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Dopo le elezioni in Brandeburgo Scholz per ora resta in sella. Ma la sua impopolarità pesa su tutta la coalizione

(reuters)
L’inattesa rimonta porta la firma del governatore Woidke, che non lo ha voluto ai suoi comizi
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BERLINO — Pare che Olaf Scholz abbia risposto «sto bene, grazie», a chi ha provato a sondarlo ieri a New York, dopo i primi risultati incredibili che rimbalzavano dal Brandeburgo. Il cancelliere è negli Stati Uniti per l’Assemblea generale dell’Onu e stamattina si collegherà con la riunione della Spd via zoom. Ma il sorpasso clamoroso ai danni dell’Afd è riuscito al governatore uscente Dietmar Woidke grazie a una campagna elettorale col coltello tra i denti, in cui il sessantaduenne che governa da undici anni in Brandeburgo si è sforzato di tenere lontana l’ombra lunga dell’impopolarità del cancelliere e del suo governo.

(afp)

Incredibile ma vero: Woidke, che ha intimato a Scholz di non salire con lui sui palchi dei comizi elettorali, potrebbe aver salvato, per ora, la poltrona del suo cancelliere. L’“effetto Kamala”, lo spettro della sostituzione in corsa, sembra un po’ più lontano. Ma Scholz ha perso…

BERLINO — Pare che Olaf Scholz abbia risposto «sto bene, grazie», a chi ha provato a sondarlo ieri a New York, dopo i primi risultati incredibili che rimbalzavano dal Brandeburgo. Il cancelliere è negli Stati Uniti per l’Assemblea generale dell’Onu e stamattina si collegherà con la riunione della Spd via zoom. Ma il sorpasso clamoroso ai danni dell’Afd è riuscito al governatore uscente Dietmar Woidke grazie a una campagna elettorale col coltello tra i denti, in cui il sessantaduenne che governa da undici anni in Brandeburgo si è sforzato di tenere lontana l’ombra lunga dell’impopolarità del cancelliere e del suo governo.

(afp)

Incredibile ma vero: Woidke, che ha intimato a Scholz di non salire con lui sui palchi dei comizi elettorali, potrebbe aver salvato, per ora, la poltrona del suo cancelliere. L’“effetto Kamala”, lo spettro della sostituzione in corsa, sembra un po’ più lontano. Ma Scholz ha perso comunque: è stato il deterrente, non il bonus di questa campagna elettorale al cardiopalma. Tanto che negli ultimi sondaggi sugli umori al livello federale, la Spd continua a languire intorno a un misero 16%. In Brandeburgo, Woidke ha preso quasi il doppio.

Alla riunione di stamane, i socialdemocratici continueranno ad essere insomma attanagliati dalla sensazione di essere sul Titanic, come ha scritto ieri la Frankfurter Allgemeine Zeitung, manovrati da un capitano che sembra incapace di sventare l’impatto con l’iceberg.

Con questi numeri, stando ai sondaggi attuali, metà dei parlamentari socialdemocratici che siedono nel Bundestag rischiano di andare a casa dopo le elezioni di settembre del 2025. Tanto che sul partito aleggiano le parole di un grande vecchio, Franz Muenteferung, che dalle colonne del Tagesspiegel ha tuonato che «la questione della candidatura alla cancelleria resta aperta». E la rabbia della Spd nel Brandeburgo per una corsa difficile, ma che sembrava soprattutto inquinata dall’impopolarità del litigioso governo semaforo, ha raggiunto livelli d’allarme anche verso il resto dei vertici berlinesi. La ministra delle Finanze del Brandeburgo, Katrin Lange, è arrivata a chiedere un «divieto di apparizione nei talk-show» per la co-presidente della Spd, Saskia Esken.

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Il problema più ampio, e che non riguarda solo il Brandeburgo, Woidke lo ha sintetizzato in una frase: «Oggi mi sento sollevato, ma è stato comunque un duro lavoro, perchè circa il 30 per cento è decisamente troppo per un partito apertamente estremista di destra». L’Afd, etichettata dai servizi segreti anche in Brandeburgo, come in Turingia, come una forza politica pericolosa per la democrazia, «di estrema destra», incassa comunque un risultato inquietante. E il 30% in Brandeburgo arriva dopo il trionfo di due settimane fa in Turingia e in Sassonia: anche lì quasi un elettore su tre li ha votati. E bisogna andare indietro soltanto di un paio di mesi, alle elezioni europee di giugno, per capire che l’estrema destra è in un’ascesa ormai irresistibile – è il secondo partito, al livello federale – e non riesce ad essere arginata né dalla Spd a guida Scholz, né dalla Cdu governata da Friedrich Merz.

Alla vigilia del voto in Brandeburgo avevamo incrociato il ministro del Lavoro socialdemocratico Hubertus Heil a una manifestazione anti-Afd a Potsdam. «Certo che Scholz resta», ci aveva detto, annuendo con vigore. Davanti al palco, la piazza del Luisenplatz era piena, ma meno piena di quanto ci si sarebbe potuti aspettare dopo un ennesimo scandalo che ha travolto l’Afd, nei giorni scorsi. La Tageszeitung ha scoperto delle riunioni di esponenti di spicco dell’ultradestra brandenburghese con neonazisti che pianificavano un rovesciamento dell’ordine costituito, un putsch nero. Ancora nove mesi fa, una notizia simile aveva chiamato milioni di tedeschi in piazza, ogni giorno, per settimane. Adesso che l’Afd sia legata a frange eversive e che prenda il 30% in tre land della vecchia Germania Est, sembra essere diventata la nuova, inquietante normalità tedesca.

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