Dominique Pelicot, il racconto choc del marito della donna abusata da decine di uomini: “Sono uno stupratore, come gli altri imputati: tutti sapevano”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - «Chiedo perdono anche se so che quello che ho fatto è imperdonabile». Dopo giorni di assenza al processo per malattia, Dominique Pelicot arriva al tribunale di Avignone. L’uomo che per dieci anni ha drogato e fatto violentare sua moglie da decine di uomini risponde finalmente alle domande in un aula gremita di attiviste femministe. E' lui il «mostro di Mazan» come viene ormai chiamato da media d'Oltralpe in riferimento al comune del sud della Francia dove vivevano i coniugi Pelicot.
Da quando è cominciato il processo, sono state dettagliate le violenze sessuali che l'uomo ha fatto subire a sua moglie, addormentata con potenti sedativi e poi fatta stuprare da sconosciuti invitati a casa. Poi c'è stata la testimoni…
PARIGI - «Chiedo perdono anche se so che quello che ho fatto è imperdonabile». Dopo giorni di assenza al processo per malattia, Dominique Pelicot arriva al tribunale di Avignone. L’uomo che per dieci anni ha drogato e fatto violentare sua moglie da decine di uomini risponde finalmente alle domande in un aula gremita di attiviste femministe. E' lui il «mostro di Mazan» come viene ormai chiamato da media d'Oltralpe in riferimento al comune del sud della Francia dove vivevano i coniugi Pelicot.
Da quando è cominciato il processo, sono state dettagliate le violenze sessuali che l'uomo ha fatto subire a sua moglie, addormentata con potenti sedativi e poi fatta stuprare da sconosciuti invitati a casa. Poi c'è stata la testimonianza di Gisèle, la vittima, che ha voluto rendere aperto il processo per allertare l’opinione pubblica. Hanno sfilato uomini «normali» che si sono difesi per la maggior parte sostenendo di aver creduto di partecipare a un gioco sessuale con una vittima «consenziente». E ora è il giorno di Pelicot, che Gisèle considerava fino a pochi anni fa come un «marito modello». Cinquant'anni di vita insieme, con tre figli, nipotini, pranzi di famiglia come se niente fosse. Fino alla terribile scoperta nel 2021 di essere stata trattata come una “bambola di pezza”, in stupri organizzati nella notte su un corpo inerte e documentati attraverso un voluminoso archivio di video e foto.
La deposizione choc
«Confesso tutti i fatti di cui sono accusato, senza eccezioni» è l'esordio di Pelicot. «Sono uno stupratore» dice e poi si rivolge agli altri cinquanta coimputati con lui nel processo. «Lo sono, quanto loro» prosegue mentre dal gruppo si leva un brusio di disapprovazione. «Tutti loro conoscevano lo stato di mia moglie prima di venire, sapevano tutto, non possono negare». L'uomo, 71 anni, ex dipendente del gruppo energetico Edf, piange. E tenta di giustificarsi, ricordando un'infanzia fatta di abusi sessuali e di un padre violento. «Non si nasce perversi, si diventa» azzarda nella sua difesa in cui chiede più volte perdono, prima di tutto alla moglie. «Gisèle non se lo meritava». Afferma di averla "amata moltissimo". E allora perché, domandano i giudici? "Avevo una dipendenza – risponde - avevo dei bisogni che ho soddisfatto da egoista. E me ne vergogno".
“Anche se è paradossale – continua Pelicot - non ho mai considerato mia moglie come un oggetto. Purtroppo – ammette - i video mostrano il contrario”. I magistrati insistono: perché quell'archivio sulle violenze sessuali? “Prima di tutto c'era un elemento di piacere, ma era anche una garanzia. Oggi, grazie a questi video, possiamo trovare chi ha partecipato". In realtà almeno una trentina di uomini che hanno violentato Gisèle non sono stati identificati. In aula c'è anche la figlia del pensionato, convinta di essere stata anche lei drogata dal padre, come successo alla madre. Pelicot nega nonostante una foto ritrovata nel computer della figlia nuda: "Non ho mai toccato, drogato né scattato foto di mia figlia. Per me è come i miei nipotini, sono dei gioielli, non si toccano".
I giudici chiedono a Gisèle Pelicot una prima reazione a quello che ha appena ascoltato. "È molto difficile per me sentire ancora oggi che era consapevole di aver compiuto questi atti di stupro e barbarie contro di me" commenta la donna, applaudita al suo arrivo in tribunale da un gruppo di militanti femministe che vedono in questo processo un simbolo della «cultura dello stupro» ancora troppo radicata nelle nostre società. Per Gisèle, e il suo coraggio, sono state organizzate manifestazioni di sostegno qualche giorno fa. Nei prossimi giorni Pelicot dovrebbe ancora deporre davanti ai giudici in un processo previsto fino a metà dicembre.