La petroliera colpita dagli Houti scortata dalle navi Ue: l’Italia guida la missione per salvare il Mar Rosso dal disastro ambientale
di Gianluca Di FeoÈ un’immagine che potrebbe entrare nella Storia: una formazione di navi militari schierata per impedire un disastro ecologico in quella che da undici mesi è un’area di guerra. La petroliera greca Sounion, colpita dagli Houti nel Mar Rosso, sta venendo lentamente rimorchiata in un porto sotto la scorta ravvicinata del cacciatorperdiniere italiano Andrea Doria e di due fregate, una ellenica e una francese. Altri tre battelli di una compagnia specializzata greca si occupano del traino e di vigilare sulla sicurezza delle stive che contengono oltre 100 mila tonnellate di greggio: sul ponte ci sono ancora focolai d’incendio, provocati dalle cariche esplosive dei miliziani yemeniti, e la temperatura sfiora i 400 gradi. Il pericolo è enorme: la quantità di greggio che potrebbe finire in mare è quattro volte quella della Exxon Valdez, che nel 1989 ha contaminato le coste dell’Alaska e ucciso 250 mila uccelli.
L’attacco risale allo scorso 21 agosto. Prima il lancio di missili e droni, che hann…
È un’immagine che potrebbe entrare nella Storia: una formazione di navi militari schierata per impedire un disastro ecologico in quella che da undici mesi è un’area di guerra. La petroliera greca Sounion, colpita dagli Houti nel Mar Rosso, sta venendo lentamente rimorchiata in un porto sotto la scorta ravvicinata del cacciatorperdiniere italiano Andrea Doria e di due fregate, una ellenica e una francese. Altri tre battelli di una compagnia specializzata greca si occupano del traino e di vigilare sulla sicurezza delle stive che contengono oltre 100 mila tonnellate di greggio: sul ponte ci sono ancora focolai d’incendio, provocati dalle cariche esplosive dei miliziani yemeniti, e la temperatura sfiora i 400 gradi. Il pericolo è enorme: la quantità di greggio che potrebbe finire in mare è quattro volte quella della Exxon Valdez, che nel 1989 ha contaminato le coste dell’Alaska e ucciso 250 mila uccelli.
L’attacco risale allo scorso 21 agosto. Prima il lancio di missili e droni, che hanno danneggiato la Sounion e obbligato l’equipaggio ad abbandonarla. Poi altri ordigni sono stati scagliati per impedire l’avvicinamento delle unità di soccorso. Infine l’incursione di una pattuglia di Houti a bordo di motoscafi che hanno abbordato la petroliera deserta e piazzato mine nel tentativo di farla affondare. Ma la cisterna è rimasta a galla, continuando a minacciare il rilascio di una devastante onda nera nelle acque del Mar Rosso. Una prospettiva drammatica che ha spinto la diplomazia internazionale a mobilitarsi, con un ruolo chiave della Farnesina, per ottenere una tregua e sventare la fuoriuscita di idrocarburi.
Il 28 agosto l’ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite ha trasmesso la disponibilità dei jihadisti yemeniti a evitare ulteriori attacchi. A quel punto - su richiesta del ministero degli Esteri Antonio Tajani - l’Unione Europea ha varato la missione di salvataggio, coordinata dall’operazione navale Aspides, guidata proprio dalla Grecia.
La gestione dell’intervento è stata diretta dall’Andrea Doria, dove dal 13 agosto si trova il comandante tattico di Aspides, il contrammiraglio Massimo Bonu. Il cacciatorpediniere della classe Orizzonte è l'unità più armata della nostra flotta e può fronteggiare pure i missili balistici grazie alla presenza del sistema contraereo con 48 celle per gli Aster 30 e per i più piccoli Aster15: dispone di tre cannoni a tiro rapido da 76/62 e due mitragliere, oltre a siluri e ordigni antinave. Lo accompagnano la Fremm francese Chevalier Paul e la fregata ellenica Psara, tutte munite di artiglieria e missili in grado di intercettare i droni degli Houti.
Quando arriverà in porto, ci saranno una serie di misure per rendere sicura la Sounion: gli incendi verranno spenti con sostanze schiumogene, il carburante travasato su un’altra nave cisterna e saranno tappate le falle aperte dagli assalti degli Houti. Nel frattempo tutti i parametri indicativi del rischio di un’esplosione vengono monitorati, in particolare il livello di ossigeno nei serbatoi e la temperatura. Le precauzioni sono massime, anche perché gli Houti non hanno certo abbassato la guardia: domenica uno dei loro missili si è abbattuto alla periferia di Tel Aviv e sostengono di avere abbattuto un drone Reaper statunitense. La speranza è che si astengano dall’infierire contro la petroliera; la certezza è che se ci proveranno si troveranno davanti una difesa agguerrita.