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Armi, l’interesse di Kiev per i mezzi italiani tolti dal servizio: cosa chiede l’Ucraina a Roma

Andrii Sybiha 

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Il neoministro Sybiha a colloquio con Tajani ha parlato di autoblindo Centauro e missili Aspide. I due hanno discusso anche di potenziamento della contraerea e di collaborazioni tra aziende della difesa
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La prima conversazione tra il nuovo ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha e il suo collega Antonio Tajani è stata focalizzata sul tema del sostegno bellico italiano. Questa almeno è l’impressione che si ricava dalle due brevi dichiarazioni pubblicate su X dal ministro nominato dal presidente Zelensky la scorsa settimana. Sybiha, forse ignorando che la materia nel nostro Paese è coperta dal segreto più assoluto, ha scritto di avere discusso “la spedizione del prossimo pacchetto di aiuti militari e del potenziamento dello scudo aereo ucraino”.

Il Samp-T in arrivo

L’unica cosa nota è che il governo Meloni si è impegnato a consegnare una seconda batteria di missili terra-aria Samp-T, uno dei sistemi più potenti e sofisticati esistenti, prodotta dal consorzio europeo Mbda. Si tratta di una delle cinque batterie attualmente in dotazione all’Esercito, che deve essere sottoposta a revisione prima di partire per il fronte. Il ministro Guido Crosetto nelle scorse settimane si è lamen…

La prima conversazione tra il nuovo ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha e il suo collega Antonio Tajani è stata focalizzata sul tema del sostegno bellico italiano. Questa almeno è l’impressione che si ricava dalle due brevi dichiarazioni pubblicate su X dal ministro nominato dal presidente Zelensky la scorsa settimana. Sybiha, forse ignorando che la materia nel nostro Paese è coperta dal segreto più assoluto, ha scritto di avere discusso “la spedizione del prossimo pacchetto di aiuti militari e del potenziamento dello scudo aereo ucraino”.

Il Samp-T in arrivo

L’unica cosa nota è che il governo Meloni si è impegnato a consegnare una seconda batteria di missili terra-aria Samp-T, uno dei sistemi più potenti e sofisticati esistenti, prodotta dal consorzio europeo Mbda. Si tratta di una delle cinque batterie attualmente in dotazione all’Esercito, che deve essere sottoposta a revisione prima di partire per il fronte. Il ministro Guido Crosetto nelle scorse settimane si è lamentato per la lentezza delle aziende, che non hanno introdotto ritmi di produzione all’altezza della situazione di conflitto, ma sembra che l’operazione Samp-T sia ormai nella fase finale.

L’usato bellico

Sybiha ha aggiunto di avere “espresso interesse per gli equipaggiamenti italiani decommissionati”: un’espressione tecnica che ha subito aperto un dibattito tra gli analisti ucraini. Sono infatti mezzi e armamenti che le nostre forze armate hanno tolto dal servizio e messo nei magazzini della riserva. Il governo Draghi ne ha donati un numero significativo a Kiev nei mesi successivi all’invasione russa: cannoni ruotati FH70 da 155 millimetri; obici semoventi M109 dello stesso calibro; cingolati trasporto truppe M113; cingolati da montagna BV206. Alcuni erano fermi da oltre vent’anni e per riportarli in efficienza sono stati affidati ad aziende specializzate, con lavori pagati dalle altre nazioni che partecipano al coordinamento di Ramstein: in particolare, gli Stati Uniti hanno finanziato gli interventi sui

cannoni semoventi M109, forniti in un centinaio di esemplari. Tutti questi materiali sono stati concessi prima dell’insediamento a Palazzo Chigi di Giorgia Meloni e le consegne sono state completate entro i primi mesi del 2023.

Aspide e centauri

Cosa altro interessa a Kiev? Da tempo l’esercito ucraino corteggia le autoblindo Centauro, che i nostri reparti stanno togliendo dal servizio. Sono veicoli con otto ruote motrici e la torretta di un carro armato, dotati di cannone da 105 millimetri: un mezzo disegnato negli anni Ottanta, molto apprezzato per robustezza e potenza di fuoco. Nei magazzini ci dovrebbero poi essere ancora vecchi lanciatori per missili terra-aria americani Hawk, non più operativi dal 2011: gli Stati Uniti e la Spagna li stanno assegnando all’Ucraina in queste settimane, seppur in una versione più moderna. Grande attenzione pure per le batterie di missili contraerei Aspide con il radar Skyguard, dismesse negli ultimi anni: almeno due sarebbero già state revisionate e donate agli ucraini, una per decisione dell’attuale esecutivo.

Gli obici degli alpini

C’è un’arma molto particolare che ha colpito i militari di Kiev: si tratta del vecchio obice degli alpini, quello usato pure sul Gianicolo per sparare le salve d’onore durante l’insediamento dei presidenti della Repubblica. L’Oto Melara M56 da 105 millimetri, chiamato “someggiabile” perché poteva venire smontato e trasportato da sei muli, dagli anni Sessanta è stato esportato in tutto il mondo. Gli ucraini ne hanno ricevuti una dozzina dalla Spagna e li hanno usati nelle città assediate del Donbass con ottimi risultati. Lo scorso anno si sono rivolti a due società private italiane per comprarne alti, pagandoli a caro prezzo. Nei depositi dovrebbero essercene ancora diverse decine anche se, alla luce della profonda carenza di artiglieria, dal 2020 pure i nostri reparti li stanno tornando a schierare.

I patti tra aziende

Infine il ministro Sybiha nel sintetizzare il colloquio con Tajani ha scritto: “Abbiamo notato buone prospettive per una ulteriore collaborazione tra le nostre industrie della difesa”. Finora non risultano rapporti tra le grandi aziende italiane del settore e quelle ucraine. Sempre durante la presidenza del Consiglio Draghi ci furono visite di delegazioni di Kiev a Leonardo, Fincantieri, Mbda, Elettronica e Rheinmetall Italia senza però arrivare a definire contratti. L’unica eccezione sono stati i cannoni contraerei Skynex prodotti a Roma dalla Rheinmetall Italia ma pagati dal governo tedesco: un’arma destinata alla protezione di città e infrastrutture contro gli attacchi di droni e missili.

Lo shopping di Stato

Dall’esame della relazione del governo sull’export bellico, è emerso solo che Leonardo ha venduto due cannoni da 76 millimetri per le corvette che la marina di Kiev sta facendo costruire in Turchia, ma si tratta di un contratto di importo limitato. Nel 2023 è stata autorizzata l’esportazione a Kiev di armamenti per un importo di 417 milioni di euro: “Il dato relativo all’Ucraina – recita il rapporto presentato al Parlamento dal sottosegretario Mantovano - evidenzia come il conflitto in corso, dopo la prima fase in cui l’assistenza militare a Kiev è stata gestita quasi interamente a livello statale, tramite le forniture organizzate dal ministero della Difesa (che non necessitano di licenza UAMA e dunque non figurano nei nostri dati), nel 2023 ha coinvolto in maniera più ampia le capacità produttive dell’intero sistema Paese, con sempre maggiore apporto da parte del settore privato”. Le tabelle che accompagnano il dossier sono redatte in maniera molto poco trasparente ma sembra di capire che lo shopping bellico riguardi soprattutto le batterie Skynex e quantità consistenti di proiettili d’artiglieria, acquistate da aziende specializzate o broker attivi nel nostro Paese.

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