e incendi e che è difficile, se non impossibile, capire quando un rogo è doloso e quando invece è un semplice incidente, questo caso siberiano raccontato dal canale Baza fa pensare a una campagna su vasta scala e a un committente esterno. I russi sospettano un’operazione dell’intelligence ucraina, che del resto non fa molto per dissipare i sospetti. Il 7 settembre, pochi giorni fa, era il trentaduesimo anniversario della fondazione dell’intelligence militare ucraina (comandata dal generale Kyrylo Budanov) e molti anonimi hanno postato le foto di auguri scattate un po’ da tutte le città russe, come a dire: ci sono agenti filoucraini dappertutto. Basta reclutare qualcuno disposto ad appiccare un incendio in cambio di denaro – cosa che i russi fanno anche loro in territorio ucraino, oltre a reclutare informatori che diano coordinate precise per i bombardamenti.
La Russia, secondo le intelligence occidentali, ha avviato una campagna simile anche in Europa: vicino a Londra sono state arrestate due persone accusate di avere dato fuoco a un magazzino che custodiva materiale destinato a essere mandato in Ucraina.


A marzo, dopo una serie di incidenti durante le elezioni, come bottiglie Molotov e vernice versata nelle urne, alcuni fermati confessarono ai servizi di sicurezza russi di essere stati pagati oppure, in qualche caso, ricattati e obbligati a compiere atti di sabotaggio ai seggi. A volte erano stati convinti che non sarebbe successo nulla, perché non avrebbero commesso nulla di serio e di certo non un reato – ma era un inganno. Anche loro, come i due studenti, erano stati contattati da lontano.

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