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Esplodono i cercapersone di Hezbollah, centinaia di feriti in Libano

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Le detonazioni sono avvenute in contemporanea nel primo pomeriggio. Sospetti sui servizi segreti israeliani, ferito anche l’ambasciatore iraniano a Beirut
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Dov’era il vostro telefono l’ultima volta che avete ricevuto un messaggio? Nella tasca anteriore o posteriore dei pantaloni? In una borsa che portate a tracolla? Nella vostra mano? Sul comodino accanto alla testiera del letto? Su questo concetto base ruota il sabotaggio di massa fatto scattare ieri dai servizi di Israele – manca una rivendicazione ufficiale, ma non arriverà mai – contro il gruppo libanese Hezbollah. Soltanto che il sabotaggio è stato eseguito non su un telefono, ma su migliaia di cercapersone, piccoli aggeggi elettronici che ormai non usa quasi più nessuno ma che gli uomini di Nasrallah – in guerra permanente contro Israele – avevano deciso di acquistare in grandi quantità proprio per comunicare con squilli e messaggi senza farsi intercettare.

Alle tre e mezza di pomeriggio, i cercapersone arrivati di recente sono esplosi quasi all’unisono, scoppi limitati e secchi che hanno ferito a volte lievemente, a volte in modo orrendo, quattromila persone e ne hanno uccise…

Dov’era il vostro telefono l’ultima volta che avete ricevuto un messaggio? Nella tasca anteriore o posteriore dei pantaloni? In una borsa che portate a tracolla? Nella vostra mano? Sul comodino accanto alla testiera del letto? Su questo concetto base ruota il sabotaggio di massa fatto scattare ieri dai servizi di Israele – manca una rivendicazione ufficiale, ma non arriverà mai – contro il gruppo libanese Hezbollah. Soltanto che il sabotaggio è stato eseguito non su un telefono, ma su migliaia di cercapersone, piccoli aggeggi elettronici che ormai non usa quasi più nessuno ma che gli uomini di Nasrallah – in guerra permanente contro Israele – avevano deciso di acquistare in grandi quantità proprio per comunicare con squilli e messaggi senza farsi intercettare.

Alle tre e mezza di pomeriggio, i cercapersone arrivati di recente sono esplosi quasi all’unisono, scoppi limitati e secchi che hanno ferito a volte lievemente, a volte in modo orrendo, quattromila persone e ne hanno uccise almeno 11, inclusa una bambina di otto anni e il figlio di un deputato di un partito filo-Hezbollah.

Nelle ore immediatamente successive si è sentita questa ipotesi: gli israeliani avrebbero infilato un virus nei cercapersone che in qualche modo ha surriscaldato le batterie al litio e le ha fatte saltare in aria. Improbabile. Ci sono due video dei cercapersone che esplodono, registrati in modo fortuito dalle telecamere di due supermercati, e mostrano due detonazioni istantanee senza fiamme e senza fumo.

La differenza con le migliaia di filmati di batterie al litio surriscaldate che prendono fuoco e scoppiano è netta: le batterie emettono prima una zaffata di fumo denso e poi nella maggioranza dei casi più che esplodere bruciano con vampate improvvise. Inoltre, a giudicare dalle testimonianze, migliaia di cercapersone sono esplosi in modo simile un po’ dappertutto e sarebbe un risultato difficile da ottenere con un surriscaldamento, che dipende molto anche dalle circostanze.

C’è un’altra ipotesi ed è più solida: un’operazione del tipo “attacco alla catena di rifornimenti”. I servizi israeliani avrebbero saputo che Hezbollah stava acquistando una partita di cercapersone destinata ai suoi uomini, avrebbero intercettato il carico e avrebbero inserito una microcarica esplosiva da pochi grammi in tutti i congegni. Fonti di Sky News Arabia (rete in arabo degli Emirati) dicono che sarebbe andata proprio così. Per fare questa cosa i servizi israeliani sarebbero intervenuti quando i cercapersone erano ancora tutti assieme, quindi in una pausa tra la fine della produzione e il trasporto. Le immagini dei resti esplosi mostrano un modello di cercapersone prodotto a Taiwan: per adesso siamo nel campo delle congetture, ma un carico di cercapersone ci mette venticinque giorni via nave da Taiwan a Beirut – abbastanza per fare un po’ di tutto.

Se è andata così, c’è da notare che i servizi israeliani hanno letto la situazione in anticipo e hanno sfruttato una mossa dell’avversario. Quando gli israeliani a fine luglio hanno ucciso Fuad Shukr, comandante militare di Hezbollah, dopo avere intercettato una chiamata della sua guardia del corpo al telefono, il gruppo libanese aveva rivisto le sue procedure – ma già mesi prima aveva chiesto a tutti i suoi miliziani di abbandonare i telefoni e passare ai cercapersone. In questi mesi in qualche stanza dei servizi israeliani deve essersi accesa un’idea: perché non usare questo preteso rafforzamento della sicurezza per infliggere un colpo devastante a Hezbollah?

Era successo anche con l’uccisione del leader palestinese Ismail Haniyeh: i servizi israeliani avevano intuito dopo la morte del presidente Raisi che Haniyeh sarebbe arrivato a Teheran per l’inaugurazione del nuovo presidente Pezeshkian e avevano nascosto una bomba nella sua camera nella capitale iraniana con settimane di anticipo. Tutta questa capacità di prevedere le mosse altrui, tuttavia, è mancata prima del 7 ottobre. L’esplosione dei cercapersone distribuiti a Hezbollah ha disegnato di colpo una mappa del gruppo e delle sue connessioni. Molte esplosioni sono avvenute a Beirut, nella Beqaa – la valle confinante con la Siria – e sulla costa a Sud. In Siria i cercapersone manomessi hanno ucciso nove persone nel quartiere di Sayyida Zeinab di Damasco, che da anni è l’area dove si concentrano le milizie sciite che arrivano dall’estero – quindi è probabile che fossero miliziani di Hezbollah schierati in territorio siriano. A Beirut l’ambasciatore iraniano, Mojtaba Amani, è rimasto lievemente ferito e questo fa pensare che il cercapersone non fosse addosso a lui ma a qualcuno che gli era molto vicino.

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