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Commissione Ue, dai conti pubblici al fisco e ai migranti ora il destino dell’Italia sarà nelle mani dei “falchi”

A vigilare sul patto di stabilità sarà il lettone Dombrovskis, sulle tasse l’olandese Hoekstra. E non faranno sconti. Difficile il sostegno di Brunner sulla redistribuzione di chi sbarca
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STRASBURGO – «Sarai tu a garantire l’implementazione efficace e coerente del nuovo Patto di Stabilità». Basta leggere questo passaggio della lettera con cui Ursula von der Leyen incarica il lettone Valdis Dombrovskis per capire quanto sarà difficile per l’Italia la strada del risanamento economico. E quanto sia stato controproducente lo scorso anno per il governo Meloni estraniarsi dalla trattativa sulle riforme della governance economica.

Nei festeggiamenti inconsapevoli della maggioranza meloniana per la vicepresidenza esecutiva a favore di Raffaele Fitto, sembra infatti scomparire questo dato di fatto: dopo almeno cinque anni di “colombe” nella valutazione dei nostri conti pubblici, adesso tornano i “falchi”. E per Roma non è certo un bel ritorno. Non lo è soprattutto per il futuro Commissario italiano che dovrà fronteggiare un contesto piuttosto complicato.

STRASBURGO – «Sarai tu a garantire l’implementazione efficace e coerente del nuovo Patto di Stabilità». Basta leggere questo passaggio della lettera con cui Ursula von der Leyen incarica il lettone Valdis Dombrovskis per capire quanto sarà difficile per l’Italia la strada del risanamento economico. E quanto sia stato controproducente lo scorso anno per il governo Meloni estraniarsi dalla trattativa sulle riforme della governance economica.

Nei festeggiamenti inconsapevoli della maggioranza meloniana per la vicepresidenza esecutiva a favore di Raffaele Fitto, sembra infatti scomparire questo dato di fatto: dopo almeno cinque anni di “colombe” nella valutazione dei nostri conti pubblici, adesso tornano i “falchi”. E per Roma non è certo un bel ritorno. Non lo è soprattutto per il futuro Commissario italiano che dovrà fronteggiare un contesto piuttosto complicato.

Per i prossimi sette anni, infatti, il nostro deficit e le misure per ritornare al di sotto del 3 per cento dovranno essere giudicate ogni anno da Bruxelles. A situazione invariata la compagine di centrodestra dovrà predisporre risparmi annui per oltre tredici miliardi di euro. Questo solo per di ridurre il disavanzo. Poi si dovrà mettere mano al debito pubblico. E l’“esaminatore” sarà proprio Dombrovskis, noto per la sua rigidità, per l’incapacità di comprendere le esigenze del fronte meridionale dell’Unione e per la totale assenza di empatia.

Le tasse di Hoekstra

A questo va aggiunto un altro elemento: Wopke Hoekstra, il commissario olandese. Apparentemente il suo portafoglio, il Clima, non dovrebbe avere alcun impatto sul nostro Paese. Ma se si legge con attenzione la lettera di missione scritta da von der Leyen allora si capisce bene che i “falchi” torneranno a volare minacciosamente sulla Capitale. Perché? Perché a Hoekstra è stata affidata anche la competenza sulle tasse. L’esponente olandese non è uno qualsiasi. Durante la pandemia era il ministro delle Finanze di Amsterdam che con più tenacia si opponeva al Recovery Fund. Mettere il fisco nelle sue mani è quasi una provocazione. La probabile alleanza tra lui e il “collega” lettone vuole quindi dire che il percorso di “pulizia” del bilancio italiano rischia di essere lastricato di mine e trappole. Senza contare che la richiesta di Mario Draghi di fare ulteriore ricorso al debito pubblico comune, per affrontare le sfide della competitività e non solo, con questi due commissari non trova certo le porte aperte.

I rimpatri dei migranti

Anche la nomina dell’austriaco Brunner agli Affari interni, nonostante la vicinanza politica del governo di Vienna a Palazzo Chigi, è una bomba piazzata sotto le speranze del centrodestra nostrano. Non riguarda l’economia ma un tema caro alla destra nostrana. La sua linea intransigente sui migranti, significa certamente che verranno assecondate le asprezze di Fdi e Lega su questo argomento, ma anche che se e quando si determinerà una crisi non ci sarà alcuna disponibilità a redistribuire gli arrivi. Ossia a solidarizzare il peso degli sbarchi.

Le deleghe di Fitto

Insomma, la rosa impugnata da Giorgia Meloni è piena di spine. E Fitto, prima di provare a difendere l’interesse nazionale (anche se i Trattati Ue escludono che i Commissari agiscano per conto del Paese di provenienza) dovrà prima convincere i suoi alleati sulla sua “fedeltà europeista”. Solo dopo potrà fronteggiare i suoi avversari. Molti eurodeputati – in particolare socialisti, liberali e verdi – gli chiederanno una sorta di abiura dell’antieuropeismo sostenuto da anni dal suo partito italiano – Fdi – e da quello europeo, Ecr. All’interno del gruppo di S&D è in corso una riflessione circa le troppe concessione offerte a Ursula e ai nuovi commissari. Si tratta però di un confronto che difficilmente metterà in dubbio i giudizi non contrari già espressi. Le audizioni si terranno probabilmente nella seconda metà di ottobre e il ministro italiano dovrà comunque dimostrare di «non rappresentare i Conservatori» nella sua nuova funzione. Non è un caso che il sostegno più forte lo abbia ricevuto fino ad ora dal Ppe piuttosto che dall’intero gruppo Conservatore.

Non solo. Le deleghe affidate a Fitto, nella parte economica e non solo, sono minime. I fondi di coesione sono già assegnati fino al 2028, il Pnrr finisce nel 2026 e comunque è un impegno condiviso con lo stesso Dombrovskis e la sua “supervisione” vicepresidenziale riguarda: trasporti, agricoltura e pesca. Insomma per l’Italia, al di là della propaganda di queste ore, il prossimo quinquennio è pieno di incognite. E tutte riguardano proprio i punti più deboli del nostro Paese.

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