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Starmer da Biden prepara il via libera all’uso dei missili contro la Russia

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Il premier britannico in visita a Washington incontra il presidente Usa convinto ormai della necessità di rimuovere i limiti all’utilizzo delle armi a lungo raggio contro basi logistiche di Mosca. Putin minaccia: “Significherebbe che i Paesi Nato sono in guerra con noi”
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LONDRA — NEW YORK — Una fonte di intelligence occidentale ci racconta: «Uno dei pilastri della visita di Starmer a Washington sarà come mettere l’Ucraina nelle migliori condizioni possibili prima della fine dell’anno». Intanto, si accumulano gli indizi sulla possibile decisione da parte di Usa e Regno Unito di permettere all’Ucraina, dopo le ricorrenti richieste da parte del presidente Zelensky, l’utilizzo dei missili a lungo raggio Atacms e Storm Shadow contro obiettivi militari in Russia. Tanto che Vladimir Putin ieri ha sferrato l’ennesima minaccia: «L’uso dell’Ucraina di missili a lungo raggio occidentali contro di noi significherà che i Paesi Nato sono in guerra contro la Russia».

Tornando agli indizi. I capi degli Esteri di Usa e Regno Unito, Anthony Blinken e David Lammy, viaggiano insieme da quattro giorni oramai, e dopo Londra e la prima visita contemporanea dei rappresentanti dei due Paesi a Kiev dall’aggressione russa, sono arrivati anche loro a Washington, dove oggi …

LONDRA — NEW YORK — Una fonte di intelligence occidentale ci racconta: «Uno dei pilastri della visita di Starmer a Washington sarà come mettere l’Ucraina nelle migliori condizioni possibili prima della fine dell’anno». Intanto, si accumulano gli indizi sulla possibile decisione da parte di Usa e Regno Unito di permettere all’Ucraina, dopo le ricorrenti richieste da parte del presidente Zelensky, l’utilizzo dei missili a lungo raggio Atacms e Storm Shadow contro obiettivi militari in Russia. Tanto che Vladimir Putin ieri ha sferrato l’ennesima minaccia: «L’uso dell’Ucraina di missili a lungo raggio occidentali contro di noi significherà che i Paesi Nato sono in guerra contro la Russia».

Tornando agli indizi. I capi degli Esteri di Usa e Regno Unito, Anthony Blinken e David Lammy, viaggiano insieme da quattro giorni oramai, e dopo Londra e la prima visita contemporanea dei rappresentanti dei due Paesi a Kiev dall’aggressione russa, sono arrivati anche loro a Washington, dove oggi Starmer verrà ricevuto alla Casa Bianca da Biden. Sabato scorso il capo della Cia, William Burns, sul palco del Financial Times a Londra eccezionalmente insieme a Richard Moore dell’MI6 britannico, ha dichiarato che «stiamo considerando diverse ipotesi su come aiutare gli ucraini». Per Lammy, la causa della ultima e “pericolosa” escalation sono «le forniture di missili balistici dell’Iran a Mosca», e «la Corea del Nord è parte integrante di questo nuovo asse, oltre a Putin». A Kiev, Blinken ha sottolineato che «abbiamo sempre adattato le nostre politiche in base alla battaglia sul campo in Ucraina».

A Whitehall ne sono convinti: la decisione di usare missili occidentali in Russia, con gittata fino a 250 chilometri, è oramai presa. I britannici potrebbero metterci i missili e gli americani il gps e altri dati direzionali. Ma l’eventuale annuncio potrebbe dover attendere: lo avessero fatto Lammy e Blinken a Kiev sarebbe stato troppo provocatorio, mentre le forti pressioni inglesi potrebbero spingere la Casa Bianca a non farlo coincidere proprio con l’arrivo di Starmer ieri sera a Washington. Il primo ministro britannico oggi incontrerà per due ore il presidente Joe Biden, con Lammy e Blinken. Obiettivo: «Un necessario summit di più grandi vedute sulla politica estera». Un portavoce del leader britannico ci dice: «Parleremo anche di cessate il fuoco a Gaza, di Indo-Pacifico, ma soprattutto di Ucraina. La nostra posizione sui missili a lunga gittata non è cambiata. Ma diamo costante ascolto agli ucraini e li sosterremo sempre al meglio. Perché questo è un momento cruciale».

Martedì è stato lo stesso a Biden ad ammettere che il via libera ai missili potrebbe essere imminente, dopo che Kiev ha fornito la lista degli obiettivi strategici che prenderebbe di mira in Russia: «Ci stiamo lavorando». L’obiettivo non è solo dare luce verde a Gran Bretagna e Francia per gli Storm Shadows e Scalp con gittata da 155 miglia, ma anche potenziare le forniture americane. Finora gli Usa, dopo lunghi indugi come per i carri armati e gli F16, hanno dato all’Ucraina gli Atacms. Questi missili hanno la capacità di colpire fino a 190 miglia, ma Washington ha imposto un limite di 60 miglia, per evitare azioni in Russia capaci di provocare un’escalation. L’idea era che venissero usati soprattutto in Crimea, o sul territorio nazionale.

Il limite dovrebbe essere tolto, come era già accaduto in passato con altre armi, perché colpire le retrovie, i nodi logistici e le basi da dove partono gli attacchi missilistici e aerei russi, frenerebbe anche l’avanzata nel Donbass. Gli Usa poi potrebbero aggiungere i Jassm, che possono essere sparati dagli F16 per lanciare testate da 500 chili a 230 miglia di distanza, restando nello spazio aereo di Kiev.

Le resistenze del Pentagono, oltre ai timori di escalation, sono legate al fatto che nel frattempo i russi hanno spostato le basi a distanze superiori alla gittata dei missili, e alla loro carenza nello stesso arsenale americano. Su questo sfondo, ieri il nuovo ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, ha parlato col collega italiano Antonio Tajani: «Abbiamo discusso — ha detto — l’accelerazione del prossimo pacchetto di armi e il rafforzamento dello scudo aereo ucraino. Ho anche espresso il nostro interesse per le armi italiane dismesse».

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