✕

Germania, Scholz resiste e rilancia: “Io mi ricandido”. E i liberali minacciano di far cadere il governo

(reuters)

Ascolta l'audio

Proverò a ripetere a livello federale ciò che è accaduto nel Brandeburgo”
2 minuti di lettura

BERLINO – Una pugnalata a Unicredit che sta tentando di conquistare Commerzbank – “atto ostile”- in nome della ‘germanicità’ delle banche, una stilettata a Volkswagen in nome del socialdemocratico impulso a proteggere i lavoratori “dalle decisioni sbagliate del passato”. A margine dell’Assemblea generale dell’Onu il cancelliere Olaf Scholz si è mostrato combattivo, ha lasciato intendere che Volkswagen e Commerz sono già temi da campagna elettorale. E il leader della Spd ha voluto festeggiare la vittoria a sorpresa del partito in Brandeburgo come fosse la sua: “Vale la pena di lottare”, ha sottolineato, chiedendo “unità nel partito”, soprattutto nel sostegno a lui. Scholz ovviamente non ha dubbi che sarà lui il candidato cancelliere dei socialdemocratici per le elezioni politiche del 2025: “Andremo insieme alle elezioni federali: voglio provare a ripetere ciò che è accaduto in Brandeburgo e ciò che è anche accaduto alle ultime elezioni”.

BERLINO – Una pugnalata a Unicredit che sta tentando di conquistare Commerzbank – “atto ostile”- in nome della ‘germanicità’ delle banche, una stilettata a Volkswagen in nome del socialdemocratico impulso a proteggere i lavoratori “dalle decisioni sbagliate del passato”. A margine dell’Assemblea generale dell’Onu il cancelliere Olaf Scholz si è mostrato combattivo, ha lasciato intendere che Volkswagen e Commerz sono già temi da campagna elettorale. E il leader della Spd ha voluto festeggiare la vittoria a sorpresa del partito in Brandeburgo come fosse la sua: “Vale la pena di lottare”, ha sottolineato, chiedendo “unità nel partito”, soprattutto nel sostegno a lui. Scholz ovviamente non ha dubbi che sarà lui il candidato cancelliere dei socialdemocratici per le elezioni politiche del 2025: “Andremo insieme alle elezioni federali: voglio provare a ripetere ciò che è accaduto in Brandeburgo e ciò che è anche accaduto alle ultime elezioni”.

Dopo Brandeburgo

In Brandeburgo, però, il governatore uscente Dietmar Woidke ha vinto solo prendendo le distanze dal litigioso governo semaforo e da Scholz. E alle ultime elezioni è vero che il leader della Spd ha recuperato un divario nei sondaggi con la Cdu che sembrava incolmabile. Ma il candidato dei cristianodemocratici Armin Laschet crollò nei consensi per una risata fuori luogo ripresa dalle telecamere durante una visita alle zone alluvionate nel sudovest della Germania. E Scholz puntò molto sull’illusione dei tedeschi che fosse la copia carbone di Angela Merkel.

Quando tornerà a Berlino, Scholz non si troverà solo a fare i conti con i dubbi che continuano a serpeggiare nel suo partito sul fatto che lui sia “fit” per tentare una seconda corsa per la cancelleria. Secondo i media tedeschi, il leader della Spd si è convinto che la conferma della candidatura da parte della rivale Cdu di un leader poco popolare come Friedrich Merz gli garantirà una campagna elettorale in discesa. Ieri i vertici della Cdu e della sorella bavarese Csu hanno confermato in effetti che sarà Merz a correre per i conservatori: “Insieme vogliamo un cambiamento di politica per la Germania e i semafori", hanno fatto sapere.

La variabile Fdp

Se nella Spd il fuoco continua a covare sotto alla cenere, nella Fdp è scoppiato un incendio che rischia di bruciare il governo. I liberali hanno incassato in Brandeburgo un risultato da prefisso telefonico: lo 0,8%. Sono sostanzialmente spariti, dopo una serie di debacle già incassate alle elezioni regionali degli ultimi due anni. E se il leader Fdp si è limitato a frasi criptiche come "è chiaro che ora dobbiamo mostrarci coraggiosi”, anche “imprimendo un ritmo nuovo, se i confini del possibile sono raggiunti e non corrispondono più alle aspettative e ai bisogni del Paese”, il suo vice Wolfgang Kubicki ha dato un ultimatum di “due-tre settimane” al governo per scongiurare una fine prematura. «Se non riusciamo a trovare un denominatore comune» con il resto della maggioranza entro quel lasso di tempo, “per la Fdp non ha più alcun senso restare in questa coalizione”. Kubicki ha aggiunto che non pensa che il governo mangerà il panettone, si direbbe in Italia: “Non arriveremo a Natale”.

(reuters)

Un autunno caldo

Dopo una riunione dei vertici, il segretario generale dei liberali Bijan Djir-Sarai ha lasciato intendere di considerare la Fdp già con un piede fuori dal governo. "Sarà un autunno delle decisioni”. Un governo “che non è più in grado di affrontare insieme le sfide del Paese, deve porsi qualche domanda”. E membri della segreteria come Christopher Vogt e Michael Kruse chiedono esplicitamente di “staccare la spina”. Anche nelle chat interne al partito la rivolta sta montando. Nei sondaggi nazionali, i liberali non raggiungono la soglia di sbarramento del 5% da molti mesi: l’anno prossimo rischiano di finire fuori dal Bundestag.

Va detto che la Fpd è scivolata in una sorta di stato d’emergenza permanente: a ogni elezione regionale si ripete lo schema dell’amletico dubbio se rimanere o lasciare. Ma stavolta l’allarme sembra più grave. E va ricordato che anche la poltrona di Lindner non è solidissima: ieri il leader dei liberali ha detto che si candiderà di nuovo alla cancelleria. Fu lui a garantire al suo partito, finito fuori dal Bundestag nel 2013 dopo essere stato al governo con Angela Merkel, il ritorno in Parlamento nel 2017. Ma nella base, c’è un malumore crescente anche verso il ministro delle Finanze.

Leggi i commenti