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L’attacco di Israele ai walkie talkie semina il panico tra la popolazione e dentro Hezbollah scatta la caccia alle spie

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Nel momento in cui Israele minaccia una nuova offensiva, il movimento si scopre fragile non tanto negli arsenali militari ma nelle reti, umane e di comunicazione
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Le bare di un bambino e di tre membri di Hezbollah sono appena entrate nella sala dei martiri quando un’esplosione apre un varco nella folla: due donne gridano trascinando via i loro figli, gli uomini della sicurezza si allontanano rapidamente, c’è chi butta a terra il cellulare in una reazione irrazionale al panico. I funerali di tre delle vittime del sabotaggio dei cercapersone, ieri a Beirut, si sono trasformati in un altro momento di terrore quando una nuova sequenza di esplosioni ha fatto saltare i walkie talkie usati dai membri dell’organizzazione libanese.

La doppia catena di attacchi ha seminato confusione e smarrimento nel movimento di Nasrallah, con centinaia di combattenti feriti agli organi genitali, mutilati, accecati: almeno 100 hanno perso un occhio o entrambi, secondo altre stime sarebbero 500, perché dopo i beep hanno avvicinato i cercapersone al viso per leggere il numero della chiamata. Adesso Israele ha un archivio di foto, video, dati dei ricoveri a cui attin…

Le bare di un bambino e di tre membri di Hezbollah sono appena entrate nella sala dei martiri quando un’esplosione apre un varco nella folla: due donne gridano trascinando via i loro figli, gli uomini della sicurezza si allontanano rapidamente, c’è chi butta a terra il cellulare in una reazione irrazionale al panico. I funerali di tre delle vittime del sabotaggio dei cercapersone, ieri a Beirut, si sono trasformati in un altro momento di terrore quando una nuova sequenza di esplosioni ha fatto saltare i walkie talkie usati dai membri dell’organizzazione libanese.

La doppia catena di attacchi ha seminato confusione e smarrimento nel movimento di Nasrallah, con centinaia di combattenti feriti agli organi genitali, mutilati, accecati: almeno 100 hanno perso un occhio o entrambi, secondo altre stime sarebbero 500, perché dopo i beep hanno avvicinato i cercapersone al viso per leggere il numero della chiamata. Adesso Israele ha un archivio di foto, video, dati dei ricoveri a cui attingere per schedare altri miliziani, e tutto mentre la struttura di comunicazione di Hezbollah è compromessa. L’operazione «ha trafitto le viscere dell’organizzazione», riassume all’Ap Mohanad Hage Ali, vicedirettore del Carnegie Middle East Center di Beirut.

Martedì, i vertici del Partito di Dio hanno usato la rete telefonica fissa per sapere cosa stava accadendo, una rete costruita dal 2000 in poi che incrocia ma è parallela a quella statale libanese e si estende dal Sud all’Est. Ma Israele è riuscito a infiltrare anche quella, o almeno così temono i militanti dell’organizzazione, in un clima che ora è di paura e sospetti incrociati. Il livello di infiltrazione del Mossad anche ai piani alti del movimento sta già scatenando una caccia all’uomo senza precedenti, in cerca di spie.

Nel momento in cui Israele minaccia una nuova offensiva, Hezbollah si scopre fragile non tanto negli arsenali militari ma nelle reti, umane e di comunicazione. Ma la guerra elettronica del Mossad ha scatenato terrore e ansia in tutto il Paese perché, come dice un sostenitore del partito di Dio, «in Libano Hezbollah è come la rete elettrica, un po’ ovunque». Molti feriti non erano combattenti, ma lavoravano in quella ampia rete sociale e di attività civili che il gruppo gestisce nelle comunità sciite che governa: tra le vittime ci sono operatori sanitari e almeno 3 bambini, nell’elenco dei feriti figurano medici, infermieri, insegnanti, funzionari. Da Beirut alla valle della Bekaa, da Tiro a Marjayoun, nel Sud, sono saltati pezzi di case, uffici, auto. Per dire dell’effetto domino che ha avuto l’operazione nella vita quotidiana dei libanesi: a Beirut, ieri pomeriggio, le forze di sicurezza hanno fatto esplodere un dispositivo a quanto pare abbandonato davanti al campus medico dell’università americana.

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