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Dopo il duello Kamala incassa l’appoggio di Taylor Swift. L’ira di Donald: “La pagherà”

(afp)
La regina del pop ha 283 milioni di follower: “Avrà grande impatto”. La sfida dei meme con i gatti e la rabbia sessista di Musk: “Ti faccio fare io un figlio”
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“Siamo fuori dalla foresta? Siamo tornati all’aperto, liberi in radura?” cantava nel 2014 Taylor Swift nella ballata Out of the woods, dedicata alla fine dell’amore con il compagno del tempo e ora i versi struggenti, “siamo fuori dal bosco?”, suonano inno di campagna elettorale perché, pochi minuti dopo la fine del dibattito tv tra la vicepresidente democratica Kamala Harris e l’ex presidente repubblicano Donald Trump, l’artista dichiara il proprio voto, scatenando entusiasmo a sinistra, disprezzo a destra e il solito acido post, del solito acido Elon Musk.

Sulla rete Abc Harris e Trump s’erano affrontati per oltre un’ora e mezza, l’ex magistrata a investire l’ex imprenditore da pregiudicato, per venire rintuzzata come estremista marxista. Questa la dimensione politica, Destra-Sinistra, Liberal-Conservatori, ma d’improvviso, via Instagram, Swift proclama l’endorsement ad Harris, mobilitando il popolo dei 283 milioni di followers, quanto i cittadini dell’Indonesia, quarto paese al …

“Siamo fuori dalla foresta? Siamo tornati all’aperto, liberi in radura?” cantava nel 2014 Taylor Swift nella ballata Out of the woods, dedicata alla fine dell’amore con il compagno del tempo e ora i versi struggenti, “siamo fuori dal bosco?”, suonano inno di campagna elettorale perché, pochi minuti dopo la fine del dibattito tv tra la vicepresidente democratica Kamala Harris e l’ex presidente repubblicano Donald Trump, l’artista dichiara il proprio voto, scatenando entusiasmo a sinistra, disprezzo a destra e il solito acido post, del solito acido Elon Musk.

Sulla rete Abc Harris e Trump s’erano affrontati per oltre un’ora e mezza, l’ex magistrata a investire l’ex imprenditore da pregiudicato, per venire rintuzzata come estremista marxista. Questa la dimensione politica, Destra-Sinistra, Liberal-Conservatori, ma d’improvviso, via Instagram, Swift proclama l’endorsement ad Harris, mobilitando il popolo dei 283 milioni di followers, quanto i cittadini dell’Indonesia, quarto paese al mondo.

Si presenta con una foto ironica, un gattone appoggiato sulla spalla, perché il candidato vicepresidente di Trump, il senatore J.D. Vance, ha mortificato le donne “gattare”, che non fanno figli accudendo invece felini. Militando nella tribù delle non mamme, Swift annota: «Voterò Kamala Harris e il vicepresidente Tim Walz, perché lei si batte per i diritti e gli ideali in cui credo, e che hanno bisogno di un campione». Firmato “Signora Gattara Senza Figli”, con tanto di bel gatto razza Ragdoll, che i siti di pettegolezzi riconoscono nel domestico Benjamin Button.

Nel 2016 la cantante, allora ventiseienne, non se la sentì di fare campagna per Hillary Clinton, «temevo di non esser compresa, di danneggiarla», ma le poche migliaia di voti che assegnarono, a sorpresa, la vittoria a Trump la amareggiano fino a oggi, con tanti fan a mormorarle “Eh se ti fossi schierata…”. Nel 2020, dunque, venne l’ok a Joe Biden e ora, atteso e temuto, il via libera a Harris. Con un post che ha avuto in poche ore 10 milioni di like.

Contano davvero, in un Paese spaccato a metà come gli Stati Uniti, le star dello spettacolo? Quando Swift fece campagna per registrare nuovi elettori, le liste degli iscritti segnarono un boom di migliaia di adesioni, soprattutto fra i giovani Under 30, il gruppo Vote.org conteggiò 65.000 votanti matricole in 24 ore. E quando si batté per Biden scese in campo una percentuale formidabile di fan, superiore allo scarto che decise il voto 2016 e 2020. Trump non mostra di curarsene troppo, «Taylor pagherà un prezzo commerciale, io le preferisco Brittany Mahomes, moglie dell’asso del football con i Chiefs di Kansas City, grande militante trumpiana» e il suo staff ignora la scelta, mentre la campagna di Harris, deliziata, moltiplica i post online. Parecchi repubblicani smettono di seguire Swift online, subito elogiati dai media di destra. Sessista e, come sempre ormai, fuori misura l’uscita di Elon Musk, patron della piattaforma social X (ex Twitter) che posta: «Cara Taylor, ok, ti faccio fare io un figlio e poi guardo i gatti, tranquilla». Inquinando, come suole fare, la discussione.

Prevarrà il machismo di Trump e Musk o il carisma di Swift? Nel settembre 2023, via Instagram, la star ha implorato i fan a iscriversi alle liste elettorali, misura necessaria al voto negli Usa, e fu subito boom del 1.226%, il doppio dei diciottenni rispetto al 2022. Dato cruciale perché, fra i debuttanti alle urne, Harris è in vantaggio su Trump. Perfino i burocrati di Bruxelles hanno chiesto a Swift una mano per persuadere i ragazzi alle Europee, sia pure con alterni risultati. Il popolare governatore democratico della California, Gavin Newsom, non ha invece dubbi: «Swift avrà un impatto di straordinaria potenza sulle presidenziali 2024, attiva i giovani, li fa riflettere sulla propria voce in modo fantastico». Lo schieramento di Hollywood e dello show business non bastò a Hillary Clinton per evitare l’amara disfatta, né la milizia degli artisti con Biden gli garantì una vittoria larga quattro anni fa, ma la dimensione social media è nel 2024 più capillare e decisiva. Oltre un milione di like gratifica l’appello di Swift e le firme di Blake Lively, Mindy Kaling, Lupita Nyong’o, Jennifer Aniston, Selena Gomez, Jennifer Garner e Oprah Winfrey le si uniscono a raggiera.
Da qui al 5 novembre nessun settore della società e dell’opinione pubblica americana resterà estraneo alla battaglia muro contro muro, economia, industria, scuola, media, cultura, religione, ogni famiglia divisa con asprezza, fra rancore e diffidenza. “Ti libero io adesso…”, “Queste mani devono liberarti e questo amore tornare a me…”, sono strofe che nei concerti milioni di fan cantano accorati: Taylor Swift e Kamala Harris sperano si rivelino sogno di vittoria, Elon Musk e Donald Trump contano di irriderle a kitsch melodrammatico di femminucce perdenti.

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