✕

Von der Leyen contro Macron. Breton si dimette e la attacca: “Governi in modo dubbio”

(fotogramma)

Ascolta l'audio

Il commissario francese era stato indicato da Macron per il bis, ma la presidente lo voleva silurare. Parigi nomina il ministro degli Esteri Séjourné: “Ruolo centrale, realizzerà il rapporto Draghi”
2 minuti di lettura

Parigi — «Mi dimetto dalla mia posizione di Commissario europeo, con effetto immediato». Finisce così la lettera che Thierry Berton ha scelto di rendere pubblica sul suo profilo X, dopo la fotografia di un dipinto vuoto. «Il mio ritratto nella prossima Commissione», è l’amara didascalia. Un annuncio a sorpresa, con un attacco mai così esplicito contro la gestione di Ursula von der Leyen, accusata di «dubbia governance». In una settimana cruciale per le trattative sulla nuova Commissione, la Francia perde il suo candidato. Un segnale in cui molti vedono l’indebolimento di Emmanuel Macron, reduce da una doppia sconfitta elettorale, prima europee e poi legislative.

Per smentire qualsiasi «perdita d’influenza» della Francia in Europa, l’Eliseo si affretta a comunicare il sostituto. È l’attuale ministro degli Esteri Stéphane Séjourné, già eurodeputato tra il 2014 e il 2019 per il gruppo Renew di cui è stato anche presidente fino al giugno scorso. Un uomo di fiducia di Macron che dovrebbe …

Parigi — «Mi dimetto dalla mia posizione di Commissario europeo, con effetto immediato». Finisce così la lettera che Thierry Berton ha scelto di rendere pubblica sul suo profilo X, dopo la fotografia di un dipinto vuoto. «Il mio ritratto nella prossima Commissione», è l’amara didascalia. Un annuncio a sorpresa, con un attacco mai così esplicito contro la gestione di Ursula von der Leyen, accusata di «dubbia governance». In una settimana cruciale per le trattative sulla nuova Commissione, la Francia perde il suo candidato. Un segnale in cui molti vedono l’indebolimento di Emmanuel Macron, reduce da una doppia sconfitta elettorale, prima europee e poi legislative.

Per smentire qualsiasi «perdita d’influenza» della Francia in Europa, l’Eliseo si affretta a comunicare il sostituto. È l’attuale ministro degli Esteri Stéphane Séjourné, già eurodeputato tra il 2014 e il 2019 per il gruppo Renew di cui è stato anche presidente fino al giugno scorso. Un uomo di fiducia di Macron che dovrebbe garantire, secondo l’entourage del capo di Stato, quella «fiducia» che mancava tra Breton e von der Leyen. E così permettere alla Francia di ottenere un portafoglio più ampio di Industria e Mercato Interno. L’Eliseo spiega in una nota che Séjourné avrà deleghe «incentrate su questioni di sovranità industriale e tecnologica e di competitività europea». È prevista anche una vicepresidenza esecutiva.

Il nuovo candidato di Macron, spiega una fonte diplomatica francese, dovrebbe raccogliere le sfide illustrate nei rapporti di Enrico Letta e Mario Draghi. Con l’ex presidente della Bce, il leader francese si è visto a inizio settembre, concordando sulla «agonia» che potrebbe essere fatale per l’Ue. L’uscita di Breton però rappresenta un’accelerazione inaspettata dopo che Macron aveva messo sul tavolo il suo rinnovo già a giugno. Tutto sembrava sui binari. È Breton che indica cosa sia successo «nella fase finale dei negoziati». Il commissario dimissionario si rivolge nella lettera a von der Leyen: «Hai chiesto alla Francia di ritirare il mio nome, per motivi personali che in nessun modo hai discusso direttamente con me, e hai offerto, come compromesso politico, un portafoglio presumibilmente più influente per la Francia nel futuro Collegio». Breton svela il «trade off», lo scambio che la presidente della Commissione ha proposto — e imposto — a Macron nelle ultime ore.

I pessimi rapporti tra l’ex commissario francese e von der Leyen non sono un mistero, quei «motivi personali» accennati nella lettera. A primavera, durante il congresso del Ppe, il francese aveva criticato un eventuale bis della presidente tedesca sottolineando che non era sostenuta neanche dalla sua famiglia politica. Alla fine, von der Leyen ha invece ottenuto l’ambita riconferma al tavolo del Consiglio europeo, con il sostegno un po’ forzato del capo di Stato francese. Macron pensava di aver blindato il suo pacchetto di nomine e invece è stato improvvisamente costretto a separarsi dal suo candidato. «Negli ultimi 5 anni, mi sono impegnato senza sosta per sostenere e promuovere il bene comune europeo, al di sopra degli interessi nazionali e di partito» scrive Breton nella lettera, con una coda di veleni. Il francese cita «gli ultimi sviluppi» come «ulteriore testimonianza di una governance discutibile» della presidenza von der Leyen.

A Parigi già si parla di un possibile approdo di Breton nel nascituro governo Barnier, forse all’Economia appena lasciata da Bruno Le Maire. Ipotesi non confermata ma che dimostra come ci sia una fibrillazione nell’asse Parigi-Bruxelles. Nello scegliere un fedelissimo come Séjourné, Macron tenta di rafforzare Renew in un momento in cui il gruppo centrista che partecipa alla coalizione del governo Ue pesa meno rispetto a un Ppe sempre più egemonico e all’apertura non gradita a Ecr tramite una vicepresidenza a Raffaele Fitto. È anche così che viene spiegata all’Eliseo la scelta di un profilo più politico come Séjourné. A breve, il leader francese dovrà fare i conti con un premier come Barnier, che viene dai Républicains affiliati al Ppe. La paura dei macronisti è di essere schiacciati a Parigi e a Bruxelles da blocchi destra e sinistra che tornano forti.

Leggi i commenti