✕

Nuova Commissione Ue, più potere a von der Leyen. E per Meloni è una vittoria di Pirro

(fotogramma)
Evitata la rottura: Fitto ottiene la vicepresidenza esecutiva, ma con un portafoglio più leggero
2 minuti di lettura

STRASBURGO – Una Commissione “Ursulacentrica” con due satelliti: la Francia e la Spagna. Il resto è accessorio. Nasce così il bis di von der Leyen con sei vicepresidenti, tutti esecutivi (ossia con poteri di coordinamento rispetto agli altri commissari) tra cui Raffaele Fitto. Una “medaglia” che viene lucidata dal governo Meloni come se fosse aurea ma che invece è composta da una lega molto spuria.

(fotogramma)

Il treno di testa dell’Unione europea viene infatti affidato alla locomotiva tedesca della presidente e ai due vagoni di Parigi e Madrid. L’Italia, esce di fatto dal cosiddetto “triangolo” che guidava l’Europa, e ottiene il distintivo della vicepresidenza esecutiva ma con un portafoglio molto debole, imparagonabile a quelli degli alleati franco-spagnoli. E soprattutto riconsegna gli Affari economici ad uno dei commissari uscenti più “falchi” (il lettone Dombrovskis).

Che cosa ottiene l’Italia

Il…

STRASBURGO – Una Commissione “Ursulacentrica” con due satelliti: la Francia e la Spagna. Il resto è accessorio. Nasce così il bis di von der Leyen con sei vicepresidenti, tutti esecutivi (ossia con poteri di coordinamento rispetto agli altri commissari) tra cui Raffaele Fitto. Una “medaglia” che viene lucidata dal governo Meloni come se fosse aurea ma che invece è composta da una lega molto spuria.

(fotogramma)

Il treno di testa dell’Unione europea viene infatti affidato alla locomotiva tedesca della presidente e ai due vagoni di Parigi e Madrid. L’Italia, esce di fatto dal cosiddetto “triangolo” che guidava l’Europa, e ottiene il distintivo della vicepresidenza esecutiva ma con un portafoglio molto debole, imparagonabile a quelli degli alleati franco-spagnoli. E soprattutto riconsegna gli Affari economici ad uno dei commissari uscenti più “falchi” (il lettone Dombrovskis).

Che cosa ottiene l’Italia

Il governo Meloni ottiene dunque una vittoria politica per conto dell’Ecr ma una sconfitta in relazione al Paese o a quello che si potrebbe definire “interesse nazionale”. La lettera di missione inviata al ministro italiano per gli Affari europei contempla la competenza per la politica di coesione, l’attuazione del Pnrr – condivisa con lo stesso Dombrovskis – e le riforme. Portafogli secondari rispetto alla Francia che ottiene le politiche industriali e ancora di più rispetto alla Spagna che somma la Transizione ecologica (e quindi il Green deal che la presidente della Commissione ha definito la «nostra spina dorsale») e la potentissima Concorrenza.

L’unico punto conquistato da Meloni è dunque il riconoscimento politico dei Conservatori. La stessa von der Leyen nella conferenza stampa di presentazione della squadra ricorda che intorno all’Ecr non c’è il «cordone sanitario» riservato all’estrema destra e lo fa rammentando che il Parlamento europeo ha due vicepresidenti Conservatori su 14. Quindi uno su sei nella Commissione riflette, a suo giudizio, lo stesso schema. Uno schiaffo a Pse, Renew e Verdi. Che ora – se accetteranno questa impostazione – saranno molto meno determinanti se non addirittura irrilevanti. La politica dei “due forni” sarà la logica conseguenza: Ursula potrà rivolgersi all’occorrenza a destra o a sinistra. E scompare di fatto la maggioranza politica.

Un “presidenzialismo europeo”

Tutta la struttura del nuovo esecutivo europeo, però, è in realtà costruita per fare riferimento solo alla presidenza. Una sorta di originale “presidenzialismo europeo”. La leader tedesca ha da questo punto di vista conseguito un successo senza precedenti schiantando quasi ogni forma di opposizione, persino quella dei governi nazionali. Compresa la Francia. Non a caso ha scelto sei vicepresidenti di nuova nomina nell’esecutivo europeo. Quindi senza esperienza interna. E almeno tre di loro provengono da Paesi “minori” (Estonia, Romania e Finlandia). Per di più, proprio nell’illustrazione degli incarichi, ha sottolineato che i Commissari “economici”, Dombrovskis e il polacco Serafin, «dovranno riferire direttamente a me». La politica economica dell’Europa, dunque, ricadrà ancora di più sotto l’ombrello della presidenza.

«L’importante – ha ripetuto – è il coordinamento e la collegialità», e «i commissari sono tutti uguali». Un modo gentile per non concedere rilievo ai singoli nominati e anche per depotenziare il ruolo dei vicepresidenti, che sembrano diventare onorifici e con una dose ampia di indeterminatezza su chi dovranno davvero coordinare.

Le sue linee guida sono «sicurezza, prosperità e democrazia» eppure il nuovo portafoglio della Difesa, che sarebbe dovuto essere centrale, è stato assegnato al lituano Kubilius. Importante per la linea visceralmente antirussa dei Paesi baltici ma con un peso specifico limitato. Peraltro l’intero pacchetto Esteri viene delegato proprio all’area baltica.

(fotogramma)

E poi basta leggere le lettere di missione inviate ai commissari per capire che la linea seguita è quella del divide et impera. Molte deleghe sono spacchettate tra più Commissari – basti pensare al Clima – e sovrapposte. Il tutto per sottoporre, appunto, il controllo alla presidenza.


La Commissione Ursula bis, quindi, parte così. A ottobre si terranno le audizioni in Parlamento per valutare i singoli candidati. Ma a questo punto, viste anche le reazioni molto accondiscendenti dei vari gruppi politici, è difficile prevedere qualche novità o colpo di scena. La legislatura teoricamente più impegnativa dell’Ue rischia così di essere gestita nella normalità burocratica e nella debolezza politica. Di partiti e governi nazionali. I gruppi proveranno a marcare qualche differenza: «Valuteremo Fitto ma saremo responsabili», ha detto la capogruppo Iratxe García Pérez, forse soddisfatta da quanto ottenuto dalla Spagna. Anche i liberali di Renew, esauditi con l’industria per il francese Stéphane Séjourné, si limitano a dire: «Vigileremo».

Leggi i commenti