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La mossa di Putin: prova a far riammettere la Russia alle Olimpiadi degli scacchi con l’aiuto dei Brics

Nel fine settimana, a margine dei Giochi di Budapest, la federazione internazionale discuterà del possibile reintegro di Mosca, bandita a causa dell’invasione dell’Ucraina. Ma anche Kiev sta giocando la sua partita geopolitica
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LONDRA – La sua partita contro Kiev non è ancora finita e non è chiaro quale sarà il risultato. Ma in un altro ambito in cui si sente una superpotenza la Russia nemmeno scenderà in campo: le Olimpiadi degli scacchi, che si giocano questo fine settimana a Budapest. Come rappresaglia per l’invasione dell’Ucraina, infatti, due anni fa la Federazione Internazionale Scacchi (Fide) ha messo al bando Mosca dal più importante torneo mondiale a squadre. Una nazione che ha annoverato tra le sue file innumerevoli campioni del mondo, e per la quale il gioco sulle sessantaquattro caselle della scacchiera è una passione nazionale, non l’ha presa niente bene. E ora Vladimir Putin, che ha interpretato il bando come un’offesa personale, sta orchestrando una mossa per ribaltare l’umiliante esclusione, perlomeno dalla prossima edizione dei Giochi.

Gli alleati di Putin

A margine delle Olimpiadi degli scacchi, a Budapest si svolge l’assemblea generale della federazione che le organizza e che regolame…

LONDRA – La sua partita contro Kiev non è ancora finita e non è chiaro quale sarà il risultato. Ma in un altro ambito in cui si sente una superpotenza la Russia nemmeno scenderà in campo: le Olimpiadi degli scacchi, che si giocano questo fine settimana a Budapest. Come rappresaglia per l’invasione dell’Ucraina, infatti, due anni fa la Federazione Internazionale Scacchi (Fide) ha messo al bando Mosca dal più importante torneo mondiale a squadre. Una nazione che ha annoverato tra le sue file innumerevoli campioni del mondo, e per la quale il gioco sulle sessantaquattro caselle della scacchiera è una passione nazionale, non l’ha presa niente bene. E ora Vladimir Putin, che ha interpretato il bando come un’offesa personale, sta orchestrando una mossa per ribaltare l’umiliante esclusione, perlomeno dalla prossima edizione dei Giochi.

Gli alleati di Putin

A margine delle Olimpiadi degli scacchi, a Budapest si svolge l’assemblea generale della federazione che le organizza e che regolamenta il gioco a livello internazionale. Con il sostegno della federscacchi del Kirghizistan, una delle quindici ex repubbliche dell’Unione Sovietica, oggi Paese indipendente ma con ampi settori ancora legati al Cremlino, il presidente russo è riuscito a fare mettere all’ordine del giorno dell’assembra una votazione per rovesciare l’espulsione di Mosca dai Giochi olimpici.


Come in una partita a scacchi, tuttavia, l’Ucraina ha replicato con una contromossa, inviando precipitosamente in Ungheria il presidente della propria federazione scacchi, Oleksandr Kamyshin, un alleato del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, per fare pressioni sui membri della Fide in modo da mantenere in vigore il bando. I Paesi occidentali appoggeranno il delegato ucraino, per continuare a tenere la Russia fuori dalle Olimpiadi degli scacchi, così come del resto è stata tenuta fuori dalle Olimpiadi di Parigi e da altre competizioni sportive internazionali. Ma la Russia conta sull’appoggio della Cina e dei Paesi emergenti, sperando di portare dalla propria parte quelli che sono rimasti neutrali o le hanno segnalato qualche sostegno anche sulla guerra in Ucraina, dall’India al Brasile. Per cui il risultato del voto è incerto.

Il “no” del campione norvegese

A complicarlo ulteriormente, come nota il Financial Times, è il cambiamento degli equilibri al vertice degli scacchi, il cui potere, come in altri settori, si sta spostando verso Oriente. I prossimi campionati mondiali di scacchi, che si giocheranno a fine anno a Singapore, vedranno competere due gran maestri di India e Cina. E nonostante il bando approvato dalla Fide come ritorsione per l’invasione dell’Ucraina, Mosca mantiene una notevole influenza sulla Federazione Internazionale Scacchi, a lungo presieduta da Kirsan Ilyumzhinov, un eccentrico oligarca russo noto per avere affermato di essere stato rapito dai marziani, ora controllata da Arkady Dvorkovich, un ex vicepremier russo e fidato seguace di Putin. Tuttavia il norvegese Magnus Carlsen, campione del mondo in carica, si è pubblicamente schierato venerdì per mantenere il bando contro la Russia: un intervento insolito, da parte di un giocatore così importante.

Come ai tempi della Guerra Fredda

Ancora una volta, dunque, gli scacchi simboleggiano la sfida tra democrazie e autocrazie, come avvenne cinquant’anni fa, durante la Guerra Fredda, quando l’epica finale del campionato del mondo tra l’americano Bobby Fischer e il sovietico Boris Spassky sembrava riproporre sulla scacchiera le tensioni fra le due superpotenze nucleari. La Russia ha dominato a lungo gli scacchi, ma il suo ultimo grande campione, Garry Kasparov, un sovietico di origine azera, più longevo numero uno del mondo per un totale di quindici anni (1985-2000), è diventato un dissidente fieramente antiputiniano, ha per qualche tempo coltivato ambizioni di candidarsi in politica in patria e ora vive in esilio fra la Croazia e New York. Rilanciato dalle partite online, oltre che dal successo globale della serie televisiva La regina degli scacchi su Netflix, nei prossimi giorni questo antico gioco metterà in scena un’altra grande battaglia, scacchistica e politica. Sulla scacchiera, e fuori.

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